di Daniele Bovi
«L’impegno verso il Festival dei Due Mondi è confermato anche per i prossimi anni, nonostante la difficile stagione che stiamo vivendo». A parlare è il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini che mercoledì nella sede del Ministero, insieme al direttore artistico Giorgio Ferrara ha presentato l’edizione numero 57 del Due Mondi, a Spoleto dal 27 giugno al 13 luglio e del quale Umbria24 sarà media partner. «Questo Festival – ha aggiunto – è la dimostrazione di ciò che può succedere in Italia: a una fase di splendore è subentrata una di crisi e poi da sette anni, con l’arrivo di Ferrara, è tornato a splendere». Ad ascoltare in prima fila ci sono la vicepresidente della Camera Marina Sereni, il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti, l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco e alcuni di quelli che sono e che saranno i protagonisti del festival.
Esempio Fendi Ad esempio Carla Fendi che, attraverso la sua fondazione che raccoglie contributi versati da tanti mecenati, dà un apporto assai significativo. Da sottolineare in particolare due eventi organizzati dalla Fondazione come il concerto del 12 luglio, quando in piazza Duomo Riccardo Muti dirigerà l’orchestra giovanile «Cherubini», e la mostra che racconterà l’opera di Piero Tosi, il grande costumista che ha legato il suo nome in special modo a quello di Luchino Visconti. E proprio l’opera di Carla Fendi viene presa ad esempio da Franceschini, che da qualche settimana sta lavorando all’eleaborazione di una convenzione per la collaborazione tra il pubblico e il privato: «Questo tabù – dice – va rotto e io lo voglio rompere. È ovvio che vista la quantità dei beni culturali che ci sono nel nostro Paese l’investimento pubblico servirà sempre di più, ma il contributo del mondo privato può essere determinante».
Convenzione E la forma pensata da Franceschini potrebbe essere quella di una convenzione-tipo: «Bisogna aprire le porte come è stato fatto con la Fondazione Fendi, introducendo una convezione-tipo che garantisca incentivi fiscali per i privati che vogliono fare atti di liberalità, allo scopo di aiutare i nostri beni culturali. Per i privati così non ci saranno più alibi e a loro dirò “fate come Carla Fendi”. Spoleto e il suo Festival sono il simbolo che tutto ciò può realizzarsi». Un Festival sul quale «in futuro – continua Franceschini – dovremo investire di più per incrementarne l’internazionalizzazione. Sui talenti questo Paese deve tornare ad investire, è una priorità assoluta spendere su ciò che abbiamo che è unico e inimitabile. A volte camminiamo sulle pepite d’oro e non ce ne accorgiamo: non è solo un problema di risorse, ma di crederci davvero».
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