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martedì 19 ottobre - Aggiornato alle 13:44

Bosso in tandem: «In due si prendono più rischi. Il prossimo album? Con Guidi». L’intervista

Il trombettista lunedì è stato protagonista alla sala Podiani di un concerto insieme al pianista Julian Oliver Mazzariello

Bosso durante il concerto (foto Giugliarelli-U24)

di Angela Giorgi

Dal disco che sta preparando con il pianista folignate Giovanni Guidi al tandem con Julian Oliver Mazzariello, dall’impatto che stanno avendo sul mondo della musica le piattaforme streaming alla dimensione del duo. Di questo e di altro parla con Umbria24 il trombettista Fabrizio Bosso, protagonista lunedì alla sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria di un concerto insieme al pianista italo-inglese.

FOTOGALLERY: IL CONCERTO

Vuoi parlarci del live che avete registrato a Umbria Jazz Winter? Com’è tornare a Umbria Jazz dopo questa esperienza?

«Come ho detto anche al pubblico poco fa, alla fine del concerto, è stato un grande piacere il fatto che Carlo abbia voluto rifare lo stesso concerto dopo pochi mesi: un segno di grande fiducia e, per noi, poterlo presentare sempre nell’ambito di Umbria Jazz – anche se questa volta a Perugia – è stata ovviamente una bellissima occasione. Siamo felici quindi di aver proposto questo nuovo lavoro che stiamo portando anche all’estero: a fine agosto partiremo per il Brasile per un tour in duo».

Tandem: la dimensione del duo. Cosa c’è di diverso rispetto a formazioni più allargate o addirittura progetti con orchestre?

«Il fatto che puoi sfruttare tutta la complicità che si crea tra due musicisti: sono due teste che possono diventare anche una, quando c’è grande fiducia nel proprio partner. Puoi creare, stravolgere dei brani in maniera estemporanea, prendere più rischi. Ovviamente deve esserci la conoscenza e la preparazione da parte di entrambi e con Julian questa cosa avviene. Come dico sempre in concerto, è un piacere immenso dividere il palco con lui».

Una domanda che stiamo sottoponendo un po’ a tutti gli artisti: la diffusione della musica attraverso piattaforme tipo Spotify, e quindi la fruizione digitale, cambia l’approccio del musicista e quello dell’ascoltatore?

«Il nostro modo di fare musica assolutamente no, ma cambia per il fruitore, sta un po’ morendo il mercato del disco fisico. Anche se io, da musicista e appassionato di musica, dei miei artisti preferiti compro sempre i dischi. Sicuramente è peggiorata la qualità dell’ascolto. Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di registrare qualche disco in analogico, quindi con le bobine ed è assolutamente un’altra roba. Quando metti su un disco di Miles in vinile, ti sembra di averli nella stanza che suonano lì davanti a te. Adesso è tutto molto finto e quindi, per me, anche per questo il live non potrà mai morire, perché quel sentire dal vivo è tutta un’altra storia. Puoi sentire un disco registrato bene, ma sentire quei suoni uscire dagli strumenti che hai davanti è un’emozione che non si può riprodurre su disco».

Un’ultima domanda “di rito”. Progetti per il futuro?

«Usciranno un po’ di dischi, tra cui un disco con Giovanni Guidi in quintetto con il gruppo americano, con cui abbiamo suonato a Umbria jazz l’anno scorso. Dopo il Brasile partirò per il Giappone per quindici giorni con Rosario Giuliani, insomma tanti concerti».

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