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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 11:56

UJ, il palco rimane dov’è. Fondazione Cr Perugia azzera supporto alle Clinics: «Stupiti, vogliono farle chiudere?»

Edizione 2018: intesa con la Soprintendenza. «Piano sicurezza? C’è l’impegno a migliorare molto quello del 2017»

Carlo Pagnotta presidente Umbria Jazz-©Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

Il palco di piazza IV Novembre, «il simbolo di Umbria Jazz», rimarrà «lì dov’è da 45 anni». All’hotel Brufani di Perugia mercoledì è stata presentata l’edizione 2018 del festival, in programma dal 13 al 22 luglio nel centro storico della città; a fare gli onori di casa il direttore artistico Carlo Pagnotta, il vicepresidente della Fondazione UJ Stefano Mazzoni, il nuovo direttore amministrativo Giampiero Rasimelli, il sindaco di Perugia Andrea Romizi e l’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini. Un’edizione durante la quale lo storico palco sarà montato, come al solito, alla destra della Fontana maggiore; un risultato non scontato viste le prese di posizione delle scorse settimane della Soprintendenza. Martedì sul punto c’è stata una riunione apposita tra gli organizzatori e la soprintendente Marica Mercalli, durante la quale nonostante i dubbi della Soprintendenza è stato stabilito che il palco rimarrà lì.

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La sicurezza L’altro nodo decisivo da sciogliere è quello relativo al piano sicurezza. Chiudendo l’edizione 2017, la prima durante la quale sono state applicate le misure post Torino, i vertici del festival avevano fatto capire in modo chiaro che nel 2018 le cose sarebbero dovute cambiare, e così sarà a quanto pare. Un primo confronto con Prefettura e forze dell’ordine c’è già stato «e c’è la volontà – ha assicurato Mazzoni – di rivedere un po’ le soluzioni, di migliorarle molto dato che l’anno scorso eravamo “circondati”». Nel 2017 infatti l’accesso a piazza IV Novembre e ai giardini Carducci – le aree dove ci sono i due palchi dei concerti gratuiti – era regolato in modo ferreo da transenne e contapersone, generando qualche disagio. Un assetto che in parte andrà rivisto per permettere alle migliaia di persone che giorno e notte frequentano Umbria Jazz di poterselo godere al meglio.

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La polemica A tenere banco però mercoledì è stata la polemica con la Fondazione Cassa di risparmio di Perugia. Con una lettera arrivata nelle ultimissime ore l’ente guidato da Giampiero Bianconi ha spiegato al festival che nel 2018 non supporterà più le Clinics Berklee, che rappresentano uno dei tratti distintivi di UJ e che si reggono economicamente proprio sui soldi della Fondazione e su quelli del Comune. Da 33 anni centinaia di studenti da ogni parte del mondo arrivano a Perugia per studiare musica durante i giorni del festival: ben 183 nel 2017 provenienti anche, come ha ricordato con un certo orgoglio Pagnotta, da Tokelau, territorio neozelandese composto da tre atolli. «La Fondazione – ha detto il direttore artistico – ha progressivamente ridotto il contributo per le Clinics: prima erano 60 mila euro, poi 50 mila, poi 43 mila e ora zero. Mi complimento con il presidente, questo avviene dopo aver detto per anni che le Clinics andavano istituzionalizzate, dato che ogni anno facciamo domanda a Fondazione e Comune».

Problema Clinics Tra i motivi del niet quel milione di euro che il Ministero dei beni culturali ha deciso di riconoscere ogni anno a UJ, inserendolo nel novero delle manifestazione di rilevante interesse culturale a livello nazionale; come se quel milione, spiegano gli organizzatori, risolvesse tutti i problemi. Quest’anno gli iscritti sono già a quota 150 e ovviamente ci sono problemi: «Secondo questa lettera – attacca Pagnotta – le Clinics chiudono bottega; vogliamo una cosa simile? Io non credo». «Mi sarei aspettato di tutto – dice poi Rasimelli – ma non questo problema». Il direttore a proposito del famoso milione ha sottolineato che «sembra quasi che sia arrivato il milione del Signor Bonaventura; UJ deve confrontarsi in una competizione internazionale in cui giocano festival come quello di Montreal, che ha 25 milioni di budget; di Montreux, 11 milioni di solo costo artistico; di North Sea che ne spende 11 per tre giorni». Insomma, quel milione non è la pozione magica ma un mattone sul quale costruire un rilancio. «Se cala il livello di competitività diminuiscono anche le opportunità che si possono offrire al territorio».

Stupore «La Fondazione – dice ancora Rasimelli – è uno dei soggetti che ha reso possibile UJ e non ne sindachiamo il parere, ma certo desta sorpresa che un ente filantropico, con precise finalità sociali e culturali, ci metta in questa situazione. Qualcuno dovrà pagare il conto e a farlo probabilmente sarà Umbria Jazz». E allora, che fare? Intanto UJ scriverà nei prossimi giorni una lettera a Regione e Comune allo scopo di convocare un tavolo in cui confrontarsi su un tema decisivo: «Abbiamo il problema – sostiene il direttore – di mantenere la sostenibilità di un festival all’altezza del marchio Umbria Jazz. In più faremo una verifica approfondita con le categorie». Proprio sul tema delle Clinics, in precedenza, aveva parlato Romizi sostenendo che «bisogna dare a questo appuntamento sempre più certezze. In più quest’anno lavoreremo molto sui contenitori, come il teatro Morlacchi dove i lavori di restauro grazie a Cucinelli partiranno alla fine del festival; a buon punto invece sono quelli al Pavone e a San Francesco al prato».

La Regione Dalla sua l’assessore Cecchini si è detta certa che quella del 2018 potrà essere un’edizione di «grande rilancio dopo i momenti bui e le preoccupazioni generate dal terremoto. Anche il programma artistico è più robusto; insomma, ci sono tutti gli ingredienti affinché UJ rappresenti una grande occasione culturale e anche di promozione dell’Umbria». Sul piatto la Regione ha confermato l’impegno da 500 mila euro all’anno, i quali stanno a significare che Palazzo Donini «vuole continuare a credere e a scommettere sul festival». Quanto al milione, «ha dato – dice Cecchini – una boccata d’ossigeno importante per rafforzare Umbria Jazz; ma ancora prima dei soldi è importante il riconoscimento». Mercoledì poi è stato alzato il velo sul bel manifesto che farà da sfondo all’edizione 2018, realizzato dall’artista Massimiliano Bardi.

La replica Nel pomeriggio è arrivata, attraverso una nota, la replica di Bianconi, il quale senza mai citare direttamente il caso spiega che «i pilastri fondamentali del metodo con cui la Fondazione opera sono: correttezza, trasparenza e attinenza a criteri oggettivi». «Per le sue politiche erogative – aggiunge – il Consiglio si è ispirato alle indicazioni suggerite dall’Acri – Associazione di Fondazioni e Casse di risparmio – e ha promosso degli specifici bandi a tema. Questo è lo strumento che privilegia lo stanziamento delle risorse su progetti con obiettivi specifici che rispondono alle cresciute esigenze del territorio». Bianconi ricorda poi quali sono i «tre requisiti fondamentali: innovazione, efficienza e soprattutto sostenibilità nel tempo, cioè la capacità di crescere in autonomia evitando stabili contributi di gestione».

Twitter @DanieleBovi

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