di Giovanni Baricca
Ha dell’incredibile ciò che è successo domenica al «Barbetti». A Gubbio: città di storia, di arte, di gente per bene. Ma pure di imbecilli. Due, tre, quattro… il numero non conta di fronte al volto gonfio di Romano Mancinelli e alla gamba costretta in un tutore di Stefano Politelli.
La ricostruzione dei fatti Botte da orbi. Botte mica nel settore caldo del tifo biancorosso. E manco in quello riservato agli eugubini. Botte in tribuna. Dove davvero non ti aspetteresti. Né a Napoli, né a Milano, tantomeno nella città dei tre ceri. «Siamo stati bloccati all’ingresso della sala stampa (adiacente alla tribuna, ndr) e siamo stati presi a male parole» raccontano, in sincrono, patron e socio forte perugini. A loro due è andata bene, non sono stati colpiti. Peggio, decisamente, se la sono vista i due sumenzionati. Il primo, steward al seguito della dirigenza biancorossa, che «ha rimediato un paio di pugni al volto». Il secondo, collaboratore dell’ufficio marketing, che invece, parole del diretto interessato, è stato «colpito a mo’ di karate, più volte, con calci alla gamba». Risultato: gonfiore al volto, come detto, per Mancinelli; tutore a bloccare ginocchio e caviglia per Politelli.
Moneti getta acqua sul fuoco Gianni Moneti mostra il volto del pompiere. Prova a smorzare tutto sul nascere, assicurando che il Perugia non farà «alcun passo ufficiale riguardo alla questione». «Compito di un presidente è anche quello di non fomentare gli animi, giusto?» chiede retorico. E prova quindi a parlare di calcio. Quello giocato: «Prendiamo i tre punti e siamo contenti così. Torna un po’ di sorriso dopo la sconfitta con il Barletta? Sì, ma restiamo concentrati. L’obiettivo è sempre quello. E le partite da giocare sono ancora parecchie».
Parla il tecnico, Andrea Camplone E pure lunghissime. Vedi quella con il Gubbio, in cui «il Perugia ha dominato nel primo tempo, arrivando sempre primo sul pallone» dice a caldo Andrea Camplone. «I nostri esterni sono stati devastanti, la squadra è rimasta corta ed è riuscita a limitare le giocate su Galabinov dei rossoblù. Bene così» continua il tecnico. Tallone di Achille, la ripresa: quando il Gubbio è venuto fuori, mettendo alle corde i biancorossi, sfiorando più e più e volte il gol del pari. «La differenza l’hanno fata gli episodi, alla fine» dice Camplone. «L’accenno di rissa a fine gara (sul rettangolo di gioco, ndr)? È nato da un diverbio tra Dicara e un giocatore eugubino. Un episodio a dir poco spiacevole, soprattutto in una partita tranquilla come questa».
Le spiegazioni di Russo Adriano Russo conferma. E anzi spiega: «Un giocatore del Gubbio, uno giovane, provocando Giovanni gli ha chiesto: e tu, dove avresti giocato? A Gubbio non vedo tanti espertoni della serie A. Basterebbe documentarsi per conoscere la carriera di Dicara». Obiettivo tre punti, in ogni caso, obiettivo raggiunto: «Già, abbiamo vinto con il cuore…».
Daniel Ciofani, l’ex di turno Russo dice che Ciofani gli ricorda un po’ Cavani: «Sempre a sbattersi e a lottare. E in un derby non è mai facile fare bene per un ex come lui». Lui, Daniel Ciofani, uscito anzitempo causa botta al ginocchio («Sono davvero preoccupato», dirà più tardi il centravanti) conferma: «Ci vogliono le palle per calciare un rigore nel derby». Già. «Caccavallo, che mi conosce benissimo, parlottava con Venturi. Per questo ho deciso di cambiare lato di battuta. È andata come speravo che andasse. Dedico il gol a Giuliano Passeri di Gubbio: scrivetelo, mi raccomando. Lui sa perché». Pentito di aver esultato? Tutt’altro. «A Gubbio sono stato benissimo, ma adesso sono un giocatore del Perugia ed è a questo che devo pensare. Il calcio, in fondo, è così».

