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venerdì 22 ottobre - Aggiornato alle 18:12

La Cina è sempre più vicina: Umbria jazz raddoppia e vola ai festival di Wulong e Changsha

A fine luglio e primi di ottobre sono due gli eventi targati Uj con artisti italiani e americani. Prosegue il progetto di promozione del jazz, della manifestazione e della regione in oriente

conferenza stampa di annuncio del doppio appuntamento in Cina di Umbria jazz
Umbria jazz in Cina, l'annuncio

di Danilo Nardoni

«Se il jazz è diventato popolare in tutto il mondo perché non può esserlo anche in Cina?». Sta tutta in questa frase di Carlo Pagnotta, direttore artistico di Umbria jazz, il “grande bisogno d’oriente” della manifestazione, oltre che la voglia di continuare a puntare verso levante. Perché quello cinese continua ad essere un mercato appetibile e in crescita, per il festival ma anche per l’Umbria. Umbria jazz allora, sia a fine luglio che i primi di ottobre, volerà ancora una volta in Cina per i festival di Wulong e Changsha. L’occasione dell’annuncio, mentre ancora è in corso Umbria jazz e fino al 16 luglio, è stata quella per il rilancio del progetto che da tempo sta portando il jazz, il festival, la cultura italiana e la promozione dell’Umbria a stringere rapporti sempre più concreti con la Cina.

Artisti italiani e americani Prosegue così e con importanti novità la collaborazione di Umbria jazz con grandi città di altrettante province della Cina. Due nuovi festival cinesi quindi vedranno la manifestazione musicale umbra protagonista con alcune proposte: due gruppi italiani (Funk Off e il progetto Sousaphonix di Mauro Ottolini) suoneranno il 28 e 29 luglio a Wulong (35 milioni di abitanti e nel distretto di Chongqing), mentre tre italiani e due americani (Funk Off, quartetto di Fabrizio Bosso, Karima, Allan Harris e Sammy Miller and The Congregation) dall’1 al 7 ottobre a Changsha (14 milioni, distretto di Hunan). Previsti in questi festival – è stato inoltre sottolineato da Liu Kai, general manager di HB Town Changsha – la presenza di circa 7 milioni di persone e con un centinaio di media che parleranno di Umbria jazz.

Regione e Umbria jazz La Regione Umbria, al fianco di Umbria jazz in questo percorso, «ha fatto un lavoro importante che ha portato risultati giusti» ha dichiarato Pagnotta il quale poi, oltre ai rapporti con la Cina, ha sottolineato in particolare il fatto del «riconoscimento arrivato di recente al jazz e a Umbria jazz» da parte del Ministero dei beni culturali. «Finalmente dopo 40 anni si sono accorti» ha aggiunto il direttore artistico del festival. Tornando alla nuova avventura cinese, Pagnotta inoltre ha ricordato che dopo America, Australia e Brasile ora Umbria jazz «continua a concentrarsi sulla Cina». Nel 2016 quello di Chengdu è stato il primo festival organizzato da Umbria jazz in Cina, a cui però hanno fatto seguito altri impegni cinesi sempre lo scorso anno. È stata rafforzata infatti la collaborazione col JZ Festival di Shanghai (proprio questi giorni a Perugia per la prima volta c’è una band cinese nata all’interno di questo festival) ed è stata consolidata la presenza a Pechino, in stretta collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura, con una settimana cinese di Umbria jazz.

Jazz nel paco Ad illustrare i dettagli dell’iniziativa in programma durante il festival cinese di Changsha (Hunan) è stato Liu Kai, general manager di HB Town. Due saranno le tappe, una in programma dall’1 al 3 ottobre in un’isola poco distante da Changsha e dal 4 al 7 ottobre in un’altra località turistica nella stessa provincia, visitata da 100 milioni di turisti all’anno e dove tra l’altro – è stato ricordato – si sono girate molte scene del film campione di incassi Avatar. La prima parte dei concerti, quelli nell’isola, ha annunciato ancora Liu Kai, si svolgeranno in un parco che è stato realizzato «combinando cultura italiana e quella cinese di Changsha». L’obiettivo è «far conoscere la cultura italiana e il jazz, creando un villaggio autentico italiano, anche con attività commerciali e spettacoli tipicamente italiani proprio come Umbria jazz che puntiamo a fare qui ogni anno». Tra le strutture costruite in questo parco, anche borghi medievali e città ricreati con caratteristiche simili ad Assisi e Venezia e quindi ispirati a questi luoghi.

China day in jazz Durante l’annuncio è stato ricordato anche l’incontro istituzionale dal titolo ‘China day in jazz’ che si terrà venerdì 14 luglio, alle ore 10.30, nell’ Aula Magna dell’Università per Stranieri di Perugia. Una band di musicisti cinesi provenienti da Shanghai, la Jz All Stars Jazz Band nata all’interno del JZ Festival, con gli studenti cinesi della Stranieri e rappresentanti delle istituzioni rifletteranno sul senso culturale della progressiva crescita di interesse per il jazz in Cina.

Shandong, incontri con Regione e Uj Oltre alla delegazione di Changsha e alla band cinese di Shanghai pronta a suonare al festival dal 14 al 16 luglio, in questi giorni sono stati a Perugia per incontri con la Regione Umbria e la Fondazione Umbria Jazz anche rappresentanti della provincia cinese di Shandong guidati dal vice presidente Yu Xiaoming e ricevuti dall’assessore regionale alla cultura Fernanda Cecchini. «Grazie anche a queste giornate di permanenza in Umbria, i rapporti tra la nostra Regione e la Provincia cinese dello Shandong sono sempre più solidi e la nostra intenzione è quella di proseguire sul percorso di collaborazione concreta e fattiva intrapresa in questi anni». È quanto ha affermato l’assessore Cecchini che ha poi aggiunto: «Nel prossimo ottobre una nostra compagnia teatrale Human Beings parteciperà al festival internazionale del teatro di Jinan e Umbria jazz terrà, come nel 2016, un concerto a Qingdao, su iniziativa di un comitato di imprenditori italiani appoggiata dalla Municipalità. Sarebbe bello se in quell’occasione, insieme al teatro si potesse tenere un concerto di Umbria jazz anche a Jinan e avere l’occasione di presentare in quei giorni il complesso delle iniziative di cooperazione tra Umbria e Shandong».

Solo Cina? Nonostante la promozione fatta in Cina nel 2016, non si registrano cinesi in visita qui a Perugia provenienti dalla Cina per seguire Umbria jazz. Così come non si vedono cinesi, in tanti nel capoluogo umbro per studio e lavoro, partecipare in massa ai concerti. Certo, in Giappone la cultura del jazz è molto più avanti e invece in Cina tutto l’interesse sta nascendo ora. Considerazioni che fanno pensare ad un percorso di promozione ancora lungo e non semplice. Altri “mercati” invece, come quelli del Nord Europa, hanno una cultura del jazz molto forte. Magari puntare anche su questi, compresi pure i loro interessanti e suggestivi artisti, non sarebbe sbagliato. C’è in atto una riflessione di questo tipo?

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