di Mario Mariano
Sarebbe stata una bella strenna di Natale. Un libro che racconta le tante gioie, così come le delusioni personali di una carriera che non è stata lunghissima, ma che si è arricchita di una esperienza non trascurabile come quella di commentatore televisivo, che lo ha portato a girare il mondo in lungo e in largo.
Il libro Insomma Ilario Castagner sta scrivendo un libro, che doveva essere pronto per le feste di fine anno, ma il ‘folletto’ che si aggirava nelle tipografie di un tempo e che ora staziona nei computer di mezzo mondo, gli ha combinato un brutto scherzo. «Ero arrivato alla fine, pronto solo a rivedere le bozze quando, aprendo il pc, tre mesi di lavoro, interi capitoli, sono andati in fumo: inghiottiti senza più possibilità di essere recuperati, ed il tecnico quando ha capito il guasto mi ha subito detto che non c’era più nulla da fare. Dovrò armarmi di santa pazienza e rimboccarmi di nuovo le maniche».
‘Buon giorno mister’ Castagner anticipa a Umbria 24 il titolo: «Il libro si chiamerà ‘Buongiorno mister’, perché questo è il saluto più ricorrente che ho ricevuto da quando ho iniziato ad allenare, ed anche dopo, quando ho fatto l’opinionista televisivo. Quel saluto ha scandito i miei giorni, sia a Perugia che in giro per l’Italia e per il mondo. Chi magari mi ha conosciuto solo in fotografia o per tv, incrociandomi mette a fuoco, e mi saluta con quel ‘Bongiorno mister’. Nel libro non mi sono autocensurato, ci ho infilato tutto, ovviamente anche la famosa litigata in diretta televisiva con Gaucci, o le vigilie di partite importanti, come quella con il Milan nell’anno del l’imbattibilità e tanti aneddoti che magari non ho raccontato neppure in famiglia».
Lui e Perugia L’allenatore più vincente della storia del grifo, l’uomo che ha saputo integrarsi nel contesto della città facilitato in questo dalla moglie Liliana, oggi è un nonno felice, realizzato, che non ha tirato giù la saracinesca con il mondo del calcio. «Non avessi un problema ad una gamba, causa dei tanti colpi ricevuti quando giocavo, avrei continuato a viaggiare e commentare partite con Mediaset Premium. Ho dovuto fermarmi per il dolore fisico e non aveva più senso voler fare l’eroe a tutti i costi. I figli ancora si rivolgono a me per un consiglio, so come impiegare il mio tempo. La nostalgia non mi assale mai perché ho fatto ciò che mi piaceva fare e non sono mai andato contro i miei principi».
Lui e il cellulare Mister Ilario ha eliminato il cellulare e c’era una ragione: «Ogni giorno arrivavano chiamate dalle tante radio sparse per l’Italia, a tutte le ore, a chiedere commenti e analisi. Uno stress incredibile, per questo ho tolto ogni contatto, ma ovviamente sono sempre sintonizzato con il mio mondo. Guardo la serie A, il calcio internazione e il Perugia naturalmente». Impressioni su squadra e singoli? «Dopo le prime giornate confesso che mi ero entusiasmato, anche perché il meccanismo funzionava a puntino. Mi piace quel mix tra anziani e giovani è una formula che funziona sempre, a patto di non lasciarsi scoraggiare dopo qualche risultato negativo. L’emergenza ha avuto il suo peso e Camplone prova a non snaturare la squadra. All’inizio mi era piaciuto molto Falcinelli e non tanto per i goal, quanto per la sua sicurezza di stare in area di rigore».
I consigli al Perugia Ora che è in crisi, quale sarebbe la soluzione migliore per lui e per la squadra? «Sono tanti gli aspetti da valutare e Camplone non ha bisogno di consigli. Una flessione ci può stare, finire in panchina non è una bocciatura, un allenatore ha l’obbligo di valutare sulla base del lavoro della settimana, delle reazione a certe disposizioni che da». Qual è il giocatore di maggiore rendimento? «Quello che mi ha colpito di più è Verre: non pensavo che in B ci fosse un centrocampista così forte tecnicamente e agonisticamente». E Taddei? Comotto? Parigini? «L’ho detto: il mix giovani ed esperti mi piace, lo introducemmo con grandi risultati con D’Attoma e Ramaccioni sia nel campionato di B che in A. Gli anziani si dividono in due categorie, quelli che sono sul viale del tramonto e si arrangiano e quelli che hanno motivazioni. Noi prendemmo Savoia, Pellizzaro, Marconcini, Picella, lo stesso Vannini, gente in cerca di riscatto o che voleva affermarsi».
L’analisi Vittorio Parigini ha una velocità importante, magari simile a quella di Marchei.«La velocità lontano dall’area è decisiva per andare in superiorità numerica, per costringere l’avversario al fallo, ma arrivati in area, occorre scalare le marce, avere in testa la soluzione migliore, la più opportuna. Se in area si arriva stanchi, il lavoro fatto si squaglia. Parigini è sulla buona strada, ho visto che è altruista, quando avrà più sicurezza nei suoi mezzi imparerà anche a tirare in porta». Gli accostamenti sono sempre difficili, ma ci sono analogie con il passato? «E’tornato l’entusiasmo tra i tifosi e questo è una prerogativa importantissima, noi avevamo più tempo per recuperare le energie spese, ora c’è più frenesia, più consumismo calcistico, meno memoria per le partite belle, le giocate importanti. Non ho seguito molto questa storia delle scommesse, quel fenomeno annientò il mio Perugia che era considerato unanimemente la squadra simpatia. Mi sembra che questa volta, la storia sia molto diversa».
