lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 01:04

Uj, l’Anima di Thom Yorke si ‘libera’ dei Radiohead: voce, suoni e visual in volo sull’arena

Un live che ha riassunto i percorsi da solista dell’artista inglese offrendo ai 6mila presenti un’esperienza sensoriale oltre il semplice concerto

Thom Yorke ad Umbria Jazz ©Fabrizio Troccoli

di Danilo Nardoni

Toccare vette musicali più alte dei Radiohead, all’interno dell’universo sonoro che possiamo far rientrare nell’alveo del rock contemporaneo, è operazione difficilissima. Naturalmente prima di tutto per le band “competitor”, figuriamoci poi per uno che è l’anima principale di quella stessa formazione che ha contribuito a segnare nuovi confini della musica in ambito mondiale. Thom Yorke, sempre più immerso nel mondo dei loop elettronici e nelle trame dei beat, la sua “Anima” l’ha tirata fuori e non rimanendo schiacciato da quel gruppo seminale. C’è voluto del tempo ma con l’ultimo disco solista e questo tour, che è arrivato anche a Perugia per l’ultimo sabato sera di Umbria Jazz, sembra esserci riuscito.

Belfi in apertura L’Arena Santa Giuliana con 4.700 persone circa ad attenderlo mostra davvero e fin da subito un bel colpo d’occhio. A scaldare il pubblico a modo suo, quando ancora la notte non è calata sull’arena, arriva il batterista Andrea Belfi. Solo sul palco con tutto il suo carico di sperimentazione ed elettronica, il musicista italiano ma di stanza a Berlino da queste parti per la verità è già arrivato poco tempo fa. Il concerto di ‘batteria solo’ lo aveva proposto nel piccolo teatrino in via del Cortone a Perugia. Le gemme nascoste della musica a volte vanno cercate. Molti se le tengono strette e se le coccolano, ma stavolta a goderne è un pubblico molto più vasto. Bene così allora, con un inizio serata che quindi già promette altrettanto bene.

FOTO DEL CONCERTO DI YORKE

Esperienza sensoriale Intensità, ritmo, melodia, innovazione, sperimentazione, parte visual magnifica: c’è tutto questo a carico dell’imputato Yorke e per controbattere chi lo accusa di essere pesante e noioso nei suoi live da solista. In questo mondo sonoro sbattuto in faccia al pubblico di Umbria Jazz c’è, vero, un senso di ansia e d’impotenza verso un mondo, ed anche un’etica, che vanno a rotoli. La musica apparentemente ne deve esprimere il senso, ma nella luce in mille forme che esplode dal grande schermo e nel profondo delle note c’è quella speranza che ci basta. Gli album da solista di Yorke possono risultare freddi, altrettanto vero, ma dal vivo e con questo tipo di spettacolo la resa è migliore. Merito senza dubbio anche dei visual, per un concerto che alla fine si rivela come un’esperienza sensoriale ricca di sperimentazioni sonore ma anche visive.

VIDEO DEL CONCERTO DI YORKE

Innovatore Il cantautore, polistrumentista, compositore britannico e storico frontman dei Radiohead, uno dei cantanti più importanti e influenti del nuovo millennio, ha eseguito brani dalle sue opere da solista – ‘The Eraser’, ‘Tomorrow’s Modern Boxes’ e ‘Amok’ del supergruppo Atoms For Peace – con il produttore/collaboratore di lunga data Nigel Godrich e il visual artist Tarik Barri. Non sono mancati naturalmente i nuovi pezzi di ‘Anima’, quarto album discografico da solista pubblicato il 27 giugno scorso, scritto e prodotto assieme allo stesso Godrich. Yorke l’innovatore – uno che non sta lì certo a guardarsi allo specchio per compiacersi – e gli altri due sul palco di Perugia hanno così dato vita ad un oceano di colori, immagini e suoni. Spontaneamente, non uscendo dal seminato del solo necessario. Yorke si merita gli applausi anche per il fatto di aver provato ad interagire con il pubblico parlando in italiano. Merito, a quanto pare, della sua fidanzata di origini siciliane, Dajana Roncione. Ed il risultato è da sufficienza piena: «Grazie per essere qui stasera», «Alla prossima».

Scaletta Inizia molto piano Yorke, anche di tonalità vocale, e davanti alle tastiere attacca con ‘Interference’. Poi si alza l’intensità dei beat con ‘Brain in a Bottle’, ‘Impossible Knots’ e ‘Black Swan’. Passa dalla chitarra al basso, dal lap-top alle tastiere, fino all’altro strumento voce, cantando magnificamente. Lascia poi andare il corpo alla sua maniera e danza. A seguire comincia un sali e scendi sonoro con il quale arrivano, tra accelerazioni e rallentamenti, ‘Harrowdown Hill’, ‘Pink Section’, ‘Nose Grows Some’, ‘Last I Heard’, ‘The Clock’, ‘Has Ended’, ‘Amok’, ‘Not the News’, ‘Truth Ray’ e prima della fine l’accoppiata ‘Traffic’ (brano che apre ‘Anima’) e ‘Twist’. Due pezzi che per un attimo fanno trovare conforto ai fan dei Radiohead. Alla fine infatti non c’è nessuna concessione ai brani della band. I più informati lo sapevano già. Gli altri rimangono delusi, ma solo un po’. Basta poco per capire che il live di Yorke non poteva e non doveva dare spazio a quella storia musicale. Questa al momento è un’altra cosa ed è, con i giusti pesi e contromisure del caso, allo stesso tempo emozionante e paritaria. Manca però qualcosa al concerto. Lo si capisce quando arrivano i bis. Yorke rientra e voce e tastiera esegue ‘Dawn Chorus’. Un momento di calma, con i battiti dei beat che si allineano a quelli del cuore, e dove la melodia prende il sopravvento prima dell’esplosione finale con ‘Runwayaway’, ‘Atoms for Peace’ e ‘Default’.

E il jazz? Umbria Jazz ha continuato così ad allargare i suoi orizzonti anche al rock e all’elettronica. Quello di sabato era tra i concerti più attesi fuori dall’ambito del jazz per questa edizione del festival. Non raggiungendo i picchi dello show di David Byrne dello scorso anno, ma comunque uno spettacolo originale, costruito bene e coinvolgente. Ma questo non è un festival jazz? Cosa c’entra il pop, l’elettronica, il rock con il jazz? Quante volte lo abbiamo sentito dire e lo risentiremo. Anche in questa occasione non è mancato da parte di molti il puntuale interrogativo. E continuerà comunque ad esserci finché non si capirà che il festival ha bisogno anche di queste operazioni, con il jazz che riempie i grandi spazi molto difficilmente e solo con pochi grandi artisti. Le stelle del jazz anche quest’anno, comunque, sono rimaste il cuore della manifestazione e perché così deve essere. Ma sabato sera un’altra “stella”, anche se “pop”, ha brillato molto nel cielo sopra il main stage.

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