L'esultanza dei Grifoni dopo la finale centrata (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Il ventottesimo rigore segnato dal Perugia in questo cammino di Coppa Italia, iniziato ad agosto, regala a tifosi, società e giocatori il sogno di portare a casa una coppa nell’anno più buio della storia biancorossa. Dopo Deruta, Pianese, Montevarchi e Borgo Buggiano infatti il Perugia di Pierfrancesco Battistini batte i bergamaschi del Pontisola 5-4 centrando la finale del 17 aprile al Flaminio di Roma contro la Turris. I campani nella loro semifinale di ritorno hanno battuto in casa 2-1 l’Atletico Triveneto, regalandosi anch’essi una giornata, quella del 17 aprile prossimo, da non dimenticare.

Damaschi: approccio sbagliato Della giornata che invece ha portato i grifoni in finale sembra voler salvare poco il presidente Roberto Damaschi: «Oggi prendiamo giusto il risultato». A non essere piaciuto al numero uno della società è stato, ancora una volta, l’approccio mentale degli undici in campo: «Complimenti al Pontisola intanto – commenta scuro in volto Damaschi – che ha fatto una partita perfetta non sbagliando una virgola. Nel primo tempo invece noi non abbiamo vinto un contrasto. Sono due o tre partite che l’approccio alla partita non mi piace. A questo punto sono preoccupato per le altre sette di campionato».

Perugia ancora avanti ai calci di rigore (Foto F.Troccoli)

72 ore per cambiare Davanti al Perugia ora ci sono «solo 72 ore – intima Damaschi – per ricaricare le pile e cambiare atteggiamento in vista di una derby difficilissimo (quello contro la Pontevecchio, ndr) in cui loro daranno il massimo per fare risultato». Nell’analizzare la partita di oggi poi non va dimenticato come il Pontisola fosse privo di due giocatori importanti come Salandra e Mussi, un attaccante che all’andata è stato duro da masticare per la retroguardia perugina: «Vedevo sempre i nostri col sedere per terra. Forse – continua Damaschi – un clima troppo euforico ha contagiato il gruppo, fatto sta però che qui non possiamo fare passi falsi. E ormai lo sanno anche gli avversari che se ci aggrediscono all’inizio ci mettono in difficoltà». Negli spogliatoi, tra il primo e il secondo tempo, è arrivata la lavata di capo del presidente: «Di solito non lo faccio perché non mi piace, ma oggi l’atteggiamento mentale era davvero sbagliato».

Battistini meno duro Molto meno dura invece l’analisi di un Battistini che, dopo il rigore decisivo di Fiordiani, ha esultato verso la tribuna come per sfogarsi verso qualche urlaccio (ingeneroso) ricevuto. Ancora carico d’adrenalina il mister fa notare come «oltre al Perugia a questa competizione partecipavano altre 170 squadre, e noi siamo in finale. Le critiche di Damaschi? Sono parzialmente d’accordo. E’ legittimo aspettarsi sempre fuoco e fiamme ma non sempre è possibile». Sull’impiego di alcuni giocatori che da molto tempo non mordevano l’erba come Fiordiani, Radi o Rocchi, Battistini dice chiaramente di aver avuto «poche scelte e quasi obbligate. Dovevo preservare alcuni giocatori – spiega – in vista della partita di domenica, ero senza Benedetti, Rampi, Bartolini e Bolletta e devo anche far quadrare i conti con i sottoquota».

Pontisola perfetto fino alla lotteria finale (Foto F.Troccoli)

Cesana e il pugno di mosche Aver giocato un’ottima prestazione ed aver accarezzato la finale non basta invece di certo a consolare il tecnico dei bergamaschi Maurizio Cesana: «E’ una magra consolazione. Torniamo a casa – dice – con un pugno di mosche dopo aver giocato una partita affascinante. Ovviamente non siamo contenti, magari siamo stati fortunati sul loro palo, e poi alla lotteria dei rigori è andata com’è andata». Ovvero con il povero Tremolada, che spedendo il pallone in curva ha dato la vittoria ai grifoni, in lacrime in mezzo al campo consolato dai compagni. Se proprio una nota positiva c’è da trovare, Cesana la trova nell’accoglienza ricevuta dalla società perugina: «Tutti squisiti, se proprio dovevamo uscire, meglio farlo con questa società».

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