giovedì 27 febbraio - Aggiornato alle 21:35

Umbria jazz, svelato il cartellone di Orvieto: l’edizione invernale da John Scofield a Paolo Fresu

Cinque giorni di musica da mezzogiorno alle ore piccole nel centro storico della città, novanta eventi, sette location, trenta band, più di centocinquanta musicisti

Il manifesto di Uj winter 2019 di Benedetta Terenzi

di Dan. Nar.

Prima ci sono i numeri: Cinque giorni di musica da mezzogiorno alle ore piccole, novanta eventi, sette location nel centro storico di Orvieto, trenta band, più di centocinquanta musicisti, una rappresentanza di altissimo livello del jazz italiano. Ma solo questi non dicono tutto di Umbria Jazz Winter, in programma dal 28 dicembre al primo gennaio. Orvieto e Umbria Jazz attendono il popolo del jazz con l’obiettivo di confermarsi evento che si colloca al centro della vita culturale e della attrattività turistica del prossimo inverno. I nomi presentati mercoledì nella consueta conferenza stampa orvietana sono di grande prestigio: sono attesi infatti, tra gli altri, John Scofield, Paolo Fresu in quattro diverse vesti, Danilo Rea e molti giovani talentuosi della scena italiana e internazionale.

Tratti identitari Due sono, infatti, i tratti identitari della manifestazione orvietana presenti anche quest’anno come in tutte le precedenti ventisei edizioni. Il primo. Musica di generi diversi ma sempre di alto livello. La proposta artistica del festival non ha mai deviato dalla ricerca della qualità, spesso coniugata con formule originali e con la presenza di musicisti emergenti sulla scena italiana e internazionale. Il secondo. Musica diffusa nel tempo e nello spazio, ambientata in alcuni dei luoghi più belli e importanti del centro storico, in una ideale simbiosi di arte, cultura, qualità della vita. Poche città come Orvieto, frutto di una complessa e affascinante stratificazione di tremila anni di storia, si prestano così bene a questa operazione, che si traduce nella formula che ha fatto di Umbria Jazz una manifestazione dal fascino unico.

Cultura e turismo Musicalmente, Umbria Jazz Winter cerca di tenere insieme due diversi caratteri, solo apparentemente antitetici ma che, al contrario, riescono a intrecciarsi tra loro con il risultato di dar vita a un prodotto inimitabile. Da un lato, UJW è un festival che si rivolge a un pubblico esperto, curioso, interessato a fruire di una musica che richiede impegno e attenzione. Dall’altro, l’atmosfera festaiola che contraddistingue il periodo di Capodanno comporta anche una colonna sonora divertente, adatta a tutti, magari ideale per fare da sfondo a occasioni conviviali. In Umbria Jazz Winter cultura, turismo, arte del buon vivere si sommano e si con-fondono. Quasi tutti gli artisti, inoltre, sono residenti e si possono ascoltare quindi più volte durante i cinque giorni di festival, ed alcuni sono proposti in formazioni e progetti diversi. La formula del festival è ormai ben nota ai suoi più assidui frequentatori ed è restata praticamente immutata negli anni per il semplice fatto che ha dimostrato di funzionare.

Spazi Il Teatro Mancinelli è la sede dei concerti in prima serata, quello che si potrebbe definire il main stage; il museo Emilio Greco ospita i concerti di mezzogiorno, in un ambiente raccolto e raffinato per le proposte più intriganti; le sale del Palazzo del Capitano del Popolo, tra cui la Sala Etrusca dedicata ai pianisti, sono gli spazi pomeridiani; musica non stop, da mezzogiorno a notte fonda, al Palazzo dei Sette, dove jazz ed enogastronomia, un’altra eccellenza dell’Umbria, trovano una accattivante simbiosi. Ancora al Palazzo dei Sette, per chi vuole far tardi non c’è niente di meglio delle jam session che sono uno dei riti più identitari del jazz fin dalle sue origini. Si comincia intorno a mezzanotte con la house band e si prosegue finché si ha voglia. Jazz lunch e jazz dinner, infine, al San Francesco. Come sempre, ci sono i Funk Off a sfilare per le vie del centro della Città della Rupe. In questo caso, la location è la città stessa.

Momenti centrali Restano centrali i due momenti che da sempre caratterizzano il festival. Il primo è il concerto gospel che segue la Messa di Capodanno il pomeriggio nel Duomo. I canti religiosi della tradizione afroamericana sono una presenza fissa dei programmi del festival. Il secondo è la notte che saluta l’arrivo del nuovo anno con i Gran Cenoni di Capodanno e i concerti prima e dopo lo scoccare della mezzanotte.

