di Giovanni Baricca

«Alzi il prezzo del biglietto perché giochi contro il Perugia, sperando di far cassa? E io non vengo. Anzi, vengo, ma il biglietto non lo compro. Tié». Lo hanno pensato – ma pure scritto: vedi pagine e gruppi tematici sui principali social network – i tantissimi perugini che anche stavolta, come al solito, si apprestavano a seguire la propria squadra in trasferta. Per molti «una fede», il Grifo. Per altri un semplice passatempo. Tutti concordi sul fatto che «il Prato questa volta ha davvero esagerato. Non si possono far pagare 20 euro per una partita di Lega pro». E la polemica, nata sul web, in breve tempo si fa ritorsione: i tifosi biancorossi, tutti, integralisti della Curva e cosiddetti ‘occasionali’, quei venti euro al Prato calcio non vogliono proprio sborsarli. «È una questione di principio», si può leggere su Facebook. «Andiamo tutti, in massa, e alla più brutta restiamo fuori». All’appello per il momento ha risposto favorevolmente la stragrande maggioranza del popolo perugino. Alle 18.30 di giovedì, i biglietti staccati per la gara di domenica erano appena ventidue.

La polemica nata sui social network Venti euro prevendita compresa: quasi il doppio del prezzo fissato dalle altre società di Prima divisione per l’accesso al settore (popolare) riservato agli ospiti. E cinque euro più di quanto il Prato calcio lo scorso anno fece pagare, proprio, ai supporter perugini. Cifre incredibili, ancor più stupefacenti, fa notare qualche tifoso, tenendo conto del fatto che «il settore ospiti del Lungobisenzio non è certo la curva Nord del Marassi…». Altri allargano gli orizzonti della questione: «Poi si lamentano degli stadi vuoti». Altri ancora si domandano se i lanieri «hanno da ricostruì lo stadio?!?!». Altri, infine, si abbandonano a uno sconsolato «Alla faccia della crisi».

L’intervento di Massimiliano Santopadre Letti e ascoltati i commenti dei tifosi, appresa l’intenzione di boicottare l’ingresso allo stadio, il presidente del Perugia, Massimiliano Santopadre, ha in quattro e quattr’otto ha architettato la contromossa. E ne ha comunicato i dettagli rilasciando una nota, firmata (in via del tutto eccezionale) di suo pugno. L’attacco lascia ben poco all’interpretazione, in grasstto com’è: «L’ AC Perugia calcio si dissocia totalmente dalla decisione presa dalla società ospitante…». Il seguito anche: «chiunque volesse seguire la propria squadra del cuore in terra toscana e che è già in possesso del tagliando, gli verrà applicato nella prossima partita casalinga (esibendo il biglietto al botteghino del “Curi”), Perugia-Pisa, uno sconto di 5 euro, pari all’ingiusto e incomprensibile aumento applicato su un prezzo eccessivo. Per chi avesse già sottoscritto l’abbonamento, lo stesso tagliando sarà valido per la prossima stagione, per un pari sconto sul prezzo del nuovo tesseramento».

Boycott Prato-Perugia, 22 biglietti staccati L’iniziativa è piaciuta. E ha incassato il plauso, virtuale, di larga parte della tifoseria perugina. Virtuale, appunto. Perché espressa via social network, certo. Ma soprattutto perché – tanta è stata l’indolenza suscitata dalla decisione del Prato – che a sentire la Koala viaggi, il principale punto vendita dei tagliandi per le trasferte del Perugia, alle 18.30 di giovedì i ticket acquistati erano «soltanto ventidue. Sì, sì, ha capito bene. Ventidue. Non ci credo neanche io». Per tutti gli altri – a Grosseto erano andati in 650 – resta valido lo slogan «Boycott Prato!». E poco importa che il Gos (Gruppo operativo  sicurezza) abbia deciso di vietare la vendita dei tagliandi «in loco» nelle ore a ridosso del fischio di inizio, complicando i piani dei potenziali riottosi… La società conferma: «La vendita dei tagliandi relativi al Settore ospiti riservati ai tifosi del Perugia calcio sarà limitata fino a sabato 5 ottobre alle ore 19». I perugini, dal canto loro, puntano i piedi: «Preferisco prende 20 euro dal portafoglio e daglie foco…», scrive un tifoso.

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