Il tecnico degli abruzzesi Aldo Papagni

di Daniele Bovi

Il custode di uno dei sogni di una città ferita si chiama Aldo Papagni. Al 56enne tecnico pugliese L’Aquila ha affidato dai primi di aprile, dopo l’esonero di Maurizio Ianni, la panchina dei rossoblù con un solo obiettivo: centrare i play-off. Un risultato che per una città atterrita dalla tragedia del 6 aprile 2009 avrebbe il sapore del riscatto e della ricostruzione almeno sportiva. Una squadra partita per restare in quella vetta della classifica che proprio il Perugia, prossimo avversario degli abruzzesi, rafforzò contro i rossoblù nello scontro diretto dell’andata. Domenica L’Aquila arriverà al Curi per rincorrere il sogno mentre i grifoni, con un occhio al big match Catanzaro-Vigor Lamezia, vogliono dare un’ulteriore spallata al torneo.

Non molleremo mai «In questa città – spiega Papagni a Umbria24 – sono arrivato pochi giorni prima del sei aprile. Quella sera ho visto la fiaccolata, un momento toccante con diecimila persone in silenzio. Come tutti gli italiani sono rimasto turbato, c’è un centro storico di una bellezza incredibile tutto da ricostruire». Sulla panchina dei rossoblù Papagni è stato chiamato per ricostruire, mattone su mattone, la classifica degli abruzzesi: «L’ho letto sui muri della città – dice Papagni – e l’ho detto ai miei giocatori negli spogliatoi: “Siamo scossi ma non molleremo mai”». Nel corso del poco tempo avuto a disposizione Papagni ha potuto sostenere solo una decina di allenamenti nei quali ha cercato di puntare prima di tutto sul lato psicologico: «Arriviamo da risultati non buoni – osserva – ed è evidente che l’ambiente è deluso e rattristato. Nello spogliatoio c’è scoramento e quindi ho voluto dare energie e motivazioni e far passare un concetto di squadra basato sulla compattezza e sull’aiuto reciproco».

Ricordi spettacolari Quello di domenica prossima non sarà il primo scontro di Papagni con il Perugia. «Nel 2006-2007 sono venuto con il Taranto e abbiamo vinto uno a zero. Con il Benevento poi – continua – nel 2008-2009 abbiamo perso due a uno dopo essere stati in vantaggio uno a zero». Pensando al «Renato Curi» il tecnico pugliese parla di «ricordi spettacolari. Con il Taranto – dice – abbiamo vinto con una cornice di pubblico da altra categoria. E’ solo strano trovare una squadra come il Perugia in questa categoria». Mercoledì scorso Papagni era sugli spalti di Celano per osservare da vicino quei grifoni che, in alcuni casi, conosce molto bene. Clemente, Carloto, Bueno e Margarita sono tutti giocatori che Papagni ha allenato.

I guai degli abruzzesi «Nel complesso – osserva il tecnico – il Perugia è squadra di un’altra categoria. Parliamo di un organico superiore alla media con compattezza e grandi individualità. Penso ovviamente a Clemente ma anche agli esterni come Anania, Zanchi, a centrocampo Benedetti e Carloto; credo che guardando al livello del torneo non hanno punti deboli». Il momento per gli aquilani invece è tutt’altro che buono: «Veniamo da una serie di difficoltà, abbiamo problemi nel fare gol e a costruire gioco e in vista di domenica dovrò fare a meno di tre quarti della difesa». Piccioni infatti, vera spina nel fianco dei grifoni all’andata, è squalificato mentre Garaffoni ha una mano fratturata e in forse è anche il centrale Ruggiero: «Ci inventeremo qualcosa». Lì davanti poi Giglio è infortunato mentre Carcione non sta recuperando e non sarà disponibile: «Chiederò ai ragazzi – dice – di fare gioco e di essere propositivi. Il modulo? Giocheremo con tre attaccanti e valuteremo il modo migliore per difenderci».