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mercoledì 19 maggio - Aggiornato alle 00:37

UJ, nell’ultimo giorno la dichiarazione d’amore al jazz di Trovajoli e quella a Dio dei Take 6

Jarreau e Biondi durante il loro duetto (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

L’amore per Roma e quello per il jazz. Nell’ultima giornata di Umbria Jazz, di fronte ad un teatro Morlacchi pieno è andato in scena il bell’omaggio ad uno dei più importanti musicisti italiani, quell’Armando Trovajoli morto giusto un anno fa all’età di 95 anni. Sul palco la ‘Dino e Franco Piana Jazz Orchestra’ e tanti ospiti speciali come i pianisti Danilo Rea ed Enrico Pieranunzi, la tromba di Enrico Rava e il batterista Roberto Gatto. Ad ascoltare il concerto, voluto dal nuovo direttore amministrativo del festival Luciano Linzi, anche la vedova di Trovajoli, Mariapaola. Da «Anatra all’arancia» a «Jazz prelude» fino a «Sette uomini d’oro», brano dell’omonimo film diretto nel 1965 da Marco Vicario, attraverso gli arrangiamenti dell’orchestra di Dino e Franco Piana il concerto ha il sapore di una dichiarazione d’amore di Trovajoli per il jazz. Un musicista che, è bene ricordarlo, ha lavorato nella sua lunghissima carriera con personaggi del calibro di Miles Davis, Duke Ellington e Chet Baker solo per ricordarne alcuni.

FOTOGALLERY: IL CONCERTO DI BIONDI E JARREAU

IL VIDEO DEL CONCERTO DI BIONDI

IL VIDEO DEL CONCERTO DI AL JARREAU

Golden age In scaletta non mancano neppure «Golden age», decisamente tra i brani più jazz ascoltati, e la colonna sonora tratta da «Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa», la commedia diretta nel ’68 da Ettore Scola con Alberto Sordi e Nino Manfredi. Ovviamente poi, essendone lui il padre, non manca anche una suggestiva versione di «Roma nun fa la stupida stasera». Per chi non fosse stato al concerto ma volesse comunque assaporarne l’atmosfera basta comprare il disco, inciso dall’orchestra di Dino e Franco Piana, che si chiama proprio «Omaggio ad Armando Trovajoli», dove al piano si trova anche Enrico Pieranunzi. Le ultime note del festival invece sono quelle suonate all’Arena poco dopo in una serata dedicata interamente alla voce.

Take 6 e Biondi-Jarreau All’ora dell’aperitivo sul palco sono saliti i Take 6, apprezzatissimo gruppo vocale dall’Alabama attivo sulla scena dagli anni Ottanta. Tra jazz, gospel e venature r&b anche qui un’altra intensa dichiarazione d’amore, stavolta a Dio attraverso la musica. Poi, sotto un cielo minaccioso ma che ha rovesciato sugli spettatori solo poche gocce d’acqua, è stata la volta di uno dei beniamini di Umbria Jazz, lo scatman Al Jarreau in un’esibizione tra ironia e vecchi successi come «Boogie down». Nulla suona particolarmente nuovo e d’altra parte non ci si poteva aspettare altrimenti, ma l’energia e la gioia di vivere di Jarreau è contagiosa e sempre apprezzata. A lui che spende parole d’apprezzamento per UJ («vi conosciamo da Los Angeles a New York. Qui – ha detto – conservate e ‘abbracciate’ questa bellissima musica»), Perugia dedica molti applausi. Per qualche minuto sul palco insieme a Jarreau c’è anche Mario Biondi, «the italian thunder» («il rombo italiano») come lo chiama il vocalist americano. Un breve duetto e poi la scena se la prende il crooner siciliano, che ripercorre la sua (non troppo lunga) storia musicale.

Twitter @DanieleBovi

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