di Mario Mariano

A volte l’anagrafe è lo specchio fedele di una persona, ma poi ci sono le eccezioni. Salvatore Bagni di anni ne ha appena compiuti 58, ma l’energia, il carisma, l’aspetto sono quelli di uno che sa mantenersi giovane. La voce arriva squillante. Una telefonata che ha la forza di un vulcano, e non è un caso che il ‘7’ più famoso della storia del Perugia, risponda da Napoli, città dove è amato e stimato e dove svolge il ruolo di consulente del club di Aurelio De Laurentis. Non stila classifiche delle città dove si è svolta la sua carriera, ma le parole d’amore che dedica a Perugia sono di uno che sa provare sentimenti di riconoscenza e di affetto: «Se ripenso ai miei quattro anni trascorsi a Perugia, rivedo uno ad uno i fotogrammi di una bellissima storia, fatta di persone e di luoghi. Ho amato Corso Vannucci, e i tanti scorci del centro storico, ho amato piazza Morlacchi e la gente del ristorante che frequentavo».

Bagni e Perugia Chiede, forse ingenuamente, il cronista: perché hai amato Perugia? «Mario, quella è la mia vita!», urla al telefono. «Passeggiare per il centro era una gioia continua, mi sentivo a mio agio, e non perché la squadra andava bene e i giornali scrivevano che ero una promessa del calcio nazionale. Mi sentivo come a casa, avevo amici e la mia esuberanza bene si amalgamava con la riservatezza dei perugini. Purtroppo il mio amico Paolo Pelliccia mi dice che in centro la situazione è molto cambiata, mi tiene informato di cosa accade la notte. Mi piacerebbe tornarci con una situazione diversa, quando sono venuto a Perugia, ero sempre di corsa, dai, organizziamo una rimpatriata». Snocciola i nomi degli ex compagni del Perugia dei miracoli, ricorda aneddoti, soprannomi, risultati di partite. «Un mese fa ho sentito Malizia, spesso mi sono visto con Ceccarini e Vannini. E poi Fortunato, sì proprio l’argentino. Con lui sono in contatto da molti anni perché è un procuratore di diversi giocatori. Qualche settimana fa a Modena ho riabbracciato Massimo Lupini, sulle prime non l’ho riconosciuto, e lui a dirmi, Salvatore ma ti sei montato la testa? A Perugia ti abbiamo cresciuto. Quando alla fine si è svelato, gli ho detto: ma sei proprio invecchiato!».

Analisi serie B Lui e Torricelli, i soli a saltare 4 categorie, dalla D alla serie A, dal Carpi ora capolista della B, ma all’epoca impegnato nei dilettanti dove era andato a scoprirlo Leandro Remondini, su mandato di Ramaccioni. «E sì, di acqua ne è passata sotto i ponti, la mia prima società sta viaggiando a mille, i miei interessi professionali sono altrove. Viaggio ancora molto, conosco bene il calcio sudamericano, senza falsa modestia anche quello europeo. E poi adesso ho un obbligo in più, quello di far crescere professionalmente mio figlio Gianluca, che da un anno è agente Fifa. Con lui sono venuto a inizio campionato a Pian di Massiano, abbiamo fatto un giro d’orizzonte con il presidente e Goretti, che è stato mio calciatore ai tempi in cui lavoravo con il Napoli. L’ambiente mi è piaciuto molto, ho trovato delle analogie con quello dei miei tempi. Magari i primi risultati hanno scatenato l’entusiasmo dei tifosi, ma in serie B è difficile trovare una squadra che abbia un rendimento costante».

Caso Goretti e budget insufficiente Quanto può aver influito il caso Goretti sul rendimento della squadra? «Non lo so, le situazioni vanno vissute da vicino. Posso solo dire che nei giorni successivi l’ho chiamato per dargli il mio incoraggiamento e la mia testimonianza di stima e di amicizia, Roberto è una brava persona». L’esperienza di uno che il calcio lo conosce sotto tutte le latitudini per inquadrare squadra e singoli. «Alcuni li ho seguiti direttamente e ho elementi per poterli giudicare. Provedel mi piace molto, ha coraggio, un fisico eccellente, una scuola e poi l’età è dalla sua parte. Cosi come Parigini, la velocità è una qualità non un limite, ha margini di miglioramento, ma è buono, come diciamo noi di un calciatore di prospettive. Ma l’elemento che si staglia su tutti è Verre, è uno che sa giocare, capace di unire tecnica e agonismo. Il mix anziani giovani è una formula che funziona, bisogna solo capire quali sono gli obbiettivi della società. Conosco il budget che il presidente si è prefissato, e con quello è difficile individuare giocatori stranieri pronti a giocare in Italia».

Mercato Uruguaiano e Baez Cosa offre il mercato Uruguaiano? «Di giovani in prospettiva ce ne sono diversi, ma se una squadra vuole un attaccante già formato deve mettere in programma una certa cifra». Indiscrezioni parlano di Jaime Baez, giocatore della Juventud, classe ’95 tra i probabili grifoni. «Baez? Lo conosco benissimo. E’ un attaccante che tecnicamente non si discute, mi risulta che il Perugia lo seguisse da tempo. E’ un giocatore di prospettiva, per inserirsi potrebbe avere bisogno di tempo». Bagni non lo dice ma fa capire che la trattativa su Baez forse ne nasconde un’altra per un attaccante dal rendimento meno aleatorio. Il giovane uruguaiano se supererà il provino potrà essere disponibile per Camplone solo a gennaio, per cui non si tratta di una soluzione ‘cotta e mangiata’.

Analisi della squadra Solo l’attacco del Perugia ha bisogno di rinforzi? «Gli anziani se tengono questo rendimento sono una garanzia, Comotto è sempre tra i migliori, sul pezzo come dico io. Mi rallegro con lui. Il problema è che si è fermato Falcinelli e Rabusic non è un attaccante che segna. E’ generoso, utile nella fase di non possesso, ma fa fatica in zona goal anche perché si spende molto per la squadra». Quale pronostico si può fare? «Occorre prima di tutto tenere l’ambiente concentrato, ripeto, la forza di Perugia è il suo stadio, i suoi tifosi. Io ho visto la squadra dal vivo a Modena e poi in tv. La rosa è valida, ma il problema dell’attacco è evidente. Camplone avrà fatto le sue considerazioni. Presto tonerò a Perugia, con mio figlio Gianluca, che ha la procura di due elementi della Primavera. Sarò felicissimo di passare una giornata intera nella città che mi ha regalato le prime indimenticabili emozioni di una lunga carriera».

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