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lunedì 17 maggio - Aggiornato alle 18:07

Perugia, 10 anni fa la partita thriller con il Castel Rigone e la promozione di un Grifo che aveva un’anima

Il 10 aprile 2010 l’addio alla Serie D rimontando al Renato Curi uno 0-2. Poi i grifoni si aggiudicarono anche la Coppa Italia

La festa in campo e sugli spalti

di Mario Mariano e Daniele Bovi

Il 10 aprile di 10 anni fa la partita che decise il campionato, con il ritorno del Perugia al calcio professionistico dopo l’interregno della Lega Dilettanti. Si giocava al Curi la partita della svolta, ospite il Castel Rigone di Brunello Cucinelli. Alla fine del primo tempo gli ospiti erano nettamente in vantaggio, nel gioco e nel risultato, per 2-0. Anche il secondo tempo era cominciato male, con il Perugia sulla difensiva, frastornato dal bel calcio della squadra di Nofri. Proprio Nofri credette, a un certo punto, nella goleada.

CRONACA DI UNA PARTITA DALLE MILLE EMOZIONI

In piedi davanti alla panchina incitava i suoi a non modificare l’assetto tattico, guai a difendersi. Dovevano spingere ancora di più sull’acceleratore. E così venne sfiorato il terzo gol. Notizia che venne subito trasmessa via cellulare a Cucinelli, in contatto costante da New York. Già all’andata il Castel Rigone aveva fatto lo sgambetto al Perugia; una partita storica nello stadio-giardino, con oltre duemila perugini che rimasero sorpresi dalla tenacia che la squadra del re del cachemire metteva nella partita. Ma era una costante.

Tutte le squadre – come il Deruta, il Todi e tutte le altre – provavano a giocare la partita della vita contro i biancorossi. Anche l’Orvietana aveva chiuso il primo tempo in vantaggio. Poi il ribaltone nella ripresa. Ribaltone che avvenne anche al Curi in maniera davvero straordinaria. Sì, perché dopo aver sfiorato il ko, il Perugia di Battistini e Damaschi fece il miracolo. Un calcio di rigore dimezzò lo svantaggio e poi, a una manciata di minuti dalla fine, arrivò il pareggio e infine, nel recupero, Corallo fece l’impresa. Gol sotto la curva Sud e corsa sotto la Nord dove i tifosi avevano iniziato a fare festa.

SCEICCHI, SUB E CAVALIERI DI MALTA: IL CRAC DEL PERUGIA

Qualcuno sul fronte del Castel Rigone commentò saggiamente: «Meglio che sia finità così, che sia la squadra del capoluogo a primeggiare». A conferma che nel calcio è sempre un’impresa vincere un campionato, anche quello fu di autentica sofferenza, deciso a poche partite dalla fine proprio con lo scontro diretto con la squadra di Nofri. Il mercoledì successivo il Perugia si aggiudicò la Coppa Italia battendo la Turris sul neutro di Lanciano, anche lì con decisivo gol di Corallo. A conferma che la promozione fu complicata anche il rendimento del calciatore che avrebbe dovuto dare un valore aggiunto: Roberto Goretti. E invece il futuro direttore sportivo del Grifo, agli sgoccioli di una carriera importante, faticò terribilmente, dando un apporto modesto.

Quella squadra esaltò anche le qualità di Alvaro Arcipreti, abile nel pescare i giocatori giusti, con correttivi anche nel mercato di gennaio: il Perugia non poteva permettersi di fare due campionati di Serie D. Troppa era stata l’amarezza per il dover ripartire dai dilettanti, occorreva rilanciare portando entusiasmo nella tifoseria. E questo avvenne. Tra i protagonisti silenziosi di quella stagione anche Walter Novellino che, dietro le quinte, aveva dato consigli importanti a Battistini e Arcipreti. Damaschi fece la sua parte e forse anche di più, esaltandosi sugli scaloni della curva Nord, dando entusiasmo e, perché no, competenza.

L’estate successiva il cambio di passo. Da solo l’imprenditore di Cannara non poteva farcela e venne in suo soccorso Gianni Moneti da Viterbo, segnalato da un altro uomo di calcio, Matteo Porcari, direttore sportivo dell’Orvietana. Più tardi sarebbe arrivato Massimiliano Santopadre, ma questa è un’altra storia. Quella squadra aveva un’anima, come quella che Caserta sta guidando per il rush finale con relativo sogno di vincere lo sprint con il Padova.

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