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martedì 19 ottobre - Aggiornato alle 14:42

Umbria Jazz, da Haden a Ellington il duo Valdes-Rubalcaba. Convince la «Nuova cosa» di Christian McBride

In un’Arena ancora una volta con pochi spettatori due set di ottima musica aspettando Shorter e Wilson

Valdes e Rubalcaba ©Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

Metti sullo stesso palco due gran coda, a suonarli uno dei più influenti musicisti jazz della scuola cubana, ovvero Chucho Valdes, e Gonzalo Rubalcaba, tra quelli che hanno raccolto l’eredità del primo; mescolare bene e il risultato è la serata di ottima musica servita agli spettatori giovedì all’Arena Santa Giuliana. Un duetto ricco di colori, dal jazz alle sonorità latine, in un set dove i due pianisti si sono presi lungo tempo per dei brani da eseguire in solitaria, come «My love and I» di Charlie Haden che Rubalcaba ha suonato in memoria del grande contrabbassista, morto nel 2014, che già intorno alla metà degli anni ’80 volle portare nel suo gruppo l’allora poco più che ventenne pianista cubano. Un Rubalcaba, quello visto e sentito all’Arena, dalla vena più intima rispetto all’esuberanza del collega. I due hanno chiuso la serata con una lunga rilettura di «Caravan» di Duke Ellington, prendendo il celeberrimo motivo e piegandolo verso molte strade sonore diverse fino all’esplosione finale a quattro mani dal sapore latino.

FOTO: I DUE CONCERTI DELL’ARENA
VIDEO: VALDES E RUBALCABA

Arriva McBride Nella seconda parte della serata, andata avanti fin quasi all’una, è toccato al quartetto guidato dal contrabbassista Christian McBride e formato da Marcus Strickland al sax, Nasheet Waits alla batteria (figlio del grande percussionista Freddie) e Josh Evans alla tromba. Una formazione che, come spiegato dallo stesso McBride dal palco, è una «nuova cosa»; «jawn» infatti a Filadelfia, città dove il contrabbassista 45enne è nato e cresciuto, è una parola da usare un po’ in tutte le occasioni, «ad esempio – dice – quando non ti ricordi il nome di qualcosa, di un posto e così via». Il concerto di giovedì è stato anche l’occasione per ascoltare un po’ del nuovo materiale che il quartetto inciderà in un disco di prossima uscita, come il blues di Strickland intitolato, sul momento, «Thursday night blues». In scaletta anche «Brother Malcolm», lungo pezzo di McBride dagli echi molto coltrainiani e le improvvisazioni di Strickland ed Evans sul brano, «Take it to the ozone», di un altro grande trombettista come Freddie Hubbard.

VIDEO: IL CONCERTO DEL QUARTETTO DI MCBRIDE 
VITA, MUSICA ED ECCESSI DI BRIAN WILSON

Pochi spettatori Dentro anche una ballad scritta da Waits, «Kush», e il tema inconfondibile, anche questo ampiamente sviluppato dalla coppia di ottimi fiati sui quali McBride può contare, di «United», scritta da Wayne Shorter per i Jazz Messengers di Art Blakey. A fare da filo conduttore del tutto il virtuosismo del contrabbassista statunitense; una musica che comunica grande divertimento, classe e compattezza. Peccato che ad ascoltare il tutto ci fossero i soliti pochi spettatori, meno di mille, un dato sul quale il festival dovrà riflettere dato che, stando ai numeri che circolano in queste ore (quelli ufficiali verranno comunicati solo domenica), in tutto al momento ci sono stati all’Arena circa 7 mila spettatori. Non male invece le prevendite per uno dei concerti più importanti del festival, quello di Brian Wilson per il quale sono stati venduti per ora quasi 3 mila biglietti.

Twitter @DanieleBovi

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