Concerti e artisti Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino saranno i protagonisti di un omaggio a Mina. Nell’anno in cui si celebra il cinquantesimo anniversario di “Abbey Road”, uno dei dischi epocali della storia della musica moderna nonché ultimo album registrato dai Beatles, Umbria Jazz affida a Gil Goldstein e alla Umbria Jazz Orchestra con anche l’Orchestra da Camera di Perugia e la star della chitarra John Scofield, la rilettura di alcune delle più belle canzoni dei Fab Four. Ancora Scofield che torna a Umbria Jazz, i cui palcoscenici calca da protagonista fin dalla metà degli anni ‘80 (la band di Miles Davis), per regalare al pubblico di Orvieto anche una solo performance che non è, per lui, un evento molto comune. La storia del vibrafono nel jazz si può raccontare – se si semplifica molto, forse troppo – seguendo una linea retta che parte da Lionel Hampton, passa per Milt Jackson e arriva a Bobby Hutcherson e Gary Burton. Ad Orvieto arriva quindi un doppio tributo a Jackson e Hutcherson con Joel Ross, Warren Wolf Quartet e Joe Locke. Quattro volte Paolo Fresu, a Umbria Jazz Winter, per quella che si potrebbe definire una carte blanche nelle mani di uno dei leader del movimento jazz italiano e non solo: sarà in quartetto e poi con special guest come Francesco Diodati e Gianluca Petrella. Ed inoltre in trio a “Tempo di Chet” con Stefano Bagnoli. Con Sullivan Fortner, pianista trentaduenne di New Orleans, Umbria Jazz continua la tradizione di presentare e valorizzare al pubblico italiano i nuovi talenti della scena jazz americana: si esibirà da solo e in trio con un tap dancer pure. Fin dalle prime edizioni Umbria Jazz Winter ha proposto nei suoi cartelloni lo stesso artista in contesti diversi, con l’obiettivo di offrire uno spaccato, se non esaustivo, almeno più ampio della sua identità musicale. Questa volta tocca a Francesco Diodati, chitarrista, compositore, improvvisatore, senza dubbio una delle personalità più interessanti emerse dal grande fermento del jazz italiano negli ultimi anni. Tre le diverse formazioni con cui si esibirà. “Love in Translation”, titolo di un recentissimo disco, segna il ritorno di una collaborazione, quella tra Rosario Giuliani e Joe Locke. Insieme a loro Dario Deidda e Roberto Gatto. Antonello Salis, fisarmonica e pianoforte; Simone Zanchini, fisarmonica e live electronics. Due musicisti molto diversi per formazione e percorsi artistici che si incontrano ad Orvieto. Ed ancora spazio a Dino Rubino, pianista e trombettista siciliano, ormai nei piani alti del jazz italiano, e a Giovanni Guidi, una delle figure più importanti della generazione dei trentenni del jazz italiano ed europeo. La formula suggestiva e affascinante del piano solo sembra ideale per mettere in luce le doti di un artista sensibile e di talento. Spazio infine per questa cinque giorni orvietana anche a Isaiah Thompson Trio, Greta Panettieri Quartet Special Guest Max Ionata, The New Orleans Mystics. Poi due diverse formule con il comune denominatore di Massimo Moriconi, figura di grande tradizione nel jazz italiano: in duetto con Emilia Zamumer e in trio con Nico Gori ed Ellade Bandini. In America è considerato uno dei migliori interpreti moderni di generi tradizionali come blues, rock & roll, boogie, jive: anche Mitch Woods & His Rocket 88’s sarà ad Orvieto. Inoltre l’esplosione Gospel. Del coro Every Praise & Virginia Union Gospel Choir fanno parte alcuni dei migliori cantanti e musicisti gospel provenienti dalla Virginia e New York. Complessivamente, trenta artisti sul palco. Infine: Dena De Rose Quartet, The House Band & Jam Session (Piero Odorici, Daniele Scannapieco, Andrea Pozza, Paolo Benedettini, Anthony Pinciotti) e Michael Supnick Swing Quintet con Miss Faro & Red Pellini. Nella giornata di apertura del festival uno spazio è sempre riservato a musicisti emergenti. Questa volta toccherà al Michelangelo Scandroglio Group, vincitori del concorso Conad Jazz Contest che si svolge in estate a Perugia e ai più meritevoli studenti delle Clinics tenute, sempre nell’edizione estiva di Umbria Jazz, dal Berklee College of Music di Boston. Il programma completo su www.umbriajazz.com. Biglietti disponibili dal 28 ottobre.

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