Luigi Agnolin - foto Fabrizio Troccoli

di Ma.Ma.

Se esistesse un ente preposto alla salvaguardia dei «monumenti calcistici», una sorta di Unesco per il patrimonio culturale ed ambientale, non potrebbe prescindere dal considerare Luigi Agnolin un personaggio da salvaguardare, assegnandogli un ruolo ben preciso nella storia del calcio nazionale ed internazionale.

Agnolin è rimasto a Perugia due anni, defilato nonostante sia un monumento, ha lavorato per il bene comune, rimettendosi in gioco e partendo addirittura dalla Seconda divisione . Lui che è stato presidente non solo degli arbirti italiani ma anche della Federcalcio giovanile con 700 mila tesserati. Dicevamo: Agnolin è un professionista con la ‘P’ maiuscola, che cesserà di lavorare per il Perugia alle ore 24 del 30 giugno come da contratto. Trovate un altro profilo identico al suo che, probabilmente, da sei mesi e più sapeva che non sarebbe rimasto nel Perugia eppure, anche oggi, nel giorno del saluto ai giornalisti, continua a ripetere: «Abbiamo fatto questo», «vogliamo fare quest’altro», «il costo degli abbonamenti sarà il seguente», «mi piacerebbe che alcuni miei consigli venissero realizzati».

Nonostante il tanto impegno, a metà conferenza è arrivata all’improvviso la curiosità. La domanda è stata la seguente: «Direttore Agnolin, in che percentuale lei pensa che il Perugia calcio si sia avvalso della sua professionalità, esperienza e competenza acquisita in tanti anni di lavoro?». La risposta è arrivata secca, un istante dopo: «Cinquantuno percento». Sorpresa quasi generale. Ma Agnolin non si è spostato di un millimetro. Segno evidente che se fosse dipeso da lui, se avesse avuto briglia sciolte, avrebbe potuto dare il restante 49%. Ma va bene così, la piena autonomia, a volte, non viene percepita compiutamente, a volte è necessario rapportarsi con situazioni complesse, come quelle che Agnolin ha dovuto gestire nelle ultime due stagioni, dapprima, se pure per pochi giorni con Damaschi al comando della società, e poi addirittura con tre ‘capi’ e infine con due, e si è visto come è andata a finire.

«Mi sarebbe piaciuto incidere maggiormente sulla conclusione del rapporto tra i due presidenti Moneti e Santopadre», ha confidato ai cronisti, l’ex dg del Grifo che ha voluto lasciare una sorta di decalogo morale in eredità a chi prenderà il suo posto: «Ho amato e amo la città. Ho apprezzato le bellezze di Perugia fin dai tempi in cui arbitravo. Quante volte ho passeggiato per corso Vannucci alla vigilia delle partite importanti della serie A dei tempi di Castagner e D’Attoma. Conoscevo anche i vicoli di Perugia e per questo mi sono sentito avvantaggiato quando due anni fa mi venne proposto di rimettermi in gioco. Ho salito tante volte le scale di palazzo dei Priori, ho provato con tutta la mia esperienza a riavvicinare la squadra alla città e credo che sia stato fatto, sotto questo aspetto, un buon lavoro. I numeri del resto parlano chiaro: 15mila persone allo stadio in Prima divisione non sono arrivate da un giorno all’altro. Dietro c’era un lavoro certosino di tutte le componenti della società. Sono un martello, ma ho sempre avuto rispetto di tutti, dall’ultimo collaboratore, al magazziniere, al segretario e a ogni figura professionale della società. Qualcuno ancora si meraviglia che io mi rivolga con il ‘lei’ anche all’inserviente dello stadio. Ma perché questa sorpresa? Vuol dire rispetto, riconoscenza delle  capacità. Ecco, ho messo a servizio del Perugia tutto quello che ho potuto».

Verrebbe voglia di dire, citando lo stesso Agnolin: «Il 51%». Ma siccome il personaggio è autorevole e ne ha viste di tutti i colori, ai giornalisti chiede unicamente di non travisare il suo concetto di base: «Esco da professionista, senza rimpianti e senza retorica. Voi che restate avete l’obbligo di credere in questa società perché esistono tutti i presupposti perché la squadra ritorni nella categoria più alta. Ci sono risorse e professionalità, non dimenticatelo». Di un risultato Agnolin va fiero, e lo enfatizza come è giusto che sia: «Il Perugia è stata la squadra più corretta della Prima divisione Girone B. Il premio disciplina non è un trofeo di cartone, ma la testimonianza che la tifoseria vale molto, che c’è stato il rispetto delle regole, che la prepotenza e la violenza è stata bandita. Esistono tutti i presupposti perché il Curi sia uno stadio senza barriere. Occorrerà impegnarsi giorno dopo giorno per migliorare la cultura sportiva, per fare capire a tutti, ad esempio, quanto è diseducativo, inutile e dannoso che una tifoseria prima e durante la partita lanci cori offensivi verso quella avversaria».

Non pensate che Agnolin sia superato. Non ha il profilo sulla pagina Facebook, ma si avvale di tutte le competenze e le funzioni dello smartphone. Il suo è pieno di foto ricordo, di contatti e di indirizzi importanti. Chi ha saputo cogliere il momento giusto per lanciare un’offerta ad Agnolin che per ora si ritira nella sua casa, nel Chianti, in Toscana, a Gagliole in Chianti, è stato il presidente del Golf Club Perugia. L’ex dg del Perugia infatti tornerà spesso in Umbria proprio per organizzare eventi sportivi di una disciplina che lo appassiona, appunto il golf. «Ma anche nell’ultima telefonata che ho fatto con il presidente ho dato la mia disponibilità, per quanto io possa essere utile, a dare consulenze e pareri. Ovviamente gratuiti. Per amore del calcio e per il rispetto e l’affetto che ho per la gente di Perugia».

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