lunedì 26 agosto - Aggiornato alle 03:51

Diana Krall riabbraccia Uj: l’accoglienza è sempre da grande star e lei ripaga con amore. Arena come un teatro

Insieme alla cantante-pianista anche due geni musicali come Joe Lovano al sax e Marc Ribot alla chitarra. A scaldare la serata il crooner Alan Harris

Diana Krall sul palco di Umbria Jazz

di Danilo Nardoni

Un rituale che si ripete da 23 anni ormai. Le esibizioni a Perugia di Diana Krall sono sempre veri e propri eventi per il pubblico di un festival che ha seguito tutte le evoluzioni della sua carriera. Mancare, anche solo una volta, sarebbe davvero un peccato. Che siano ormai solo i ricordi dei live nello storico e non più esistente jazz club Blue Gardenia o i concerti nella grande Arena Santa Giuliana, Umbria Jazz ha imparato a coccolarsi da sempre la sua musa. Se bisogna trovarne una quella è certo la cantante-pianista canadese. Volto sempre “duro”, in contrasto con la musica fascinosa, come lei, che produce e una voce che migliora e sembra graffiarsi sempre più con gli anni che passano. Così si è presentata per il concerto più atteso della seconda serata all’arena. Ad attenderla circa 3.000 spettatori e oltre: l’accoglienza è sempre da grande star e lei ripaga alla sua maniera con l’area del main stage del festival trasformata in vero e proprio teatro a cielo aperto. Sentirla al chiuso di un teatro Morlacchi potrebbe portare qualche sussulto in più a livello di emozioni, che comunque non sono certo mancate. Ma servirebbero quattro concerti di fila per contenere tutte le richieste. Ad aprire la serata all’arena del primo sabato di Umbria jazz è stato invece il crooner Alan Harris con la sua band. Umbria jazz, insomma, dopo la parentesi “pop” degli italiani Britti-Gazzè, e nel suo più classico cartellone, si può dire che è ufficialmente iniziata. Anche grazie ad una star del jazz che “si sorprende ancora a guardar le stelle”. Come, de resto, i tantissimi innamorati di questa musica che questi giorni stanno arrivando nel capoluogo umbro.

VIDEO DIANA KRALL

Standard, tra America e amore Subito gli assoli dei due special guest – Joe Lovano, uno dei più grandi sassofonisti del jazz contemporaneo e Marc Ribot, geniale chitarrista e creatore di progetti non convenzionali – caratterizzano l’avvio del concerto della Krall, appena introdotta ‘All or nothing at all’. A completare il quintetto Robert Hurst al basso e Karriem Riggins alla batteria. La Krall, oggi senza dubbio una delle più famose e amate star del jazz, è tornata al grande songbook americano prediletto da chiunque faccia jazz. Quello che, del resto, da sempre impreziosisce il suo repertorio. Perugia ne ha avuto quindi un bell’assaggio sabato sera. Standard americani infilati uno dietro l’altro, con l’amore a farla da padrone. Del resto “l’amore è qui per rimanere”, per citare l’ultimo album, ‘Love is here to stay’, ovvero quello di una serie di duetti con Tony Bennett, icona dei crooner. Poi in sequenza le note di ‘L-o-v-e’ di Nat King Cole e ‘I’ve got you under my skin’ (di Cole Porter portato al successo dall’incisione di Frank Sinatra), ‘Devil my care’, ‘Just like a butterfly that’s caught in the rain’. Poi ‘Boulevard of broken dreams’, incisa nell’album dedicato al Nat King Cole Trio, che si può anche archiviare come momento più magico in arrivo a metà concerto. A seguire ‘East of the sun (and West of the moon)’, ‘Cry me a river’, ‘I was doing alright’. Per il bis la pianista dona al pubblico, che trova anche lo slancio finale per andare sotto al palco, anche la bellissima ballata di Bob Dylan ‘This dream of you’.

Gradito ritorno Diana Krall è così tornata a Umbria Jazz a distanza di tre anni dalla precedente apparizione, con il suo trio e con due ospiti davvero molto speciali. Il ritorno della musicista a Perugia è sempre un evento per il pubblico del festival, che si è innamorato del suo elegante tocco pianistico e della calda vocalità praticamente subito, testimone dei primi passi italiani di quella che era destinata a diventare una stupefacente carriera. Era il 1996 e la Krall si esibiva come resident artist in un piccolo club intitolato in suo onore Blue Gardenia, visto che aveva appena inciso un disco tributo a Nat King Cole. Divenne presto chiaro che il jazz aveva finalmente trovato la degna erede, in chiave moderna, della figura di cantante-pianista che aveva avuto illustri precedenti come Carmen McRae, Betty Carter, Shirley Horn. Da allora Diana Krall è stata molte altre volte a Umbria Jazz, che ha potuto così registrare le diverse tappe del suo percorso musicale. Successi discografici, due Grammy Awards (con otto nominations) e altri riconoscimenti prestigiosi, partecipazioni ai più importanti festival internazionali sono tasselli di una vicenda artistica che resta dopo 25 anni in piena evoluzione.

FOTO HARRIS

VIDEO HARRIS

Harris Anche Nat King Cole è emerso nella set list di Allan Harris che con la sua band ha aperto la serata all’arena. ‘Non dimenticar’, ‘Walkin’ my baby back home’, ‘Mona Lisa’ e la finale ‘Nature boy’ hanno preso applausi così come la bella interpretazione di ‘So what’ di Miles Davis e ‘Fly me to the moon’ di Sinatra. Harris, uno dei più assidui frequentatori del festival negli ultimi anni (fino al 21 luglio si esibirà inoltre anche ai Giardini Carducci tutti i giorni), è tornato ad Umbria Jazz sulla scia dell’ultimo disco, dedicato a ‘The Genius of Eddie Jefferson’, uno degli inventori del “vocalese”, genere di nicchia anche per le difficoltà che comporta. Cantante e chitarrista, questo artista di Brooklyn rappresenta la quintessenza della vocalità jazz, in cui riesce ad immettere nuova linfa.

I commenti sono chiusi.