La paralisi di The Dubliners e la suggestione della basilica di San Salvatore. È stato necessario aggiungere una replica alla programmazione dell’ultimo e apprezzatissimo lavoro del regista Giancarlo Sepe che a Spoleto57 ha portato The death, rappresentazione dell’omonimo e ultimo racconto del celebre testo di James Joyce a cento anni dalla sua pubblicazione.
Fallimento irlandese Il pubblico del Festival Due Mondi entra fisicamente nella scena, accomodandosi nelle poche sedute disposte in tre dei quattro lati della navata centrale, e ad accoglierlo trova il cast già morto, giovanissimi gli interpreti, ma pronto a tornare in vita. Il prologo è affidato a Pino Tufillaro che interpreta Edoardo VII, il re inglese che per un’ora abbondante osserva fallimenti e rancori degli irlandesi, come la mancata fuga di Eveline che con la valigia in mano rinuncia ad imbarcarsi.
La suggestione di The death Complice l’architettura della basilica patrimonio mondiale Unesco, un curatissimo gioco di luci, splendide musiche che scandiscono il ballo degli attori e i canti, a volte bisbigliati, il pubblico di Spoleto57 assiste al suggestivo intreccio delle storie e dei personaggi di Joyce, fino a The death con Gabriel e la moglie Gretta che attraverso una canzone, in The dubliners ascoltata ma che Sepe le fa cantare, si perde nel ricordo di un giovane irlandese amato e poi morto, turbando profondamente il marito. Mentre la neve cade su Dublino, Gabriel vive la sua epifania prima che il pubblico di San Salvatore accolga con un applauso il regista Sepe che ha diretto una delle rappresentazioni più apprezzate del Due Mondi. Lo spettacolo sarà replicato domenica 6 luglio alle 21.
