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venerdì 22 ottobre - Aggiornato alle 18:30

Umbria Jazz, Dr. John e la sua personalissima rilettura di Armstrong

Dr. John ieri sera all'Arena (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Giusto un anno fa sul palco dell’Arena Santa Giuliana c’era Wynton Marsalis con sua Jazz at Lincoln Orchestra, figlio di quella New Orleans così come Dr. John, al secolo Malcolm John «Mac» Rebennack Jr, che martedì sera ha messo in scena il suo personalissimo omaggio al cittadino più famoso della città della Louisiana, ovvero Louis Armstrong. Un anno fa Marsalis attinse, senza allontanarvisi musicalmente, dal repertorio del blues, di Count Basie, Duke Ellington e altri pezzo meno noti. Un progetto che non potrebbe più diverso da quello messo in scena da Dr. John, che rilegge Armstrong con le sue lenti musicali che nel corso degli anni hanno fuso lo zydeco, il rock, il jazz. Il risultato che ne esce non è entusiasmante. L’anima di «Satchmo», il soprannome che è stato affibbiato ad Armstrong per via della sua enorme bocca (dall’inglese satchel mouth, letteralmente ‘bocca a sacco’), non aleggia sull’Arena.

VIDEO – IL CONCERTO DI DR. JOHN
FOTOGALLERY – IL CONCERTO DI DR. JOHN

Armstrong Ad annunciare Dr. John su palco c’è un presentatore speciale ovvero Renzo Arbore, presidente della Fondazione Umbria Jazz e vecchio amico del Doctor di New Orleans. Città di cui «lui e Armstrong – ha detto – sono i cittadini più illustri». Ricercatamente elegante, dall’occhiale nero all’abito color ruggine a strisce gialle fino al cappello e alla lunga coda Dr. John, 74 anni, insieme al suo bastone raggiunge il pianoforte dove inizia con a «What a wonderful world» e proseguendo, fra le altre, con «Memories of you» e «Mack the knive» che scorrono scandite dalla sua voce squillante e sardonica. Sul palco con lui la trombonista Sarah Morrow, un Hammond organ, chitarra, batteria e una sezione di fiati interamente composta da musicisti perugini, membri della Perugia Jazz Orchestra.

VIDEO – IL CONCERTO DEI GALACTIC 
FOTOGALLERY – IL CONCERTO DEI GALACTIC

Galactic Nella prima parte della serata invece i protagonisti dell’Arena sono stati i Galactic, ovvero la voce di Maggie Koerner, Robert Mercurio al basso, Ben Ellman al sassofono e armonica, Richard Vogel alle tastiere, Corey Henry al trombone, Jeff Raines alla chitarra e Stanton Moore alle percussioni. Anche loro arrivano da New Orleans, patria di un altro trombonista come Trombone Shorty al quale il sound dei Galactic, energetico, sembra in certi casi avvicinarsi. Una fusione di rock, (poco) jazz, blues, hip hop e molto funk caratterizzata da una certa immediatezza.

Twitter @DanieleBovi

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