di C.F.
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Da Piero Tosi ad Achille Bonito Oliva, fino a Matteo Basilé, Ria Lussi e Franca Pisani. Queste le mostre più attese di Spoleto57 che sabato, dopo il doppio debutto col trittico di opere brevi e la prosa, ha aperto al suo pubblico location straordinarie come l’ex museo Civico, la Rocca albornoziana e palazzo Collicola ad esposizioni molto diverse tra loro, ma tutte particolarmente attese come confermato dalla centinaia di presenze registrate nelle primissime ore.
I DUE MONDI DI PIERO TOSI (foto)
Piero Tosi Nel foyer del teatro Caio Melisso-Spazio Carla Fendi è stata presentata I Due Mondi di Piero Tosi la mostra omaggio al grande costumista premio Oscar alla carriera che con la sua splendida creatività ha firmato opere indimenticabili del cinema e del teatro. Ad accompagnare il maestro in questa nuova avventura il direttore Giorgio Ferrara, la stessa Fendi, ma anche Gabriella Pescucci e Quirino Conti, direttore artistico dell’esposizione che propone disegni, immagini fotografiche, filmati d’epoca, musiche, video e splendidi costumi della collezione Fondazione Tirelli-Trappetti realizzati dalla sartoria Tirelli. Tosi in conferenza stampa ha affermato: «Carla Fendi due anni fa mi ha parlato del suo impegno per il restauro del Caio Melisso e ho subito capito che avrebbe voluto qualcosa da me e così è stato, ma è impossibile dire di no alla sua passione. Sono felice di questa mostra che, con spirito lieve e non celebrativo, apre piccoli flash su momenti importanti della mia vita».
Achille Bonito Oliva Alla Rocca Albornoziana è stata invece allestita la mostra di Achille Bonito Oliva che dopo una prima edizione con cui sono state esplorate forme del crossover multimediale, affidandosi a tecnologie sofisticate dell’immagine, Sconfinamenti #2 indaga in modo particolare la relazione tra arti visive, musica e danza, ma lo fa prendendo le distanze dal trend invasivo delle tecnologie high-tech, ormai facilmente accessibili a livello di massa. La selezione degli artisti, dal Gruppo di ricerca artistica Opera a Roberto Paci Dalò, e dei lavori è influenzata piuttosto dalla ricerca di una dimensione poetica che ricorre al linguaggio del corpo e all’uso di una tecnologia low-tech, a volte ingenua e disarmante, sicuramente sorprendente per le giovani generazioni ipertecnologizzate.
PALAZZO COLLICOLA, DA BASILE’ A YOKO ONO (foto)
IL BIANCO E NERO DI BOSSO (foto)
Marziani e Palazzo Collicola A Palazzo Collicola sabato pomeriggio il direttore Gianluca Marziani ha inaugurato la nuova collezione per la prima volta in esposizione in tutti gli spazi dello storico edificio, dal piano nobile al cortile fino al piano 2.0 e al secondo, dove si possono ammirare tra gli altri i lavori di Matteo Basilé, Ria Lussi e Franca Pisani, ma anche Francesco Bosso e The Pink Gaze (Atsuko Tanaka, Yoko Ono, Kazuko Miyamoto e Chiharu Shiota). «Grazie a questi grandi artisti – ha proseguito – il pubblico potrà compiere un vero e proprio viaggio emozionale tra diverse umanità, dai 12 busti di altrettanti imperatori romani e bizantini commissionati dalla famiglia Dorja Pamphilj e realizzati con vetro di Murano da Lussi, alla dimensione rarefatta delle fotografia in bianco e Nero di Bosso”.
Cardarelli e Quaranta Al fianco di Marziani, nell’affollatissimo cortile di palazzo Collicola anche il sindaco Fabrizio Cardarelli: «È particolarmente emozionante essere qui alla prima apertura di tutti gli spazi della Galleria comunale, che spero avranno la continuità che merito, in questo senso voglio ringraziare i partner, a cominciare dalla Fondazione Carispo». Sul punto è intervenuto anche l’assessore alla cultura Gianni Quaranta: «Sono sempre più contento e orgoglioso di aver accettato questo incarico a di far parte di questa comunità di cui già mi sento parte, abbiamo un patrimonio immenso che va valorizzato non soltanto per il Festival, ma anche per l’intero anno».
Il ricordo a Cerami Marziani ha voluto ricordare Vincenzo Cerami, assessore alla cultura scomparso nel luglio scorso, apponendo il suo nome all’ingresso di palazzo Collicola. Una targa minimal dedicata alla «persona più bella che abbia mai conosciuto, in quattro anni non mi ha mai chiesto nulla, ha osservato con da vicino e con attenzione il museo, forse qui non è stato apprezzato appieno, ma credo sia doveroso ricordarlo in maniera costruttiva».
