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mercoledì 20 ottobre - Aggiornato alle 02:18

Non incide l’esperimento Chainsmokers: i suoni deludono ma lo show manda comunque in delirio i giovani fan

Tra fuoco, bassi, fumo, colori, coriandoli sparati a raffica lo spettacolo del duo di dj americani andato in scena all’Arena non rimarrà comunque nella storia di Umbria jazz

Chainsmokers sul palco di Umbria jazz ©Fabrizio Troccoli

di Danilo Nardoni e Daniele Bovi

Non erano certo alte, musicalmente parlando, le aspettative per i Chainsmokers. E alla fine lo show andato in scena martedì sera non rimarrà certo nella storia di Umbria jazz. Si può quindi dire che per il festival quello del duo di dj americani è stato sì un esperimento, non ben riuscito però. Nei 45 anni di storia di Umbria Jazz la serata è stata probabilmente, con quella di Mika, la più giovane oltre che tra le più costose. Che la kermesse musicale abbia voglia e intenzione di intercettare un pubblico diverso rispetto a quello che affolla di solito teatri e Arena è cosa nota, e l’inserimento in cartellone dello show dei Chainsmokers è lì a dimostrarlo.

DELIRIO CHAINSMOKERS ALL’ARENA – FOTOGALLERY

Accolti dai fan Alex Pall e Andrew Taggart, cioè i due americani che hanno dato vita allo spettacolo di fronte a duemila giovanissimi (alcuni genitori che li accompagnavano si sono sistemati sulle sedie in fondo alla platea, con volti in certi casi smarriti tipo un pinguino nella savana, ma alla fine anche loro i piedi per ballare li hanno mossi), sono arrivati all’hotel Brufani di Perugia nella mattinata di martedì con un vasto seguito di persone, concedendosi una passeggiata lungo corso Vannucci e qualche selfie. Giù in Arena, invece, un gruppo di adolescenti si era piazzato di fronte ai cancelli ben prima dell’apertura del Santa Giuliana, ansiosi di conquistare la prima fila; altri assisteranno da fuori, anche loro rigorosamente armati di smartphone per catturare almeno un pezzo di questa esperienza pop.

Arsenale da show Di fronte a quelli che il biglietto ce l’avevano era stato montato un arsenale da show: macchina spara fiamme, cannoni lancia coriandoli e smoke machine in serie; più indietro i maxischermo sui quali vengono proiettati i visual ideati per lo spettacolo. Dimenticate però l’impegno e la complessità dei messaggi della serata precedente quando all’Arena si sono esibiti i Massive Attack: qui, a partire dalla musica, è tutto più semplice e pop. Ma un pop, nelle parti in cui almeno qualche spiraglio si può anche percepire, che non incide e non conquista fino in fondo anche se infarcito da melodie acchiappa like.

Scelta sonora Oltre al megashow, anche se pure questo a dire la verità risulta nel complesso molto datato, c’è poco. Delude la scelta sonora che esce dalle casse e mandata a palla ma che comunque basta a mandare i fan in delirio. Uno spettacolo che quindi può essere letto con due piani: quello della folla di ragazzi che con gli smartphone registrano e si portano a casa una serata per loro indimenticabile e quello di chi il concerto lo deve ascoltare e capire in qualche modo. Oltre ai fuochi, fiamme, coriandoli, fumi e luci (certo il costoso show deve pur avere una giustificazione, si parla infatti di cifre molto alte con il concerto che quindi entra nel podio dei più costosi della storia del festival) non c’è ricerca del dettaglio sonoro con brani ammassati in un caleidoscopico dj set. Quattro consolle e un mixer, strumentazione da esibizione per un party in spiaggia ad Ibiza. In altre serate Umbria jazz aveva provato a sperimentare e fatto esperimenti anche con proprie produzioni per strizzare l’occhio ai giovanissimi, basti pensare alle esibizioni di dj Ralf e Subsonica. In questi casi comunque c’era ricerca, improvvisazione e capacità di seguire un’idea ben precisa di musica nella scia di un festival come Umbria jazz.

Dj set Una serata che è stata, in sostanza, un dj set all’insegna della pop house del duo newyorchese tra fuoco, bassi, fumo, colori, coriandoli e stories sparate a raffica su Instagram, il vero regno dei Chainsmokers e dei loro fan. Tutto, da un pezzo della colonna sonora de «Il re leone» (l’attacco di «Il cerchio della vita») a una pietra angolare della dance anni ’90 come «What is love» – che sarà parso paleontologia musicale a un bel pezzo di pubblico – viene frullato da Pall e Taggart, che propongono immancabilmente anche «Everybody hates me», hit da decine di milioni di visualizzazioni. In scaletta anche «Something just like this», altro brano che fa girare come una turbina i contatori su Youtube e Vevo, scritto con i Coldplay di Chris Martin ai quali va il saluto dei due: «Sfortunatamente – dicono – non è qui con noi per cantare e ha bisogno di tutto il vostro supporto». Il dj set va avanti per 90 minuti e il giovanissimo pubblico apprezza cantando, ballando e ovviamente postando su Instagram. Facebook qui sembra come quel mangiacassette proiettato quando i due sparano «What is love».

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