Hiromi, round midnight al Morlacchi ©M.Alessia Manti

di Lucia Caruso

Esplosiva, emozionante, travolgente. Hiromi Uehara, la giovane pianista giapponese tornata sul palcoscenico di Umbria Jazz, ieri, sabato 13 luglio, ha letteralmente mandato in visibilio il pubblico del Teatro Morlacchi.

Il curriculum E non c’è da stupirsi tenendo conto del suo biglietto da visita. A soli 7 anni la piccola Hiromi fa il suo ingresso nella Yamaha School of Music, a 14 anni partecipa alla Filarmonica Ceca e a 17 suona in duo con Chick Corea per diventare poi l’allieva prediletta di Ahmad Jamal, “il prestigatore del piano”. Nella decima edizione di Umbria Jazz Winter a Orvieto viene presentata come una sorpresa. Allora poco nota al pubblico italiano ed europeo mostra subito le sue straordinarie doti e la sua personalità eclettica. Nel 2004 partecipa a Umbria Jazz aprendo l’esibizione dei “Big Four”, sotto gli applausi entusiasti di un pubblico incantato. Ed è un susseguirsi di successi.

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Il concerto Ieri ad accompagnarla nel concerto di mezzanotte al Morlacchi le rapide bacchette di Steve Smith e il ‘rotondo e morbido’ basso di Anthony Jackson, che sembrano giocare, divertiti, con l’istrionica giapponesina.

Tra jazz e free jazz La giovane pianista si destreggia con grande abilità tra jazz e free jazz, contaminando le atmosfere di incursioni nel rock e nel fusion. L’elettronica della sua tastiera si mescola ai sapori orientali del pianoforte regalando dimensioni nuove e inesplorate che scomodano un universo sonoro quasi metafisico. Ride e sorride, si alza, si siede, salta sul suo sgabello, suona in piedi e canticchia sottovoce. Pare un folletto che volteggia tra le tamburellate di colore di cui tinge il pentagramma. Le sue mani percorrono i tasti del pianoforte in lungo e in largo come se si muovessero da sole.

La carica adrenalinica Hiromi è dentro la sua musica, travolta e sedotta dalle sue stesse note. La sua carica adrenalinica è incontenibile e la riversa sul pubblico, come se non avesse più spazio dentro di sè per contenerla. E il pubblico si lascia andare come ipnotizzato da quella potente forza espressiva. Il concerto è un climax di energia e di emozioni che merita una lunghissima standing ovation. Performance strepitosa.

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