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sabato 16 ottobre - Aggiornato alle 17:46

Uj, ecco perché Perugia deve avere la sua «Casa del jazz»

di Daniele Bovi

Il nuovo direttore amministrativo della Fondazione Umbria Jazz Luciano Linzi, nel corso della tradizionale conferenza stampa di chiusura del festival, ha avuto il merito di sollevare il velo su un fatto intorno al quale in molti nel corso degli anni hanno discusso, ovvero la mancanza di un luogo dove Umbria Jazz possa vivere tutto l’anno: «Umbria Jazz – ha spiegato – ha bisogno di essere rappresentato e riconoscibile, un posto dove magari raccogliere tutto il materiale audio-video, dove vendere. Chiederemo per questo la collaborazione del nuovo sindaco. Uj non può vivere solo a luglio e a dicembre». Un auspicio da trasformare in realtà per una lunga serie di motivi. Innanzitutto, se è vero quanto in molti dicono, e cioè che Perugia è una città che deve (ri)trovare una sua identità smarrita da tempo, la casa del jazz potrebbe essere uno dei tanti mattoni con il quale avviare questa opera di ricostruzione.

Nel corso dei decenni Perugia e i perugini hanno cercato di veicolare un’immagine della città fatta di inclusione, accoglienza, dialogo, apertura al mondo anche grazie alla propria Università per stranieri. Se poi questa sia la realtà oppure solo volontà di auto-rappresentazione questo è un altro discorso che porterebbe lontano. Per capire perché a Perugia e ai perugini farebbe un gran bene una casa del jazz bisogna rispondere a una domanda: che cos’è il jazz? Per farlo si possono usare, fra le tante definizioni, le parole di un grande musicista che nella sua vita dedica molto tempo all’insegnamento di quello che considera il più importante lascito culturale dell’America al mondo, il jazz appunto. Nel suo libro «Come il jazz può cambiarti la vita» il trombettista Wynton Marsalis, tra l’altro ospite più volte del festival umbro, spiega che il jazz è rispetto per il prossimo, capacità di saper dialogare, comunicare i sentimenti attraverso la musica in modo vero ed onesto, sapere quando prendere il tuo tempo e quando bisogna ascoltare, lavorare democraticamente insieme per un obiettivo comune, saper usare la creatività senza prevaricare.

Avere un luogo dove comunicare tutto ciò, oltre a vendere e a fare promozione, magari nel centro storico della città, sarebbe molto importante anche perché contribuirebbe ad offrire un’immagine sana di Perugia, troppo spesso vittima degli stereotipi che l’hanno dipinta a triste capitale dello sballo nazionale. Più di un treno nel corso degli ultimi anni è stato perso. Dal 2011 ad esempio l’Unesco, ovvero l’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha deciso che ogni 30 aprile si celebrerà l’International Jazz Day. Una giornata dove in tutto il mondo si vuol sottolineare il ruolo di questa musica e del suo linguaggio di libertà nell’unire le persone e i popoli. Solo per parlare dell’ultima edizione, quella dell’aprile scorso che ha avuto come centro di gravità Osaka, gli eventi in ogni parte del globo sono stati centinaia e centinaia. Una cinquantina di questi dal Nord al Sud dell’Italia tra concerti, seminari e lezioni. In Umbria zero.

In questo discorso non andrebbe ovviamente dimenticato che Perugia è città candidata a Capitale europea della cultura 2019. Benché tra ottobre e novembre delle sei città italiane rimaste in lizza ne rimarrà solo una, un progetto di questo tipo sembra combaciare con quello che è lo slogan della candidatura, ovvero «Fabbricare i luoghi». La casa del jazz potrebbe essere uno di questi luoghi dove fare elaborazione culturale, dove costruire un’idea di cittadinanza europea del futuro che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi di una candidatura che non è, non può e non deve essere una semplice sommatoria di eventi più o meno interessanti. Nella casa, come accennato da Linzi, potrebbe essere ospitato il materiale audio-video e le foto che costituiscono il racconto di 41 anni di festival. Quattro decadi di note che, è bene ricordarlo, sono ormai penetrati tra le pietre di questa antica città e ne costituiscono uno dei tratti più riconoscibili. Foto, audio e video che raccontano un pezzo di storia della città, contribuendo così a formare quel senso comune che rappresenta una delle basi dell’identità e della cittadinanza. Ecco perché servirebbe l’impegno di tutti, in primis quello delle istituzioni, per costruire a Perugia una casa del jazz.

Una replica a “Uj, ecco perché Perugia deve avere la sua «Casa del jazz»”

  1. Paoletta55 ha detto:

    facciamo la porta, quando sono scappati i buoi…bravo renzo,un vero genio!
    😀

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