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venerdì 22 ottobre - Aggiornato alle 19:07

A 49 anni muore il trombettista Roy Hargrove. Molte volte a Umbria jazz

L’artista è stato ospite spesso al festival, sia a Perugia che Orvieto: la prima nel capoluogo umbro nel 1989, l’ultima lo scorso luglio

Roy Hargrove

di Dan. Nar.

Una conoscenza enciclopedica della tradizione, una genialità che gli ha permesso di scrivere pagine fondamentali della storia del jazz moderno, attraverso un linguaggio unico e personale. Una voglia di sperimentare e di mettersi in gioco che lo ha portato ad avventurarsi con risultati eccelsi in svariati territori musicali. Roy Hargrove, considerato uno dei più autorevoli trombettisti jazz al mondo, è morto oggi, per arresto cardiaco in ospedale, alla giovane età di 49 anni. I problemi di droga avuti in passato, da cui comunque era uscito, e le tante terapie a cui era stato sottoposto lo avevano certamente reso molto debole negli ultimi tempi.

Il ricordo di Uj Un artista che attraverso i suoi progetti si è creato una invidiabile reputazione tra addetti ai lavori e pubblico, ritagliandosi così un ruolo di primo piano tra i grandi maestri del jazz contemporaneo. Così lo ha ricordato subito anche Umbria jazz con una nota: «Addio a Roy Hargrove, 49 anni, il ”giovane veterano” del jazz , che nella sua relativamenre breve carriera ha fatto quello che tanti musicisti di jazz non hanno ancora fatto a sessant’anni». Molte volte infatti è stato ospite del festival, sia a Perugia che Orvieto: la prima a Perugia nel 1989, l’ultima lo scorso luglio, il 15 al Morlacchi con il quintetto. Nel 2015, invece, un suo concerto, anche quella volta indimenticabile, fu organizzato alla Rocca di Castiglione del Lago.

Eclettico A cavallo degli anni 80-90 Roy Hargrove era annoverato tra i giovani leoni del nuovo bebop. Texano, ottimi studi (anche un anno alla Berklee) Hargrove era considerato un autorevole epigono della grande filiera dei trombettisti che nell’era del bebop avevano rivoluzionato il jazz: Fats Navarro, Dizzy Gillespie, Clifford Brown. Wynton Marsalis lo aveva scoperto in una visita alla scuola di Dallas in cui il giovanissimo Roy studiava, e lo aveva aiutato ad inserirsi nel mondo del jazz più importante. Seguì una lunga teoria di collaborazioni: Bobby Watson, Jackie McLean, Frank Morgan, Steve Coleman, Johnny Griffin, Jimmy Smith, Oscar Peterson, perfino Sonny Rollins. A 20 anni pubblicò il primo di una lunga serie di dischi da leader e con due di questi ha vinto altrettanti Grammy: Habana, il suo tributo alla musica cubana (anche in questo erede di una importante tradizione di trombettisti bebop innamorati dei suoni caraibici), ed il live Directions in Music, insieme a Herbie Hancock e Michael Brecker. Roy Hargrove era un musicista eclettico e parallelamente alla militanza nella ortodossia del jazz straight ahead si era interessato ai nuovi filoni della Black Music. Ha diretto la band RH Factor, in cui miscelava funk, soul e hip hop ed ha collaborato con artisti come D’Angelo, Erykah Badou, Macy Gray, Marcus Miller, Angelique Kidjo.

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