mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 09:25
Damiano Tommasi, candidato alla presidenza della Figc, ha vinto uno scudetto con la Roma

Dostoevskij e un mondo migliore. «Quando Damiano Tommasi rispose alla mia lettera»

L’Anima Candida della Roma, oggi candidato alla Figc, nel 2002 scrisse a una studentessa di Perugia: ‘I profeti nel loro tempo vengono osteggiati’

di Daniele Bovi

Il mondo da cambiare, Dostoevskij, l’esaltazione dei talenti per una società migliore. Di questi argomenti parlava Damiano Tommasi, attuale candidato alla presidenza della Figc, in una lettera inviata nel novembre 2002 a una studentessa di Perugia. Il manoscritto inviato da Roma, città in cui il mediano giallorosso aveva appena conquistato il sogno dello scudetto e una Supercoppa Italiana, inizia così: «Ciao Barbara, sono Damiano Tommasi e… mi scuso per il ritardo. La tua lettera del 22 gennaio 2002 (!!!) non si è mossa dalla scrivania. E’ un piacere rileggere le frasi che hai scritto sulla busta, per me poi che le ascolto in macchina…». Erano le frasi di una canzone di Guccini che Barbara Beretta, all’epoca iscritta al corso di laurea in Lettere moderne dove si sarebbe laureata con 110 e lode discutendo una tesi proprio su Dostoevskij, aveva inviato all’indirizzo di Trigoria rintracciato nell’album delle figurine.

FOTOGALLERY: LA LETTERA DEL MEDIANO DELLA ROMA

La lettera inaspettata dell’Anima Candida «In quegli anni non c’erano social network come Facebook, Twitter o Instagram – racconta Barbara, che da tre anni ormai si sveglia ogni mattina all’alba per alzare la saracinesca della sua edicola a Tuoro sul Trasimeno e nel tempo libero studia russo -. Uno dei pochi modi per entrare in contatto con qualcuno era telefonargli oppure prendere carta e penna. Perciò, non avendo il suo numero, non avevo altre grandi scelte… i calciatori della Roma ricevevano centinaia di lettere al giorno e non avrei mai creduto mi rispondesse. Invece Damiano Tommasi lo ha fatto – spiega la 32enne – e ancora oggi a distanza di anni continuo ad emozionarmi scorrendo quelle righe».

«Ci sono uomini normali e altri che vivono per i posteri» L’Anima Candida, così veniva soprannominato Tommasi dallo speaker dell’Olimpico, aveva risposto alla prima, difficile, domanda della sua giovane fan: «Cosa penso di questo mondo? Gli ideali sono il sale, i valori la farina e noi mettiamo le mani. Non possiamo però impastare senza l’acqua che viene dal cielo, senza queste basi non si produrrà mai del buon cibo». «Cambiare il mondo? Cristo a distanza di 2000 e più anni non ci è ancora riuscito – prosegue l’ex numero 17 della Roma e della Nazionale -. Come ho letto in ‘Delitto e castigo‘ ci sono uomini che vivono per il presente e il futuro prossimo, quelle sono le persone normali che stanno più o meno bene in questa realtà; e poi ci sono quelli che vivono per i posteri e nel loro tempo sono bistrattati, boicottati, osteggiati, quelli sono i profeti. C’è bisogno di tutti e due».

«E’ importante capire chi siamo e cosa vogliamo fare» Il centrocampista prosegue il ragionamento: «L’importante – avverte – è capire cosa si è e cosa si vuol fare. Non è un segno di arresa pensare che voler cambiare il mondo sia una battaglia persa – si legge nella missiva -. Sono convinto che se ognuno fa il suo, se ognuno fa fruttare i propri talenti, e non parlo di soldi, la società ne può trarre vantaggio».

«A cosa serve l’utopia?» La lettera si conclude con una citazione del saggista uruguaiano Eduardo Galeano: «L’utopia è una bella donna in fondo alla strada. Tu avanzi verso di lei due passi e lei indietreggia due passi. Tu avanzi tre passi e lei si allontana tre passi… ma allora a cosa serve l’utopia? A camminare».

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