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venerdì 22 ottobre - Aggiornato alle 17:23

In mostra «6 per il jazz»: quando la musica diventa immagine e l’immagine è musica

Sei per il Jazz

di Lucia Caruso e Maurizio Troccoli

Ci sono immagini che hanno maggiore forza evocativa delle parole. E possono raccontare, proprio come un diario di bordo. E possono custodire, proprio come la memoria fa con gli attimi che trattiene all’oblio. E possono esaltare, come le note di un piano sotto la voce narrante di una malinconica poesia. Accade a Palazzo degli Oddi Marini Clarelli, in via dei Priori, a Perugia, durante l’edizione 2014 di Umbria Jazz.  Eccoli affissi al muro gli obiettivi di sei fotografi di estrazioni diverse, che le vie e le vite del jazz, le attraversano e indagano da anni.

I fotografi Adriano Scognamillo, Marco Giugliarelli, Matteo Crocchioni, Tim Dickerson, Fuji e Oreste Testa, aprono insolite fenditoie, improvvisi squarci e imprevedibili paesaggi utili a divagare, per chi ricerca interessanti distrazioni, validi a orientarsi per chi è impegnato a tracciarsi un sentiero in questo perimetro di storia del jazz.

Gli scatti Così con Tim Dickinson le note si materializzano in impeto e forza muscolare e gli artisti sono intrappolati nei tratti robusti delle loro sagome e dei loro profili. Come fossero un prolungamento elastico dei propri strumenti. In Fuji gli artisti sono personaggi di una vicenda fantastica e le ambientazioni poesie che li intrappolano, rendendoli prigionieri delle proprie sonorità. Andrea Scognamillo prende il bianco e il nero e lo domina senza dargli scampo. Ne è cesellatore. Il colore entra nelle sue foto come un contrabbasso un attimo prima delle aperture improvvise del jazz. Oreste Testa firma un vero manifesto di Umbria Jazz. E’ l’immagine dell’ultimo concerto di James Brown a Perugia, in piazza IV Novembre. Correva l’anno 2006, ma è già foto simbolo. L’occhio di Matteo Crocchioni scivola lungo i contorni e le curve di alcuni volti femminili del jazz: sono Rita Marley e Dee Dee Bridgewater. Sono luce i loro coloratissimi gioielli. Sono ombra i loro zigomi neri. E’ penombra invece Petra Magoni che, nelle sue foto, è travolta da una foschia di note. E sono profondamente ‘free jazz’ gli scatti di Marco Giugliarelli. Imprevedibile in ogni contributo. Assolutamente spiazzanti per chi intende vivere una mostra come l’esperienza di una narrazione. C’è una Umbria Jazz infatti, che si racconta dagli spigoli. Giugliarelli l’ha preferita e proposta. Così ha intrattenuto. Così ha sorpreso.

Info La mostra sarà visitabile fino al 20 Luglio, dalle ore 09.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18. Con l’occasione sarà possibile visitare gratuitamente il Palazzo degli Oddi Marini Clarelli.

 

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