Quantcast
mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 05:28

Umbria Jazz, Paolo Fresu si racconta: «La musica? È lo strumento di tutto»

Alla Feltrinelli il trombettista sardo ha presentato il suo ultimo libro edito da «Il Saggiatore»

Fresu alla Feltrinelli (foto U24)

di Margherita Ciubini

Nel mondo della musica ci sono artigiani e artisti. Poi ci sono i grandi artisti, quelli capaci di incidere la propria materia, di indicare, con la loro attività, nuovi cammini e differenti prospettive. Già non è difficile annoverare Paolo Fresu tra questi, ma forse non si direbbe abbastanza su di lui se non vi si riconoscesse quel qualcosa in più che è veramente di pochi: una generosità intellettuale nel darsi e nel ricevere, uno sguardo attento e sensibile al particolare quanto aperto a una visione di largo respiro. Non è dunque un caso che Luca Formenton, presidente della casa editrice Il Saggiatore, avviando una serie di riflessioni a tema «Cos’è la cultura?» in occasione della pubblicazione del millesimo volume della storica collana «La cultura», abbia chiamato il noto trombettista di origini sarde per la conferenza intitolata «Cos’è la musica?» tenutasi nel giugno dello scorso anno alla Triennale di Milano.

IL CONCERTO DI FRESU E CAINE
FOTOGALLERY: IL CONCERTO

Il libro «La musica siamo noi», presentato domenica da Fresu alla Feltrinelli di Perugia, nasce quindi dalla rielaborazione delle riflessioni proposte in quella sede, oltre che dal tentativo, da parte dell’autore, di rispondere a quella domanda che si è sentito porre infinite volte nel corso della sua carriera: cos’è la musica per te? Il diverso approccio, universalistico da una parte, personalistico dall’altra, sono solo apparentemente in conflitto all’interno di uno stesso testo, in cui, il principio che innesca, conduce e conclude il racconto, è – e forse ancora non è un caso – lo stesso che governa le leggi del suono: un’onda sferica, un movimento da un centro a una periferia che va e torna come un respiro. Un centro ci vuole, dice Fresu: ci vuole un’origine, un’identità; una casa, un luogo che sia depositario di memoria ma anche punto di partenza perché solo dal viaggio, dall’incontro, dal confronto deriva un arricchimento e il vero riconoscimento di noi stessi oltre che dell’altro.

PRESENTAZIONI DI LIBRI E CD: IL PROGRAMMA
LA MAPPA DELLE JAM SESSION

Il ragazzo di Berchidda Sembra facile da dire oggi (o forse no, visti i difficoltosi flussi e riflussi con cui si manifesta la globalizzazione) ma non dev’essere stato altrettanto circa quarant’anni fa, quando un giovane studente del conservatorio di Sassari si innamora del linguaggio musicale delle contaminazioni per eccellenza, in un mondo accademico che guarda ancora al jazz come alla «musica del diavolo». Da allora molte cose sono cambiate: dalla banda di paese Bernardo De Muro ai palchi più prestigiosi del mondo, dalle collaborazioni con artisti di ogni nazionalità all’elaborazione di un proprio progetto che trova sostanza nella fondazione della Tuk Music, casa discografica la cui attenzione particolare è rivolta alle nuove leve del jazz italiano, un ambiente che Fresu reputa tra i più stimolanti e ricchi di fermento al mondo a dispetto della mancanza di fiducia di cui spesso sembra soffrire. Scorrendo le immagini dell’apparato iconografico che correda il testo (oltre a scoprire che Fresu è spesso anche autore delle bellissime grafiche dei suoi cd) si segue un viaggio straordinario e ci si accorge che, come in ogni viaggio, c’è un’andata e c’è un ritorno.

GUIDI: «CENTROCAMPISTA TRA I GIGANTI RAVA E STANKO»

Tradizione Infatti Paolo Fresu del detto mahleriano «La tradizione è salvaguardia del fuoco, non adorazione della cenere» ha fatto un principio fondante della sua vita e nel suo lungo e variegato percorso mai ha abbandonato il suo genius loci: quella Berchidda in cui imbraccia per la prima volta tromba accanto al pastore o ai compagni di banda, quella Berchidda in cui, ora da trent’anni, ogni agosto, tra i sassi aspri delle montagne e i belati dei pascoli, in una chiesa un po’ dimenticata o vicino a un ruscello, si rinnova il piccolo miracolo di una comunità di persone, artisti e non, autoctone e straniere che vivono e dialogano a tempo di jazz. «Che ce l’avevamo fatta – scherza, ma forse neanche non troppo, riferendosi al festival Time in Jazz di Berchidda- l’ho capito quando ho letto l’intervista a un pastore che diceva “Alle mie mucche faccio sentire il jazz perché così fanno più latte”». Non ci si può stupire quindi nel sentir dire da Paolo Fresu «per me la musica è tutto»: o meglio, argomenta, è lo strumento di tutto, il suo proprio modo di stare al mondo e di agire sul mondo.

L’ostinato Non esiste musica suonata nel vuoto di una sala: la musica, come le arti visive, non sono fini a sé stesse, non hanno senso al di là dell’orizzonte dell’umano e trovano la loro più alta dimensione solo nel momento in cui si fanno veicolo dell’umano, di sensi e significati, linguaggio in grado di travalicare i limiti della comunicazione convenzionale. Da decenni il ragazzo ostinato di Berchidda, che intitolò appunto «Ostinato» il suo album d’esordio del 1985, in cui propose coraggiosamente un mostro sacro dei jazz standard come ‘round midnight di Thelonious Monk, ha continuato a cercare la sua voce, il suo suono. Ed è ancora nel segno di ‘round midnight, che è anche il nome del programma di concerti notturni di che si tengono al teatro Morlacchi di Perugia, che ha rinnovato il suo dialogo con il pubblico di Umbria Jazz duettando con il pianista Uri Caine, ancora compagno di sperimentazioni nel lavoro di recente pubblicazione «Two minuettos». Con straordinaria semplicità i due musicisti abbracciano un repertorio che va da classici per antonomasia (Bach, Mahler, Gershwin) alla canzone d’autore italiana (Fabrizio, Lauzi con Almeno tu nell’universo, Caruso) e straniera (Joni Mitchel, John Lennon) fino a indagare la musica barocca di Monteverdi e Barbara Strozzi. Per chi volesse vedere Fresu ancora una volta all’opera a Umbria Jazz, sabato 15 il trombettista sarà al teatro Morlacchi per la notte dedicata a Gil Evans.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.