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domenica 16 maggio - Aggiornato alle 14:19

Uj, 35 mila biglietti e 1,5 milioni di incasso: «Edizione da record». Pagnotta: «Scusate per i Chainsmokers»

Il bilancio del festival, Arbore: «Mai vista una Perugia così piena». Vertici soddisfatti sul piano artistico, il direttore sul duo americano: «M’hanno fregato»

Corso Vannucci durante Umbria jazz

di Daniele Bovi

Quella che si chiuderà domenica sarà ricordata come «un’edizione da record» di Umbria Jazz, con una Perugia «mai vista così piena». All’hotel Brufani in mattinata si è tenuta la consueta conferenza stampa in cui è stato fatto il bilancio della manifestazione in un anno particolare per vari motivi. Per la prima volta il festival ha potuto godere del riconoscimento di «manifestazione di rilevante interesse nazionale», con annesso finanziamento ministeriale da un milione di euro all’anno, e in più c’era la necessità di capire se e quanto il post terremoto avrebbe influito sulle presenze. Dai numeri forniti dall’organizzazione, il peggio sembra nettamente alle spalle: 35 mila paganti, cioè il numero più alto degli ultimi anni, 1,450 milioni di euro di incasso tra biglietti e merchandising (le cui vendite sono cresciute del 65%) e una stima di circa 400 mila presenze in città durante i dieci giorni di festival.

I numeri Oltre 300 le ore di musica suonate da più di 500 artisti in 250 concerti. E proprio sul fronte artistico la soddisfazione da parte degli organizzatori c’è: in particolare vengono sottolineate le serate come quella dedicata a Quincy Jones, il concerto di David Byrne, i Massive Attack, il programma (tra i migliori degli ultimi anni) alla Sala Podiani della Galleria nazionale e al teatro Morlacchi, i nuovi talenti delle Clinics (interamente finanziate dal festival) e del Conad contest, il successo di pubblico nei ristoranti, il ruolo sempre più centrale dell’UJ Orchestra, protagonista durante la festa per Quincy Jones e domenica sera con Gregory Porter. Un neo in realtà c’è, e Pagnotta lo ammette: «Chiedo scusa per i Chainsmokers – dice – m’hanno fregato. Mi avevano detto che a marzo a Bologna c’erano 13 mila persone ad ascoltarli, e mi sarei accontentato anche della metà». Così non è stato: i paganti sono stati duemila circa, il costo artistico molto alto e la qualità molto bassa. «Io non so che gusti ha la gioventù. Almeno – scherza il direttore artistico rivelando che quest’anno è sfuggito Jamiroquai – i fuochi d’artificio erano belli».

Riconoscimenti e studi Fin dai primi giorni è parso chiaro a tutti che sul fronte delle presenze in città sarebbe stata un’edizione da ricordare: «Sono rimasto ammirato – ha detto Renzo Arbore, presidente della Fondazione UJ – da una Perugia così piena». Stesso concetto espresso anche dall’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini, che ha tenuto la conferenza stampa insieme a Pagnotta, Arbore, al vicepresidente della Fondazione Stefano Mazzoni e al sindaco di Perugia Andrea Romizi: «Quando le cose vanno bene come quest’anno – dice – è facile tenere le conferenze stampa; i numeri hanno dato riscontro del lavoro fatto. È stata una grande edizione, per qualità degli artisti, pubblico pagante, incasso e per la bellezza di Perugia in questi 10 giorni, per la sua atmosfera. È importante poi che questi risultati siano arrivati subito dopo il riconoscimento del Ministero; avremmo fatto una figuraccia nel caso contrario». Cecchini ha voluto ricordare poi, come Pagnotta, anche la notizia di qualche giorno fa, cioè l’avvio di uno studio (coordinato dal professor Luca Ferrucci) sull’impatto economico che UJ ha sul territorio umbro da parte di Fondazione e Università per stranieri: «Bene – dice – che si stabilisca in modo oggettivo qual è l’apporto di UJ; è un aspetto importante».

Minimetrò e spazi Un altro riscontro positivo sul fronte delle presenze arriva dai primi (parziali) dati del minimetrò, aperto tutte le notti fino alle 1.45. Come spiegato da Romizi, fra il 13 e il 18 luglio le validazioni sono cresciute del 22%, mentre se si guarda alla fascia oraria oggetto del prolungamento (quella dalle 21 alle 2 di notte), la crescita è del 33%. Il sindaco rispondendo a una domanda ha voluto rassicurare anche sul fronte dei nuovi spazi: «L’auditorium San Francesco – ha spiegato – sarà pronto entro la fine dell’anno, il Pavone è in fase di ristrutturazione e anche sul Turreno (il protocollo è stato firmato ormai da tre anni, ndr) stiamo lavorando. Nel complesso è stata una grande edizione». E proprio nel nuovo auditorium di San Francesco al prato Pagnotta ha annunciato che il 23 dicembre arriverà un grande coro gospel; per quella data, ha assicurato Romizi, San Francesco sarà aperto.

I social Un impegno particolare è stato profuso dal festival anche sul fronte, ormai strategico, dei social network: 300 mila interazioni su Facebook e Instagram nei giorni di festival, video immersivi a 360 gradi, 15 milioni di impression dalla presentazione del programma (nello stesso periodo 20 mila nuovi fan) e 2.750 ore di video (comprese le dirette dei concerti) viste in 10 giorni. «In questo momento Umbria Jazz – è stato detto domenica – è il terzo festival più seguito al mondo dopo Montreal e Motreux, ma con interazioni uguali o in molti casi maggiori». «Il fatto che il festival – ha detto Arbore – sia il terzo più seguito al mondo è motivo in più per considerarlo un’eccellenza italiana».

Twitter @DanieleBovi

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