domenica 19 gennaio - Aggiornato alle 04:24

«Calcio, ecco perché il ‘sistema’ ha distrutto il giocattolo perfetto del Perugia di Gaucci»

Intervista a Riccardo: ‘Per fare grande il Grifo spendevamo un sacco di soldi. Luciano è malato, di lui non si vuol parlare ma il passato non si dimentica’

di Enzo Beretta

«C’è stata una volontà superiore di distruggere un giocattolo perfetto come il Perugia di Gaucci. Quello stesso ‘sistema’ di cui facevamo parte ci ha schiacciato. E non c’entra niente il gol di Calori che comunque fece trascorrere notti insonni ai dirigenti della Juve. Ci furono questioni legate alla Federazione, a Carraro, a Geronzi, alla Banca di Roma, all’affare Nakata». Riccardo Gaucci, figlio dell’indimenticato presidente Luciano, la notte prima di partire in ritiro con il Floriana a Malta scrive un post su Facebook «per non dimenticare» che «uno dei grandi artefici» della promozione in Serie A del 1998, il cui anniversario è stato celebrato in questi giorni, fu proprio il padre.

Quel post è un sasso nello stagno.
«Ho ricevuto più di cento messaggi in privato e non me lo aspettavo. Molti, soprattutto di questa società, si dimenticano oppure soffrono l’ombra di quello che è stato il passato, mio padre viene nominato poco e si cerca di sfuggire a ciò che è stato. Vedendo quelle foto ho scritto su Fb pensando ‘Diamo a Cesare quel che è di Cesare’, ho voluto rimarcare il merito della mia famiglia perché dietro Castagner e Tovalieri c’eravamo noi che ci facevamo un c… così per ottenere quei risultati. Soltanto adesso la gente scopre quello che è realmente accaduto, prima tante cose non si sapevano, soltanto oggi ci si è resi conto che voler distruggere il nostro giocattolo è stata una volontà».

Vuoi raccontarci la profezia di Reggio Emilia?
«Tre mesi prima di quella partita mio padre scrisse su un foglio di carta quanti punti avrebbe totalizzato il Perugia in campionato e quanti il Toro anticipando la nostra vittoria nello spareggio. Venne preso per matto ma si verificò esattamente tutto ciò che aveva previsto…».

Vent’anni dopo Castagner ha raccontato una frase pronunciata a Tovalieri negli spogliatoi: ‘Sandro, ti rendi conto che dal dischetto hai calciato in porta un pallone che pesava 30 miliardi’? Risposta del Cobra: ‘No, altrimenti avrei sbagliato di sicuro…’.
«Oggi il calcio è molto più ricco, il nostro era un calcio più vero con persone che pensavano meno ai soldi e più ai risultati. I diritti tv, per esempio, il denaro che gira adesso in A e in B all’epoca non c’era o, se c’era, lo intascavano solo quattro o cinque club lasciandoci le briciole».

Sono state presentate le nuove maglie. Il presidente Santopadre dice ‘Ripartiamo da zero’ senza annunciare proclami né dichiarare obiettivi. Luciano era diverso.
«Modi di gestione diversi per affrontare tutto. Santopadre sta facendo grandi cose pur investendo non tantissimo. Quando sotto la nostra gestione il Grifo vinse la Serie C e la B c’erano fior di giocatori, spendevamo tantissimi soldi. D’altronde se vuoi vincere e vuoi arrivare a certi obiettivi servono calciatori di qualità. Santopadre, invece, ogni anno riesce a fare una buona squadra per arrivare ai play-off: se allestisce rose competitive pur non spendendo tantissimo significa che è bravo. Con quel budget il Perugia sta facendo il massimo».

Tre play-off, però, tutti finiti male…
«La sconfitta peggiore è stata quella col Benevento in semifinale».

Allo stato la squadra sembra meno forte dell’anno scorso con un Nesta in più.
«Non entro in queste vicende, forse tra un mese potrei esprimere un giudizio. Il mercato è ancora aperto, è ancora tutto da costruire, da trattare».

Cosa ne pensi dell’operazione Nesta?
«Alessandro è stato uno dei più grandi difensori centrali della storia, come allenatore bisogna valutarlo ma porta con sé una straordinaria esperienza di giocatore con una grandissima visione di gioco. Ha iniziato a fare il tecnico negli Stati Uniti ed è arrivato in corsa a Perugia in un momento sfortunato».

Nesta è allenatore in campo da quando aveva sei anni. Ora, a differenza di prima, detterà schemi e tattiche dalla panchina senza correre. Al di là dell’aspetto tecnico va riconosciuto che portare in Umbria l’ex capitano della Lazio e del Milan, seppur in maniera non troppo elegante né riconoscente nei confronti del povero Breda, è stata una prodigiosa operazione mediatica e di marketing…
«Perugia è una realtà importante di per sé ma con un personaggio come Nesta la squadra avrà maggior visibilità perché in panchina c’è un giocatore di fama mondiale».

Torniamo a parlare di Luciano. Come sta? Vive sempre a Santo Domingo?
«Purtroppo papà è gravemente malato da diversi anni, tempo fa è stato in Italia per curarsi ma è voluto ritornare dalla sua famiglia e dai suoi figli a Santo Domingo».

Riccardo, quanto c’entra quel Perugia-Juve nelle ragioni per cui i Gaucci sono stati allontanati dal calcio italiano?
«Direi poco. Mio padre ha esagerato in determinati atteggiamenti perché ci sono stati errori obiettivi: quando fai parte di un ‘sistema’ come facevamo parte noi di quel Perugia – intendo mio padre ma più in generale la famiglia Gaucci – non puoi metterti contro perché alla prima occasione quello stesso ‘sistema’ ci ha distrutto in mille pezzi. E’ una questione legata alla Federazione, a Carraro, a Geronzi, alla Banca di Roma, c’era di mezzo Nakata insieme ad altre questioni personali. Il gol di Calori sotto il diluvio non ha fatto piacere alla Juve, questo è chiaro, ma negli anni seguenti ristabilimmo i rapporti con i bianconeri che presero da noi alcuni giocatori. Quella partita non fu l’elemento distruttivo di tutto, potete starne certi».

In una parola cos’è stato Luciano Gaucci per Perugia?
«L’Uragano, come lo chiamano ancora. Un uragano nella bella e nella cattiva sorte, un uragano di mille idee, mille soluzioni, mille battaglie, mille sconfitte e diecimila vittorie. I tifosi questo non lo dimenticano».

La città non perde occasione per mostrarti affetto. Tornerai a Perugia?
«La mia famiglia vive a Perugia, io vivo a Malta per ovvie ragioni…».

Al Perugia?
«Non sai mai dove ti porta la vita, ci riserva sempre continue sorprese e non metto mai limiti. Magari in un domani posso ritornare, sarei un grande bugiardo se dicessi che mi dispiacerebbe. Il Perugia mi è rimasto dentro».

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