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sabato 16 ottobre - Aggiornato alle 18:14

Umbria jazz, Wilson e Nash ai giovani musicisti delle Clinics Berklee: «Se il pubblico non balla non state suonando bene»

Sassofono e batteria, i due artisti ospiti speciali improvvisano e rispondono alle domande degli studenti. «Le note sono poco importanti, conta il feeling»

Steve Wilson e Lewis Nash, masterclass con studenti della Berklee (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Angela Giorgi

Si accorgono che l’ombra sta girando e fanno spostare gli strumenti in favore di pubblico, suonando con l’audio alle spalle. Il primo gesto di Steve Wilson e Lewis Nash sulla terrazza di piazza del Drago, sede del ‘Berklee college at Umbria jazz’, lascia subito intuire l’indole dei due musicisti: grandi del jazz, in passato al fianco di personaggi del calibro di Sonny Rollins, ma che suonano sempre pensando a chi li ascolta, come non si stancano di ribadire durante l’incontro con gli studenti. Ospiti speciali di Umbria jazz Clinics, Wilson e Nash hanno tenuto, rispettivamente, workshop per sassofono e batteria e la masterclass di martedì 11 luglio.

MASTERCLASS WILSON-NASH: FOTOGALLERY

Una conversazione di due secoli Come una conversazione sul palco, niente di preparato. «Una delle cose più importanti, che si suoni in gruppo o in duo, è che ci sia totale fiducia tra musicisti», spiega Wilson dopo l’esecuzione di “Bright Mississippi” di Thelonious Monk, che avrebbe compiuto cento anni nel 2017. «È fondamentale anche conoscere la storia della musica, iniziando dalle radici: blues, ragtime, dixieland, swing, be-bop, hard-bop. Noi due parliamo lo stesso linguaggio musicale, suonare insieme è come iniziare un conversazione iniziata due secoli fa». Sax e batteria, una formazione insolita che spinge i due musicisti a cercare soluzioni nuove, a inventare ogni volta un approccio inedito allo strumento. «A tutti i batteristi voglio dire che devono conoscere anche l’armonia e la struttura del pezzo, suonare la batteria come fosse un piano» è il consiglio di Wilson agli studenti. «Lewis conosce anche i testi e la melodia di un brano, quando suona un assolo non suona solo la batteria, suona musica. Dovete avvicinare la musica come musicisti, non con batteristi». D’altra parte, anche chi suona uno strumento a fiato deve avere la batteria “dentro”: «Ai miei studenti di sax faccio fare corsi di batteria, perché in questo tipo di musica ognuno di noi deve essere un batterista».

VIDEO: LA MASTERCLASS

Le domande degli studenti Come trovare l’intesa con un musicista con cui si suona per la prima volta? Come migliorare il proprio senso del tempo? Giovanissimi, da tutta Italia e dal mondo, gli studenti tempestano di domande gli artisti. «La chiave è nello sguardo: il bassista non deve perdere di vista il piatto destro, che è il “gps” della musica, e il batterista deve seguire la mano destra sulle corde». Consigli su come gestire l’ansia da palcoscenico, come dosare rabbia e malessere, indicazioni tecniche – «Come si fa a suonare veloce? Suonando lento, diceva Sonny Stitt» – e massime sulla musica. Quello che Wilson e Nash cercano di trasmettere ai jazzisti in erba non sono le note, è il feeling.

INTERVISTA A STEVE WILSON

La musica oggi? Assoli troppo lunghi Filtrato da secoli di evoluzione e miriadi di mutazioni genetiche, il jazz sembra aver perso quell’urgenza e immediatezza che trascinavano sulla pista il pubblico delle grandi ballroom nei primi decenni del Novecento. «Spesso si dimentica che questa musica era il pop degli anni ‘20 e ’30: tutti la ballavano. Se riuscite a ballare, vuol dire che funziona». Come antidoto alla tendenza del jazz contemporaneo all’autocompiacimento e ai lunghi assoli, secondo quanto affermano esplicitamente, Wilson e Nash portano alla memoria gli aneddoti della storia: «Quando suonava nelle gare tra band alla Savoy Ballroom, Chick Webb vinceva sempre, anche “contro” Count Basie e Duke Ellington, perché quando suonava tutti si alzavano per ballare». E ancora: «Ben Riley mi diceva che sapeva che stavano suonando con il tempo giusto quando Monk smetteva di suonare e iniziava a ballare».

La 32ª edizione 2017 del Berklee College at Umbria Jazz Clinics è il gemellaggio più longevo della storia del famoso college di Boston, che offre borse di studio per durate variabili e alcune “full tuition” per l’intera copertura del corso estivo. L’iscrizione avviene su selezione online, novità 2017 che ha sostituito le precedenti audizioni del primo giorno. I corsi spaziano dallo strumento all’insieme, fino all’improvvisazione e trovano conclusione ideale nei saggi finali, parte integrante dell’attività concertistica di Umbria jazz. Anche per l’edizione 2017 tutti gli iscritti possono assistere gratuitamente ai concerti dell’arena Santa Giuliana. «Sono andato già a sentire i Kraftwerk», ci racconta uno studente tedesco di piano, mentre il suo collega turco ha assistito alla performance del suo insegnante nella formazione Kemenjazz. Un’esperienza cosmopolita caratterizzata da una sana competizione tra musicisti di alto livello, che studiano e si impegnano non per primeggiare l’uno sull’altro, ma per crescere insieme.

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