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mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 05:42

Umbria Jazz, il direttore amministrativo: «Festival da rinnovare». Il problema degli spazi

di Daniele Bovi

Quella che si chiude domenica ha il sapore di un’edizione di Umbria Jazz di transizione tra un 2013 (anno del quarantennale), da ricordare e un 2015 all’insegna del «rinnovamento». La parola l’ha usata domenica mattina nel corso della tradizionale conferenza stampa di chiusura il nuovo direttore amministrativo Luciano Linzi, arrivato pochi mesi fa dopo le dimissioni date, dopo un anno scarso, da Aldo Bruni. «Questo festival – ha detto Linzi – ha bisogno di rinnovamento nella proposta artistica, nella formula, nella struttura organizzativa, negli sponsor». Non una rivoluzione dalle fondamenta, nessuna demolizione dei pilastri, ad esempio le location, che hanno reso Uj un qualcosa di unico al mondo, ma dei cambi sostanziali sì.

Alzare l’asticella «Non serve cambiare i connotati di Umbria Jazz – aggiunge ancora Linzi – ma proiettarla nel futuro alzando l’asticella. Il 2015 sarà un anno delicato». In primis c’è l’Expo, con tutto il suo carico di potenziali visitatori da intercettare, con una promozione che sarà fatta anche in Cina e pure in Sudafrica. «Le risorse per affrontare la nuova era – dice Linzi – dovranno arrivare anche dall’estero». In novembre, come ha spiegato la presidente della Regione Catiuscia Marini, nell’ambito di una missione organizzata da Confindustria Umbria in Sudafrica alla quale parteciperanno più di 40 aziende, Uj avrà il suo spazio per farsi conoscere ancora di più. Sull’aereo ci saranno anche i Funk Off, che suonando marceranno partendo dalla casa nativa di Nelson Mandela, mentre tre concerti andranno in scena al Waterfront di Cape Town.

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Costi Rispondendo alle domande dei giornalisti, Linzi ha spiegato che la sua «è una valutazione di tipo generale. Certe domande però – dice – il festival se le deve porre: ad esempio, quanto costa e cosa rende?». In questo ambito uno dei problemi riguarda i costi dell’Arena Santa Giuliana. Il festival viene organizzato con un budget che ammonta a circa tre milioni di euro, cifre di gran lunga inferiori a quelle di altre importanti realtà, come Montreux per esempio. Di questi soldi ben 500 mila euro sono assorbiti dall’Arena, costi che si sobbarca per interno un festival che non può contare su una struttura permanente, un problema di tutta la città musicale e che uno come Sergio Piazzoli molto sentiva. «I costi dell’Arena – spiega Linzi – sono molto importanti, ed è paradossale che la struttura non possa essere utilizzata anche per altri eventi».

Gli spazi «Pochi giorni prima che morisse – aggiunge Carlo Pagnotta, direttore artistico del festival – io e Sergio abbiamo passato più di tre ore insieme a parlare. Mi diceva che fare rock e pop qui è difficile perché non ci sono spazi, pensava addirittura di non fare più la Stagione d’autore, voleva andare a Parigi e magari dedicarsi all’Isola maggiore». «La sua ossessione – dice sempre sul tema l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco – era quella di uno spazio per fare musica, che non può essere quello di un teatro da 600 posti né di un’Arena da qualche migliaio. La dimensione giusta è 1.500 persone». Nel suo intervento poi Linzi tira fuori un altro problema del quale in città molto si è discusso, ovvero quello della mancanza di un luogo dove il festival possa vivere tutto l’anno: «Umbria Jazz – dice – ha bisogno di essere rappresentato e riconoscibile, un posto dove magari raccogliere tutto il materiale audio-video, dove vendere. Chiederemo per questo la collaborazione del nuovo sindaco. Uj non può vivere solo a luglio e a dicembre».

Il 2015 Pensando al 2015, i timori riguardano anche l’assetto della Fondazione Umbria Jazz, «pensata – sottolinea Marini – per dare stabilità al festival». Oltre alla possibilità che, come riportato nelle settimane scorse da Umbria24, la prossima giunta della Camera di commercio di Perugia abbandoni la compagine, «la Provincia – continua la presidente – non avrà più competenze e autonomia, mentre le Camere di commercio sembra verranno riformate. Tutto ciò comporta per noi un carico di responsabilità maggiore. Per il futuro dovremo essere in grado anche di fidelizzare gli sponsor e di cercarne di nuovi che scommettano su questo grande evento. Occorre dare certezze per il futuro e noi qui oggi dobbiamo prendere una responsabilità pubblica». Insomma, nel 2015 sotto molti aspetti si potrebbe vedere una nuova Umbria Jazz.

Twitter @DanieleBovi

Una replica a “Umbria Jazz, il direttore amministrativo: «Festival da rinnovare». Il problema degli spazi”

  1. Ivan68 ha detto:

    Tornate al piccolo,come all’inizio… poche spese,e tanti talenti veri e nostrani!!!
    i biglietti omaggio,dateli a chi li merita o ne ha bisogno,regalate o fate sconti a tutti quei ragazzi,artisti in erba e precari…ho sentito gente,famiglie, che avevano ottenuto dei pass gratuiti,senza nessuna mansione o utilità al festival.
    ma come si fa!?

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