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martedì 19 ottobre - Aggiornato alle 13:00

Aretha Franklin, il ricordo di Umbria Jazz: «Una icona. La paura di volare le ha impedito di essere a Perugia»

Il festival sulla sua pagina Facebook: «Un nome e un volto in cui si poteva identificare un mondo»

Aretha Franklin

«Dunque Dio non ha salvato la Regina. Forse perché non ne ha capito la grandezza. O forse proprio perché l’ha capita, e ha voluto, alla fine, che cantasse solo per lui». Umbria Jazz con un post su Facebook ricorda così Aretha Franklin, morta a 76 anni nelle scorse ore a Detroit, dove il 31 agosto si terranno i funerali. Umbria Jazz l’ha inseguita a lungo e probabilmente è tra i pochissimi big che il festival non è riuscito a a portare sui palchi di Perugia, per un motivo preciso.

Paula di volare «Con Carlo (Pagnotta, ndr) si rievocava – ricorda Paolo Occhiuto – quanto fortemente si provò a farla venire a Umbria Jazz. Tutto vano: lei non volava. Da solida, saggia donna del Sud, non staccava i piedi da terra. Alitalia, che era nostro sponsor, si rese disponibile perfino – se ricordo bene – a farla viaggiare nella cabina di pilotaggio, ospite del comandante e dell’equipaggio. Pare che anche chi ha paura di volare così si senta rassicurato. Purtroppo, nulla da fare. Peccato. Anche perché non ci sarà un’altra Aretha Franklin».

Molto più di una grande voce «Aretha Franklin – prosegue il festival – è stata molto più che una grande voce. È stata una icona, un simbolo, un nome e un volto in cui si poteva identificare un mondo. Ha dato parola, identità, dignità, ad un popolo ed in particolare alla donna Nera, rivendicandone il rispetto. Respect, per me, è la sua canzone per eccellenza. Curiosamente, ho sempre associato lei ed il suo messaggio con una vecchia canzone di John Lennon, che era una felice sintesi di due discriminazioni: Woman is the Nigger of the World»:

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