Spoleto57, Ferrara tira le fila del suo settennato

di C.F.
Twitter @chilodice

Tasso di occupazione di teatri e altre location quasi al 90% e presenze su del 25% per un pubblico che raggiunge e supera quota 60 mila. Tira le fila di Spoleto57, ma anche degli ultimi sette anni della manifestazione, quelli a sua guida, il direttore artistico Giorgio Ferrara che alla vigilia della chiusura del Due Mondi parla di un «bilancio estremamente positivo per una sfida giocata su un terreno completamente mutato rispetto alla formula gloriosa del maestro Gian Carlo Menotti».

I risultati del «nuovo Festival» Un’eredità pesante, ma soprattutto un «modello non più riproducibile al di là di una continuità di genere e di ambizioni, perché – dice – l’evento culturale godeva del privilegio dell’originario e dell’irripetibile, si nutriva dei grandi talenti raccolti secondo una logica cosmopolita, da questo punto di vista tutto è cambiato e la sfida del nuovo Festival di Spoleto è stata quella di emulare la formula storica su un altro terreno, mantenendo glamour, gioco del talento, musica e opera, ma il tutto in un quadro minimalista». E i risultati sono arrivati: «Registriamo – ha proseguito Ferrara – una crescita spiccata delle presenze con una tendenza in aumento del 25% e quindi oltre 10 mila presenze in più rispetto al 2013, in controtendenza rispetto ai dati dell’osservatorio nazionale dello spettacolo, tassi d’occupazione dei teatri quasi al 90% e soddisfazione del pubblico, in incremento quello straniero».

«Mai oppressi dal grandioso» Ferrara ha poi passato in rassegna le produzioni degli ultimi anni del Festival dei Due Mondi che dello stile minimalista hanno fatto un imperativo, «evitando di essere oppressi dal grandioso, ma affermandosi su livelli di qualità molto elevata», al Matrimonio segreto di Cimarosa al trittico romantico e moderno di Spoleto57 (Berlioz, Poulenc, Schoenberg). Stessi canoni per il teatro di prosa «rigoglioso e naturalmente sperimentale», ma anche per musica e balletto «hanno avuto un ruolo di prestigio e di spinta su tutto l’insieme dei programmi». Non quindi «un Festival celebrazione del già visto, ma una grande rassegna di arte e cultura, ricca di nuove idee anche eccentriche».

«Due Mondi prima grande opportunità per giovani attori» Al petto Ferrara si appunta anche la presenza al Festival di Spoleto «degli oltre 300 giovanissimi attori e registi dell’accademia Silvio d’Amico e i loro colleghi delle principali scuole di teatro europee che qui hanno trovato la loro prima grande opportunità. European young theatre – ha affermato –  è stato ed è una grande palestra della creatività, una finestra sul futuro, lo start up di quelli che saranno i protagonisti dei palcoscenici d’Europa».

Pubblico e privato Il direttore ha poi parlato di finanziamenti e sponsor: «Per l’uso delle sovvenzioni pubbliche, Spoleto ha confermato una sua austera ma non rinunciataria capacità di scelte equilibrate, a cavallo tra i Due Mondi e il mondo reale del pubblico del mondo intero, anche regionale, insediato nelle tradizioni di partecipazione tipiche del Festival, mentre la crescita del ruolo dei privati ha trovato una naturale proiezione, di riconoscimento e di gusto, nella firma che questi hanno apposto a interventi non solo occasionali ma strutturali, come la ristrutturazione del Caio Melisso, di Casa Menotti con il Centro di documentazione del Festival e altri interventi». 

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