Quantcast
mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 05:39

Umbria Jazz, quarantennale da record: +20% per incassi e spettatori. E arriva il docu-film

La conferenza stampa finale (foto M.Alessia Manti)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

E’ un bilancio «degno delle grandi occasioni» quello chiuso da Umbria Jazz domenica mattina nel corso della conferenza stampa di fine festival che si è tenuta domenica. In un momento di crisi, quando in Italia e non solo «ci sono molte manifestazioni costrette a chiudere per mancanza di fondi» l’edizione del quarantennale è andata a gonfie vele e la soddisfazione, sia degli organizzatori che delle istituzioni locali, è palpabile. Il direttore artistico Carlo Pagnotta sciorina cifre: superato il milione di euro di incasso, oltre 35 mila paganti di cui circa 30 mila all’arena Santa Giuliana (il resto al teatro Morlacchi), un incremento del 20% rispetto all’edizione dell’anno scorso sia per quanto riguarda il numero di spettatori che per gli incassi. Oltre 330 gli artisti che si sono esibiti in 250 concerti, 60 mila le visite al sito internet e quasi 50 mila «mi piace» sulla pagina Facebook ufficiale.

FOTOGALLERY – LA CONFERENZA STAMPA 

Dodicimila in più «Abiamo fatto – dice Pagnotta – circa 12 mila paganti in più, se ci fosse stato Rollins (che ha dato forfait per problemi respiratori, ndr) saremmo arrivati a 15 mila in più. Al Morlacchi abbiamo dovuto mandare via la gente, lì più di 666 persone non c’entrano». E un appunto lo fa proprio alle strutture che ospitano la rassegna: «In dieci anni – spiega Pagnotta – abbiamo speso cinque milioni per l’arena, ci avremmo costruito un palazzetto ma chissà, tutto è possibile nella vita. Per non dire dell’aria condizionata al Morlacchi». Nello storico teatro perugino infatti non c’è e, specialmente nel loggione, a luglio, le temperature sono da sauna più che da concerto jazz.

Marini: grande partecipazione «E’ stato un festival di grande qualità e partecipazione – ha detto invece la presidente della Regione Catiuscia Marini -: Umbria Jazz mette insieme giovani e persone fidelizzate». Negli interventi di tutti più volte è stato ripetuto il grazie al pubblico, una delle «gambe» insieme ad istituzioni e sponsor sulle quali cammina Umbria Jazz. «E’ una formula che funziona – ha aggiunto la presidente, riuscendo a mettere insieme istituzioni locali, camera di commercio, Fondazione Cassa di risparmio da una parte, e sponsor privati dall’altra cui si aggiunge il decisivo terzo pilastro che rende possibile questo evento e che ogni anno ne segna il successo: il pubblico pagante. Nel rapporto tra costo del festival e incasso Umbria Jazz è in assoluto il primo tra eventi musicale ed artistici in Italia».

Città capitale «Siamo tra i primi tre festival al mondo – ha sottolineato invece il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali – e lo realizziamo con risorse economiche diverse da quelle di cui possono godere gli altri. In più però abbiamo grandi risorse umane, nella maggior parte dei casi volontarie». Il sindaco ha poi parlato di quello che rende davvero speciale Umbria Jazz, ovvero i luoghi che la ospitano: «Una città così accogliente e bella – ha detto – che può essere senza dubbio Capitale europea della cultura». Una sorpresa presentata nel corso della mattinata è il docu-film che racconta i primi 40 anni di Uj. Un lavoro ancora da terminare e del quale sei minuti sono stati proiettati domenica.

Il docu-film Sei minuti emozionanti: i sacchi a pelo in corso Vannucci, i musicisti in piazza IV Novembre, Charles Mingus che arriva per i suoi concerti a bordo di un autobus, i primi 20 anni festeggiati nel ’93 e il racconto di tanti artisti. Arbore narra della sua prima volta al festival in Cinquecento con un gruppo di amici, il trombonista Gianluca Petrella ricorda un concerto di Sonny Rollins ascoltato da piazza Partigiani e c’è pure Herbie Hancock: «Questo festival – dice il pianista – ha la sua personalità, ormai è un’istituzione. Perugia è il luogo dove bisogna essere in questa parte dell’anno». In chiusura di questa breve anticipazione, le note di Spain suoate venerdì sera insieme a Chick Corea.

Jarrett L’altro pianista del quale molto si è parlato domenica è, ovviamente, Keith Jarrett che Carlo Pagnotta proverà a invitare ancora una volta: «A Juan les Pins l’altra sera ha fatto due ore e mezza di concerto raccontando pure le barzellette. E non c’è stato neanche un flash. Qui il pubblico va per il concerto o per mettere le foto su Facebook potendo dire “io c’ero”? Lui è fatto così, prendere o lasciare. Vedremo con la Fondazione se invitarlo o no la prossima volta». Un giornalista americano in sala si alza, fa i complimenti al festival («è il più grande al mondo») e chiede di non invitare più il pianista di Allentown. La stampa americana infatti, basta scorrere la rassegna, è molto infastidita per l’ultimo ‘show’ perugino di Jarrett. «Io dico – risponde Pagnotta – che dobbiamo farlo stare tranquillo. Prende una pastiglia ogni dieci minuti e non credo siano vitamine. Però a me interessa parlare di musica: e lui è il più bravo di tutti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.