lunedì 26 agosto - Aggiornato alle 02:37

Nick Mason e il piattino di segreti dei Pink Floyd, un viaggio nel tempo da fare a occhi chiusi

Su Umbria Jazz aleggia lo spirito di Syd Barrett e dei primi dischi della band leggendaria: da ‘Arnold Layne’ alla magia di ‘Atom Heart Mother’

©️Fabrizio Troccoli

di Ivano Porfiri

Quando nel 1996, a 20 anni, arrivai a Londra la prima cosa che feci fu andare in Tottenham Court Road a cercare l’Ufo Club. Non so bene neppure cosa mi aspettassi di trovare in quel luogo mitico degli anni ’60. Bene, non solo non trovai l’Ufo, ma neppure il numero 31, dato che non so per quale travaglio urbanistico tutta una serie di civici è stata inghiottita dalla storia. In quel momento pensai che io la fortuna che avevano avuto ragazzi dell’età dei miei genitori di ascoltare i primi Pink Floyd non ce l’avrei mai avuta. Sì, d’accordo, l’anno prima avevo goduto a sentire per intero ‘The Dark Side of the Moon’ in una delle tre serate a Cinecittà (ovviamente già senza Waters). Bellissimo concerto e spettacolo. Ma i Floyd che avevano scavato un solco profondo nella mia giovane mente erano di un periodo precedente: non proprio quelli degli esordi visionari di Syd Barrett, bensì del periodo immediatamente successivo, che va da ‘A Saucerful of secrets’ a ‘Meddle’. Quelli di ‘Atom Heart Mother’ e di ‘Echoes’, del ‘Live a Pompei’, per intenderci.

VIDEO: NICK MASON ALL’ARENA

Col passare degli anni, ci avevo messo una pietra sopra. Poi il tour che non ti aspetti, quello di Nick Mason che va a rispolverare il “piattino di segreti” dei primi Floyd. Il concerto all’Arena Santa Giuliana di Perugia, per Umbria Jazz, per me è stato un viaggio nella «time machine» evocata sul palco dallo stesso Mason. Un viaggio, però, da fare a occhi chiusi. Un’immersione totale nelle sonorità riprodotte abbastanza fedelmente dalla band composta da Gary Kemp, Guy Pratt, Lee Harris e Dom Beken.

FOTOGALLERY: NICK MASON A UJ

Certo, aprendoli gli occhi e anche le orecchie, si ha forte la sensazione di una ‘tribute band’, ma poi pensi che quel ragazzo di 75 anni con la voce un po’ tremante, la batteria all’Ufo Club l’ha suonata per davvero e quando innesca la ritmica di ‘Set the control for the heart of the sun’ si prende il centro della scena ed emerge prepotente l’impronta originale. Così, l’intento dichiarato di “catturare lo spirito” di quei primi Pink Floyd riesce. Fin dalle prime battute con l’uno-due di ‘Interstellar overdrive’ e ‘Astronomy domine’. Ma soprattutto nelle “due canzoni e mezzo” più barrettiane: ‘Remember a day’ (di Wright ma in cui Syd suona la slide guitar), ‘Arnold Layne’, primo singolo per la Bbc, e l’incompiuta ‘Vegetable man’ che viene suonata per la prima volta live.

Ma, almeno per me, la mente prende il volo con ‘Atom heart mother’ (incastonata nelle due parti di ‘If’) e poi, nel primo dei due bis ‘A Saucerful of secrets’ col suo ipnotico giro di accordi. Certo, quando parte l’assolo di chitarra, anche con gli occhi chiusi, si sente la mancanza del tocco magico di Gilmour. Ma poi, riaprendoli dopo il secondo bis, ‘Point me at the sky’ (forse si poteva chiudere con qualcosa di meglio), resta la gratitudine per quel signore con la camicia bianca che, dopo aver scritto pagine di storia della musica, ha ancora voglia di suonare e di far ascoltare quei brani a chi, come me, al posto dell’Ufo Club ha trovato solo un numero civico mancante.

La scaletta

“Interstellar overdrive”
“Astronomy domine”
“Lucifer Sam”
“Fearless”
“Obscured by clouds/When you’re in”
“Remember a day”
“Arnold Layne”
“Vegetable man”
“If/Atom heart mother/If”
“The Nile song”
“Green is the colour”
“Let there be more light”
“Childhood’s end”
“Set the controls for the heart of the Sun”
“See Emily play”
“Bike”
“One of these days”
“A saucerful of secrets”
“Point me at the sky”

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