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mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 04:58

Umbria Jazz, sul palco dell’Arena il dialogo intimo ed essenziale tra Herbie Hancock e Wayne Shorter

Herbie Hancòck e Wayne Shorter

di Daniele Bovi

Un’ora e mezzo di dialogo intimo e spontaneo tra due vecchi amici. Di fronte ad un’Arena Santa Giualiana stracolma e con il clima, non solo meteorologico, delle grandi occasioni, è questo lo spettacolo che hanno messo in scena il pianoforte di Herbie Hancock e il sax soprano di Wayne Shorter. A differenza di quanto successo in altre occasioni, Hancock ha smesso i panni dello showman consumato, concentrandosi solo sui tasti del gran coda Fazioli e della tastiera Korg, usata molto meno del primo. Chi tra il pubblico si aspettava, da quelle che sono state due delle colonne portanti del primo, celebratissimo quintetto di Miles Davis degli anni ’60, qualche rilettura di vecchi standard è rimasto sostanzialmente deluso.

VIDEO: HANCOCK E SHORTER

FOTOGALLERY: HANCOCK E SHORTER

Ricerca musicale Shorter, una vita segnata da lutti dolorosissimi, dalla morte della moglie a quella di una delle figlie, lo ha spiegato in più occasioni: la musica per lui, a 81 anni suonati, è ricerca, è guardare avanti, è salire sul palco e strappare alla vita un altro pezzo di bellezza. Quella instaurata per 90 minuti col pianista americano è stata, così, una continua ricerca musicale fatta da due artisti che ormai, data la lunga frequentazione, si intendono con un solo cenno. Un dialogo all’insegna dell’introspezione, a tratti minimalista, ricco di dissonanze. Un’esplorazione fatta di lunghe suite che partono con qualche tema abbozzato, dove poi lo sviluppo è un fluire libero di note (mai troppe). Sul palco ci sono un 81enne e un 74enne che invece di autocelebrarsi si sono misurati con il jazz di oggi.

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«1+1» Per chi volesse capire quali sono state le note suonate in un’Arena finalmente dal sapore estivo, il disco da comprare è «1+1», inciso da Hancock e Shorter nel 1997. L’aria che si respira è la stessa, l’atmosfera è sempre quella di un dialogo essenziale quanto libero di svilupparsi. Un concerto sicuramente non facile, che avrebbe regalato ancora più emozioni in un luogo più raccolto ma poco male: l’Arena ascolta in totale silenzio e apprezza, tributando un grande applauso al duo.

Jazz-reggae Ben altri ritmi invece quelli ascoltati dopo l’esibizione di Hancock e Shorter, quando sul palco è salito Monty Alexander con i sue due batteristi, un contrabbassista, un basso elettrico e un chitarrista. Il 70enne pianista giamaicano che nella sua lunghissima carriera ha esplorato innumerevoli mondi musicali, all’Arena ha ribadito la centralità del jazz contaminato dal sound reggae. E questa sera altra notte dedicata al piano: nella prima parte si esibiranno Michel Camilo e Hiromi; nella seconda un altro grande degli 88 tasti come Gonzalo Rubalcalba insieme a Horacio “El negro” Hernandez e Giovanni Hidalgo.

Twitter @DanieleBovi

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