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martedì 19 ottobre - Aggiornato alle 14:39

«Happy birthday Umbria Jazz», «La Fiesta» e due bis per la coppia Hancock-Chick Corea

Corea e Hancock sul palco dell'Arena nel 2013 (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

«Happy birthday Umbria Jazz!». A celebrare la festa dei 40 anni di Umbria Jazz sono stati due musicisti d’eccezione, ovvero Herbie Hancock e Chick Corea che venerdì si sono seduti ai loro gran coda per dar vita a quello che, insieme al ritorno di Keith Jarrett, era il concerto più atteso tra quelli dell’Arena. Un evento in esclusiva mondiale per il festival e con appena tre precedenti storici. Oltre al disco che raccoglie le esibizioni live del 1978 (An evening with Herbie Hancock & Chick Corea), il duetto di due re degli 88 tasti è andato in scena dal vivo solo altre tre volte: una nel 1979 in Olanda, l’altra nel 1987 in Giappone e l’ultima nel 2011 al Blue Note di New York per festeggiare i 70 anni di Corea. Poi la serata di venerdì, introdotta da un presentatore speciale come Stefano Bollani, che sabato sarà all’Arena con i quasi cento elementi dell’orchestra del Santa Cecilia di Roma per un viaggio tra Gershwin, Ravel e Bernstein. Con Bollani sul palco però tutto, musicalmente, è possibile.

FOTOGALLERY – IL CONCERTO DI HANCOCK E COREA

Sguardi «Quel disco – ha detto Bollani ad un’arena stracolma – l’ho consumato». E come lui molti altri seduti venerdì sera. Dopo la breve introduzione i due si siedono, si scrutano cercano l’intesa e il concerto può iniziare. Un’intesa cercata nella prima parte lungo le note di una musica respira, gonfiandosi e sgonfiandosi, che corre sul filo dell’improvvisazione lanciata sui temi dettati ora dall’uno, ora dall’altro. Per i due sono applausi che decidono di condividere con Carlo Pagnotta, fondatore e direttore artistico del festival seduto nella penombra, a lato dei musicisti, lì dove ci sono le scalette che portano al backstage. Tra un mese il fondatore compirà 80 anni e si prende gli auguri del duo: «L’ultima volta che sono salito sul palco – ha detto riferendosi al concerto di Keith Jarrett – non ho portato fortuna. Il prossimo anno proviamo a invitarlo di nuovo, ma voi lasciate a casa i telefonini». Qualche applauso, molti di più i fischi non tanto verso Pagnotta quanto verso il pianista di Allentown.

VIDEO – IL CONCERTO DI HANCOCK E COREA

Improvvisazione Il concerto riprende, i due continuano a scrutarsi all’inizio, prima di iniziare a suonare, decidendo a chi tocca l’onore. Si viaggia improvvisando e divertendosi, sullo stile di note che ricordano February Moment, quel salire e scendere spesso su scale scintillanti. Altre volte la musica sembra tesa come il circense in equilibrio sul filo a metri d’altezza, senza mai scivolare. Lungo la seconda parte del concerto arriva un pezzo molto noto di Corea come Sometime Ago, La Fiesta. Versione assai diversa da quella fusion suonata insieme ai Return to forever e da quella nel già citato album, forse più essenziale e spogliata delle note di troppo prima di aprirsi nel tema che l’ha resa celebre.

Spain Pubblico in piedi ma non è finita qui. Il primo bis, intonato anche dalla gente assiepata sotto il palco è un altro cavallo di battaglia di Corea, quel Concierto de Aranjuez proposto molte volte trasformandolo, minuto dopo minuto e nota dopo nota, sul ritmo di Spain, forse il pezzo più noto di Armando «Chick» Corea. Quando sembra doversi abbassare il sipario il grande calore del pubblico fa tornare ancora una volta i due sul palco. Stavolta protagonista è Hancock con Cantaloupe Island. «Grazie e arrivederci, happy birthday Umbria Jazz».

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