Salto con gli sci. Foto generica Wikymedia

di M.T.

Il caso ribattezzato “penisgate”, esploso nelle ultime settimane attorno al mondo del salto con gli sci, nasce da indiscrezioni circolate sulla stampa internazionale secondo cui alcuni atleti avrebbero cercato di ottenere un vantaggio competitivo intervenendo indirettamente sulla vestibilità delle tute da gara. L’ipotesi, oggetto di un’indagine avviata dall’Agenzia mondiale antidoping (World anti-doping Agency, Wada), è che l’aumento artificiale del volume nella zona inguinale possa consentire l’uso di tute leggermente più larghe rispetto ai parametri consentiti, con effetti maggiormente performanti sulla portanza durante la fase di volo. La Federazione internazionale di sci ha finora parlato di voci prive di riscontri. Il tema ha acceso l’attenzione su un aspetto centrale e poco visibile di questo sport: il ruolo decisivo dell’aerodinamica dell’abbigliamento.

Nel salto con gli sci la tuta non è un elemento neutro. La sua funzione è assimilabile a quella di una superficie alare: più è ampia, entro certi limiti, maggiore è la quantità di aria che intercetta e maggiore è la portanza generata. Studi scientifici pubblicati negli ultimi anni, basati su test in galleria del vento e misurazioni sul campo, hanno dimostrato che variazioni di pochi centimetri nella circonferenza della tuta possono tradursi in diversi metri in più di volo. L’aumento della superficie esposta riduce la resistenza aerodinamica e prolunga la fase di planata, un vantaggio che, in uno sport deciso spesso da decimi di punto, può risultare determinante. Proprio per questo le regole sulle tute sono rigidissime e ogni forma di alterazione, diretta o indiretta, rientra nel perimetro delle pratiche sleali.

È su questo terreno che il caso internazionale potrebbe trovare un contributo tecnico scientifico in alcune realtà dell’Umbria. La nostra regione ospita da anni un tessuto produttivo specializzato nell’abbigliamento sportivo e tecnico, con aziende impegnate nella progettazione di capi ad alte prestazioni, dove materiali, cuciture e vestibilità sono studiati in funzione dell’uso agonistico. Il know how sviluppato negli anni in questo settore non rimane indifferente rispetto alla centralità che assume questo aspetto tecnico nella competizione delle olimpiadi invernali. Parallelamente, l’Università di Perugia vanta una tradizione consolidata negli studi di ingegneria industriale e meccanica, con ricerche che includono l’aerodinamica applicata, la dinamica dei fluidi e l’analisi dei materiali, ambiti che costituiscono la base scientifica anche per lo sviluppo dell’abbigliamento sportivo avanzato. Sono noti inoltre i test nella galleria del vento, utilizzati da marchi agonistici di ogni disciplina.

La galleria del vento “Raffaele Balli” è uno dei laboratori più avanzati del dipartimento di Ingegneria per prove aerodinamiche su modelli, veicoli e attrezzature sportive. Tra le applicazioni più significative vi sono i test su caschi, tute e abbigliamento tecnico, utilizzati per valutare resistenza all’aria, pressione e comportamento in movimento. La struttura ha ospitato progetti di alto profilo, come le prove aerodinamiche sulle tute e sui caschi di Valentino Rossi in collaborazione con Dainese e il team Yamaha MotoGP, e ha collaborato con marchi industriali e accademici di rilievo, tra cui Piaggio e la Technische Universität München, consolidando così il suo ruolo di riferimento nazionale per l’innovazione nel campo sportivo e ingegneristico.

L’Umbria, anche se sconosciuto a molti, rappresenta un perimetro di crescente interesse per la forte integrazione tra ricerca universitaria e industria, in particolare quando si parla di prestazioni, sicurezza e regolamentazione. Le stesse logiche che guidano lo studio dei flussi d’aria attorno a un corpo in movimento, o l’ottimizzazione di superfici e volumi, sono applicabili tanto a un prototipo ingegneristico quanto ad altri contesti come quelli presi in esame ora. In questo senso, il dibattito acceso mette in luce come il confine tra innovazione lecita e vantaggio irregolare sia sempre più sottile e come il controllo scientifico delle dotazioni sportive sia destinato a diventare un tema centrale.

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