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lunedì 17 maggio - Aggiornato alle 18:39

A 30 anni allena la Primavera del Perugia, vince e tiene lezioni di calcio a tecnici di tutte le età e latitudini

Enfant prodige, Alessandro Formisano: 8 stagioni da mister: studio, analisi e il campo come propria casa. Facili previsioni di vederlo in alto

di Mario Mariano

È sempre difficile prevedere il futuro di chiunque, men che meno in una disciplina come il calcio, dove l’alea è molto alta. Però ci sono dei parametri che aiutano a sbagliare il meno possibile, allora ipotizzare un domani importante per Alessandro Formisano, allenatore della Primavera del Perugia non è difficile. Prima di tutto viene lo studio, la formazione e la chiarezza di idee. L’età e l’esperienza sul campo sono altri due elementi di non trascurabile importanza: 30 anni all’anagrafe, di cui 7 passati ad allenare le squadre giovanili del Benevento. La scorsa estate il divorzio e Jacopo Giugliarelli, responsabile del settore giovanile del Perugia, che piomba in Campania e convince il giovane mister a trasferirsi a Perugia. «Una scelta che rifarei cento volte, conosco la storia del Perugia, e se posso dirlo anche quella della città. Dopo la maturità liceale ho prima frequentato Giurisprudenza e poi Lettere, storia e filosofia. Non ho completato i corsi di laurea, ma lo studio mi ha aiutato molto. A breve terminerò il percorso di Scienze motorie. Dopo qualche campionato nei dilettanti ho capito che come calciatore non avevo futuro e mi sono messo in testa che da grande avrei fatto l’allenatore». La separazione dei genitori lo ha obbligato a fare tutto di corsa: desiderio di una famiglia, convivenza e la nascita di due figli, Giordana sette anni e Damiano di due . «Il calcio è passione e li ho riversato tutte le miei energie. Arrivo al campo poco dopo le 9 e con il mio vice rientriamo a casa dopo le 18. Tanti sacrifici sono ripagati dai risultati, dal rapporto con i ragazzi e le famiglie, dall’aver dato alla prima squadra calciatori pronti alla causa, come ad esempio Lunghi e Morina».

Si dice sia un innovatore, a quale calcio si ispira?

Ho viaggiato e studiato, prediligo il calcio tedesco, ripetere sempre gli stessi esercizi o movimenti non aiuta il calciatore ad esprimersi al meglio. Credo nell’autonomia della giocata, nel lasciare al calciatore la libertà di interpretare il momento e decidere.

Come dire che il calciatore non va telecomandato?

Il calcio è evoluzione continua, non ci saranno mai due fotogrammi uguali, a renderli diversi concorrono tante variabili, ecco perché il calciatore deve ritrovare libertà d’azione. Lo aiuterà a concentrarsi di più ad assumersi sempre maggiori responsabilità.

I suoi webinar sono stati molto seguiti, che segnale è?

Mi è stata data fiducia, le mie lezioni sono state seguite da decine di colleghi di tutte le età e questo rafforza la convinzione che è la strada giusta.

La sua Primavera è imbattuta, cinque vittorie e un pareggio, a fine stagione cosa accadrà?

La pandemia ci ha ostacolato in tutti i modi, partite rinviate e peripezie a non finire. Fortunatamente struttura e organizzazione sono al top e l’esperienza è positiva a prescindere dal risultato finale.

Trent’anni e sentirli tutti, cosa si aspetta per il futuro prossimo?

Ha ragione, non ho vissuto la giovinezza tradizionale, divertimento e spensieratezza. Questo però non mi pesa, il calcio è la mia vita, il campo la mia casa. So aspettare, ma so anche che i miei trenta anni non sono un problema, piuttosto un’opportunità.

Ipotizzare che il calcio dei grandi presto avrà bisogno di Formisano in fondo non sembra un azzardo. Una Primavera imbattuta, che insegue il primo posto, analogie con la prima squadra?

C’è compattezza tra i due gruppi, orgoglioso di aver dato a mister Caserta un supporto nei momenti di emergenza. Il debutto di due ragazzi, Lunghi e Morino sono uno stimolo per i compagni e per tutti noi, segno che il nostro lavoro viene apprezzato.

Quindi conferma assicurata per il prossimo anno  Ci pensa su, un sospiro e un sogno svelato…

Vivo momenti di grande intensità, il lavoro mi assorbe, la nostalgia di casa, della famiglia c’è, ma Perugia mi è entrata nel sangue, anche se ho scelto di vivere in un residence di paese per ricaricare le batterie con la campagna. Ho un solo timore, se così posso chiamarlo, l’età anagrafica non deve essere un ostacolo, piuttosto un’opportunità. Alleno da più di sei anni, con un obbiettivo preciso dal primo giorno: allenare una squadra importante. Durante il lockdown ho organizzato più di 50 videoconferenze alle quali hanno partecipato centinaia di allenatori di tutte le età e di tutte le latitudini. Corsi di diverse ore, tutti rigorosamente a titolo gratuito. Ho percepito soddisfazione e condivisione, Perugia mi sta offrendo la possibilità di far conoscere il mio calcio, i miei allenamenti.

Neppure Sacchi aveva giocato al calcio e poi si è visto la rivoluzione che ha organizzato…

Ambizioso sì, ma non penso di poter arrivare così in alto. Oltre che nel lavoro, credo nella relazione che un leader riesce a creare con la squadra. E quella non si può raccontare, occorre viverla.

Si chiama carisma, è quello non manca al più giovane allenatore di calcio professionistico.

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