Perugia-Gubbio sarà una partita speciale per Cristian Bucchi, il 36enne ex attaccante dei grifoni che nel 1998-1999, ai tempi della serie A, firmò cinque gol vestendo per 27 volte la maglia biancorossa. Ora però Bucchi è il tecnico degli eugubini sarà «il primo tifoso del Gubbio» e basta, intenzionato dopo il ko della prima giornata a dare filo da torcere alla sua ex squadra. L’emozione però sarà tanta: «Sarà emozionante per me – ha detto il tecnico – rientrare in quello stadio che ha segnato il mio esordio in serie A e il primo gol (alla Lazio). Lì ci sono per me immagini indimenticabili, ma ora sono il primo tifoso del Gubbio, la società per cui lavoro e che voglio portare il più in alto possibile. Ho grandissima fiducia nella mia squadra e nei giocatori che ho a disposizione». Una rosa alla quale per una questione di minuti non si è potuto aggiungere anche Alessandro Marotta, l’attaccante campano protagonista con la maglia rossoblù della promozione in Prima divisione nella stagione 2009-2010. «Pensavamo di avercela fatta – ha detto il ds Stefano Giammarioli -, ma purtroppo siamo arrivati in ritardo di due minuti».
Sfuma il ritorno di Marotta «Nel pomeriggio di lunedì – ha spiegato ancora Giammarioli – pensavamo di poter tesserare l’attaccante della Ternana Litteri, ma purtroppo è sfumato tutto per l’ingaggio troppo elevato. Quando pensavamo di chiudere così e ci stavamo occupando di alcuni giovani in uscita, Sandreani ha avuto l’idea di puntare su Marotta. Alle nove di sera siamo riusciti a mettere in piedi la trattativa e a chiuderla intorno alle dieci e trenta, ma poi c’è stato qualche minuto di troppo. Al momento abbiamo 28 giocatori in rosa, vale a dire 2 o 3 più di quanti ne avevamo preventivato insieme allo staff tecnico, ma quello che più conta è che chiudiamo il mercato con il club rossoblù che può vantare un aspetto finanziario totalmente sotto controllo». «Mi spiace un po’ avere una rosa ampia – ha aggiunto Bucchi – perché 4-5-6 giocatori dovranno per forza lavorare un po’ diversamente dagli altri, anche se poi nel corso della stagione tutti avranno la possibilità di mettersi in mostra. Io credo fortemente che non è un giocatore a far grande una squadra, ma la squadra a far grande il singolo».
