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venerdì 22 ottobre - Aggiornato alle 19:06

Tra jazz, funk e protesta: il grido elettrico di Terence Blanchard squarcia la notte di UJ

Il trombettista di New Orleans ha tenuto al Morlacchi un concerto dal forte carico politico e umano

Terence Blanchard al Morlacchi (foto Giugliarelli-Umbria24)

di Daniele Bovi

«Breathless», senza fiato. «Non respiro» sono state le ultime parole pronunciate nella troppo breve vita di Eric Garner, afroamericano morto soffocato a 43 anni durante un brutale arresto fatto dalla polizia di New York. È da questo episodio di violenza, uno dei tanti della polizia americana contro gli afroamericani, che bisogna partire per raccontare il concerto dell’e-collective di Terence Blanchard che ha infiammato l’ultima notte di Umbria Jazz. Al teatro Morlacchi il trombettista classe 1962 è sbarcato con una formazione tutta elettrica composta dal pianista Gerald Clayton (apprezzato già altre volte a UJ con le sue band), dal chitarrista Charles Altura, dal bassista David Ginyard jr e dal batterista Gene Coyne. Dimenticate il Blanchard protagonista dei gruppi acustici o dei lavori orchestrali: il suono del suo e-collective è aggressivo, forte e arrabbiato.

FOTOGALLERY: IL CONCERTO

Il concerto I primi 30 minuti scorrono via in un unico flusso sonoro che comprende «See me as I am», preso dall’album «Breathless» registrato nel 2015, alla quale si fondono «Kaos» e «Unchanged», che arrivano invece da «Live», pubblicato l’anno scorso. Il set prosegue con altri tre brani di «Breathless», cioè «Soldiers», «Everglades» e «Cosmic warrior», prima della chiusura con «Choices», preso da «Live». Un muro sonoro di jazz, funk, hip hop, rock e non solo (in certi momenti sembra di riascoltare l’ultimo Miles Davis) dove un ruolo di primo piano ce l’ha certamente la chitarra fusion di Altura (in certi momenti lirica e sognante), mentre Blanchard – che fa ampio uso oltre che dei sintetizzatori anche degli effetti mentre suona la sua tromba – squarcia la notte del Morlacchi con assoli che a tratti sono un grido di protesta.

Carico politico e umano Si potrebbe dire che la musica dell’e-collective di Blanchard sia un po’ un racconto di storie fatto senza usare le parole, affidato cioè solo al disegno di orizzonti sonori. Nel complesso musica di altissimo livello e un concerto dal forte carico politico e umano con dedica finale, e non potrebbe essere altrimenti, per il movimento «Black lives matter». Il pubblico del Morlacchi ha apprezzato e ha tributato un lungo applauso al collettivo del trombettista di New Orleans.

Twitter @DanieleBovi

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