di Mario Mariano
Al Perugia sono bastate settantadue ore per ritrovarsi; in così poco tempo ha recuperato energie, sicurezza e senso tattico. Di conseguenza in un solo colpo sono caduti due tabù: l’imbattibilità interna del Carpi e il mancato successo quando ad arbitrare il Grifo viene chiamato Di Martino.
Avellino e Venezia non si possono cancellare, ma ora quelle prestazioni si allontanano nel tempo e dunque nella memoria collettiva. Al Capassi Breda ritrova la squadra della lunga serie positiva e l’antico ardore, le scelte sembrano subito tutte azzeccate e perfino Belmonte, a lungo in panchina, è combattivo come e forse più che in passato. Non ha un grammo di ruggine nei muscoli e la scelta conferma che si può sbagliare, come è capitato sabato scorso al Curi, ma l’importante è non perseverare: Breda ha saputo correre ai ripari già nel secondo tempo contro il Venezia e ha tratto spunto dalle prestazioni di Terrani, Bonaiuto e Mustacchio, protagonisti della rimonta e del pareggio. I tre si sono ripetuti a tre giorni di distanza. Bonaiuto uomo ovunque, assist-man , imprendibile ed imprevedibile. Gli altri due hanno spadroneggiato sulle corsie e Mustacchio è stato decisivo nel rush finale quando il Carpi si è illuso di poter impattare la partita, pensando bastassero i dieci minuti all’inizio e andando all’assalto nel finale.
Quello che è emerso in maniera netta è che oltre alla corsa è stato ritrovato l’equilibrio, con la fatica ben distribuita perché ciascuno sapeva bene cosa fare. Una cooperativa, con tanto di mutua assistenza che ha funzionato a dovere. Pur ribadendo che il Carpi non perdeva da sei mesi, il blitz è stato meno complicato di quanto si ipotizzava alla vigilia. I meriti ci sono stati e per larghi tratti è sembrato proprio che si potesse addirittura dilagare. Successo fondamentale, si usa dire dopo un periodo, seppure breve, di crisi. E così è. Il derby rappresenterà l’ennesima verifica, ma il …buongiorno è migliore di quello di settantadue ore fa.
Leali: Incolpevole sul gol di Concas, è sulla traiettoria quando Jeilenic colpisce il palo. Graziato da Melchiorri, non corre grandi pericoli. Voto: 6+
Volta: Ritrova lucidità e vigore a distanza di poco tempo, svettando su tutti e mai rischiando. Voto: 6+
Del Prete: È coraggioso nelle mischie e nelle uscite, specie quando si tratta di andare in soccorso dei compagni. Voto: 6,5 (20 s.t. Dellafiore: non molla di un centimetro durante il forcing finale del Carpi. Voto: 6).
Belmonte: Concas svetta alle sue spalle nei minuti finali ma la prestazione resta superba se appena si pensa che era da mesi in naftalina. Voto: 6,5.
Mustacchio: Primo tempo da lepre, secondo da cacciatore. Torna ad essere tarantolato, sprizza energia da tutti i pori e si fa perdonare perfino un tiraccio ammissibile solo nei campi di periferia. Eccelle nel finale, dimostrando di avere più energie di tutti. Voto: 6,5.
Gustafson: Corsa elegante, accelerazioni potenti, capacità di interpretare al meglio le ripartenze. Prestazione premiata con un gol. Voto: 7.
Bianco: Le prende e le dà su un campo che gli è stato a lungo amico. Non vuole strafare e si limita a gestire la fase difensiva. Voto: 6 (16 s.t. Colombatto: alterno nelle giocate, certi suoi disimpegni a volte mettono i brividi. Voto: 6-).
Terrani: Breda ha forse trovato il miglior sostituto di Pajac. Accelerazioni continue che producono superiorità numerica e ribaltamenti del gioco. Non chiedetegli di battere al meglio a rete, perché quello è un suo limite. Voto: 7.
Bonaiuto: Impossibile marcarlo, spunta da tutte le parti, è sicuramente l’uomo partita e non solo per i due assist. Stavolta ha smentito anche il tabù di avere un rendimento inferiore se parte titolare. Voto: 7,5. (37 s.t. Kouan: tanta verve e qualche errore dovuto proprio a quella. Voto: ng).
Cerri: Può gioire anche se non è andato in gol, perché anche lui ritrova la migliore condizione fisica, che gli permette di dare un prezioso apporto nelle ripartenze. Voto: 6+.
Di Carmine: Sempre assatanato e sempre in agguato. Ritrova il gol e sfiora la doppietta. Per ora può bastare. Voto: 7.
Breda: sa intervenire al momento giusto perché la sua pacatezza piace ai giocatori. Ha conquistato la stima dei pezzi da 90 quando la situazione era pesante, figurarsi ora. Gestisce i cambi sia guadando al turnover, ma anche agli equilibri dello spogliatoio. Pagano le sue analisi sempre realistiche, che non chiamano mai in causa i singoli in caso di errore. Quelli semmai competono alla critica rilevarli. Voto: 7.

belmonte superbo è una grossa eresia