lunedì 26 agosto - Aggiornato alle 03:50

Novanta minuti di Paolo Conte ad Umbria jazz sono sufficienti: in 5mila ad applaudire «il più grande»

Il cantautore con le sue otto decadi sulle spalle durante il concerto all’Arena ha dato ancora una volta tutto se stesso e senza stravolgere i suoi classici

Paolo Conte ad Umbria Jazz 2019 ©️Fabrizio Troccoli

di Danilo Nardoni

L’ultima sua volta a Perugia e sul palco di Umbria jazz era stata nel 2015, con un concerto dedicato al promoter perugino Sergio Piazzoli, suo amico personale e amico di tutti quelli che amano la buona musica. Ad un certo punto Paolo Conte disse basta, facendo il segno inequivocabile che non aveva più voce. Stavolta non ha bisogno di fare cenni, è evidente che ha dato tutto. E si sente. Novanta minuti precisi, tutti di filata come un ‘Diavolo rosso’. Dovevano essere 140 ma alla fine il maestro ha deciso così. Conti alla mano il risultato non è stato diverso. Anzi, forse molto più intenso con il cantautore che a 83 anni non si è risparmiato e ha dato ancora una volta il massimo di quanto alla sua età può offrire. In 5.000, per la prima domenica sera del festival all’Arena Santa Giuliana, sono accorsi tutti per lui. Sold out da giorni. Il primo di Umbria Jazz 2019 all’Arena. Lo hanno anche richiamato a gran voce per i bis, ma naturalmente il sipario non si è più rialzato. E alla fine, comunque, tutti contenti perché con Conte Umbria Jazz ha scritto un’altra bella pagina di musica. Perché è sempre «il più grande», senza dubbio, per usare le stesse parole con le quale è stato introdotto sul palco prima di portare sull’arena la sua “verde milonga” con la quale è venuto a suonare e non di nascosto a farsi amare.

GUARDA LA FOTOGALLERY

Conte e il jazz L’avvocato astigiano si è presentato sul main stage del festival alle 21.30 in punto per il concerto annunciato come quello dei ‘50 anni di Azzurro’. Con lui Umbra Jazz ha accolto ancora una volta nel suo cartellone la canzone d’autore italiana di cui Conte è da oltre cinquant’anni uno dei più amati e autorevoli interpreti. Alla canzone e ai suoi artisti il festival ha dedicato negli anni grande attenzione, ma a Conte ha sempre riservato uno spazio particolare. Perché il jazz, per Conte, è parte imprescindibile di una storia musicale cominciata proprio come pianista e vibrafonista jazz. Non è un caso quindi che l’autore di ‘Azzurro’ sia un frequentatore abbastanza assiduo – e molto amato – dei palcoscenici di Umbria Jazz. Fa pochi concerti ormai e tour, ma in quello del 2019 non poteva non esserci la data di Perugia.

ASCOLTA IL CONCERTO

Canzoni Le sue sono canzoni, bozzetti poetici racchiusi in un raffinato guscio musicale, non hanno bisogno di essere trasformate. Anche se sono anni che si ascoltano, con cinque decadi di capolavori alle spalle, non possono essere stravolte come amano fare tanti cantautori in crisi di ispirazione. La fidata Orchestra che lo accompagna riesce ancora una volta a dare il suono più consono, e l’effetto è sempre di meraviglia. Forse un po’ più “jazzato” del solito per ribadire ancora di più nelle sue canzoni questo tipo di cultura e mood musicale. Inizia in piedi Conte. Poi si siede al piano e parte, naturalmente ad Umbria Jazz, con quel manifesto identitario che è ‘Sotto le stelle del jazz’. Infila gli occhiali neri e con lenti scure e inizia una serie di successi come ‘Come di’, ‘Alle prese con una verde milonga’, ‘Snob’, ‘Madeleine’, ‘Gioco d’azzardo’, ‘Gli impermeabili’, ‘Max’. Per il finale arrivano ‘Messico e nuvole’ e ‘Vieni via con me’, rifatta per la seconda volta per congedarsi dal suo pubblico. La voce di Conte non ne ha più, nemmeno per quell’Azzurro a cui il tour è dedicato, il primo brano, interpretato allora da Adriano Celentano, che l’ha portato ad essere conosciuto in Italia e nel mondo.

Dieci anni fa e non solo Inevitabile il paragone di 10 anni fa. Proprio nel 2009, e sempre all’Arena Santa Giuliana, andò in scena un’altra splendida serata grazie ad una rilettura, con nuove orchestrazioni, delle sue canzoni più celebri e più eseguite. Nel 2001, un altro concerto, ma questa volta la location principale del festival erano i Giardini del Frontone ed i tempi erano quelli di ‘Razmataz’, il complesso progetto in cui il disco era la soundtrack di un lavoro multimediale che comprendeva anche una serie di disegni e bozzetti dello stesso Conte (che per l’occasione furono esposti in una mostra dentro la Rocca Paolina). Del concerto del 2015 abbiamo già detto. Per l’esordio ad Umbria Jazz bisogna però andare indietro di parecchio, addirittura al 1984, in una situazione assolutamente particolare, quando Conte salì sul palco di piazza IV Novembre con la Doctor Dixie Jazz Band e alcuni solisti molto speciali: Renzo Arbore, Pupi Avati e Henghel Gualdi (ci doveva essere anche Lucio Dalla, che diede forfait all’ultimo). Un jazz da amatori di talento, nel segno della tradizione. «Era un jazz fatto alla buona», ha ricordato Conte durante un’intervista radiofonica appena arrivato a Perugia per poi aggiungere: «Quella scena me la rivedo ancora davanti». E naturalmente, aggiungiamo noi, anche quei fortunati che c’erano.

I commenti sono chiusi.