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mercoledì 20 ottobre - Aggiornato alle 02:05

Uj, macchina organizzativa «perfetta e rodata» grazie alla passione. Lazzari: «Tutti si sentono parte integrante del festival»

Imponente lo sforzo organizzativo che ogni anno si ripete per la realizzazione del festival. Parla Stefano Lazzari, dal 2006 responsabile della produzione

L'Arena Santa Giuliana allestita durante Umbria jazz

di Dan. Bo e Dan.Nar.

Si è chiuso ormai il sipario di Umbria jazz, con una edizione da record. Tutto è stato già detto a bilancio ma ancora ci sono aspetti da sottolineare e che hanno contribuito, e non poco, al suo successo. Perché lo sforzo organizzativo che ogni anno si ripete per la realizzazione di un festival importante come Umbria Jazz è davvero imponente. Ed infatti, anche nella tradizionale conferenza stampa conclusiva è stato evidenziato come la macchina di Uj sia «rodata e perfetta». Ma andiamo a scoprire cosa c’è veramente dietro questo meccanismo oliatissimo.

IL BILANCIO

Passione Un componente fondamentale della benzina che alimenta la macchina di Umbria Jazz è la passione. Permettere a centinaia di migliaia di persone di poter godere del festival richiede uno sforzo massiccio a livello organizzativo che, di fatto, in certi casi va avanti tutto l’anno. Al vertice della piramide c’è Stefano Lazzari, 41 anni, dal 2006 responsabile della produzione: «Mi sono trovato a dover fare questo lavoro all’improvviso, a maggio, quando morì Sauro Peducci, che ricopriva il mio ruolo. Umanamente e professionalmente, è una persona che mi ha dato tanto. Lui era il ‘completamento’ perfetto di Carlo Pagnotta: se Carlo rappresenta la parte artistica, esplosiva ed estrosa, lui era uno metodico, che dava corpo alle idee e ai programmi di Carlo». Come membro dello staff, Lazzari il suo primo festival lo ha fatto nel 1997: «All’inizio come molti – racconta – l’ho fatto per passione verso questa manifestazione e perché cercavo un lavoretto con cui ottenere un minimo di autonomia. Ero un runner, se vuoi il ruolo più basso della catena della produzione, una sorta di jolly. Quindi io il festival lo conosco dal basso, in tutti i suoi ruoli o quasi».

Numeri Da lì il festival nel corso degli anni ha investito sulla figura di Lazzari, «dunque quando nel 2006 morì improvvisamente Sauro, io ero preparato». Intorno a lui ci sono circa 200 persone: 50 sono tecnici, professionisti di vari settori, dall’audio alle luci, dagli strumenti alla progettazione fino alla gestione dei palchi e della sicurezza; «ho fortemente voluto nel corso del tempo – spiega – che tutte queste professionalità fossero legate in modo diretto al festival, e oggi stiamo raccogliendo, anche in termini di soddisfazione di artisti e pubblico, i frutti di questa scelta». L’altro comparto fondamentale, circa 150 persone in tutto, è composto da tanti ruoli diversi che in certi casi hanno anche punti di contatto: da quelli che lavorano nei camerini ai facchini, dai runner alle maschere fino a quelli che si occupano della biglietteria. «Tutti – racconta Lazzari – credono nel festival come un qualcosa che li rappresenta; nessuno si limita al compitino e si sentono parte integrante di Umbria Jazz. Tutti danno il meglio andando anche oltre gli accordi, cercando di capire le esigenze del momento e collaborando».

Le risorse Tutto ciò ovviamente ha bisogno, oltre che di passione, anche di risorse importanti. Come spiega il responsabile produzione di UJ, il budget annuale per il capitolo organizzazione oscilla tra i 750 mila e i 900 mila euro: «Per quanto riguarda la parte strutturale e gli allestimenti, cioè per il trasporto, montaggio, noleggio e assistenza di palchi, camerini e gazebo – dice – siamo tra i 180 e i 200 mila euro. Un’altra parte significativa è assorbita dai servizi di noleggio degli impianti, dall’audio fino a luci e video, dai costi per i generatori di energia elettrica, per il pagamento delle forniture e così via». Poi ci sono le spese per il personale e per altri servizi vari, che oscillano tra i 150 e i 180 mila euro all’anno. La macchina per alcune persone è in moto tutto l’anno, mentre per altri l’accensione arriva un mese prima del festival.

Sicurezza A Lazzari tocca anche la parte relativa alla sicurezza, oggetto di numerose polemiche nel 2017 dopo la circolare Gabrielli. Quest’anno la situazione è migliorata per quanto riguarda la fruibilità almeno di piazza IV Novembre, ma di lavoro da fare ce n’è e in questo senso una mano la dà la direttiva del capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno di pochi giorni fa, che revisiona in parte la circolare. «In sostanza – dice Lazzari – si spiega che ci sono modelli non assimilabili tra di loro e, dall’altro lato, invece, caratteristiche comuni a tutti che è giusto ricondurre ad unum». Esemplare in tal senso il caso del palco di piazza IV Novembre, uno dei cuori del festival: «Spesso ai tavoli – dice il responsabile produzione – si fa riferimento al concerto per i 40 anni di Radio Subasio, ma si tratta di cose molto differenti, dalla popolarità dei musicisti ai tempi di svolgimento; ciò che va bene per un evento non necessariamente va bene per un altro, anche se si svolge nello stesso posto. L’auspicio, per il futuro, è quello che venga garantita la sicurezza mantenendo inalterato il ruolo e il valore della manifestazione. Abbiamo fatto tesoro di quanto accaduto nel 2017 e di sicuro, quest’anno, la percezione del festival da parte di chi lo fruisce è migliorata».

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