di Daniele Bovi
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«La Chiesa deve spogliarsi oggi di un pericolo gravissimo che minaccia ogni persona che ne fa parte, cioè tutti: il pericolo della mondanità». E’ questo il cuore dell’attesissimo discorso che Papa Bergoglio ha tenuto poco prima delle 10 alla Sala della Spoliazione. Un discorso durante il quale ha accennato alle indiscrezioni circolate in questi giorni e che parlavano di un «gesto forte» come la cancellazione di tutti i titoli onorifici: «Nei giorni scorsi sui giornali si facevano fantasie – ha detto -, si diceva il Papa “andrà a spogliare la Chiesa, spoglierà gli abiti dei vescovi e dei cardinali” – sorride – ma questa è comunque una buona occasione per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi».
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A braccio Un discorso a braccio, come quello tenuto poco prima all’istituto Serafico, semplice e radicale, dove l’aspetto dominante è parso quello della povertà che dev’essere la dimensione fondamentale del buon cristiano. Parole pronunciate là dove San Francesco si spogliò di tutto, anche del suo padre naturale per abbracciare Dio, una rinuncia che apre ad una paternità e ad una fraternità nuova. «Tutti – ha detto – dobbiamo andare lungo la strada di Gesù che ha fatto anche lui una strada di spoliazione, diventando servitore, volendo essere umiliato fino alla croce. Se noi vogliamo essere cristiani non c’è un’altra strada».
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Pericolo gravissimo Poi l’indicazione di quello che è il «pericolo gravissimo che minaccia ogni persona nella Chiesa e del quale la Chiesa deve spogliarsi, ovvero la mondanità. Il cristiano non può convivere con lo spirito del mondo, con la vanità, la prepotenza e l’orgoglio. Spogliarsi dell’io orgoglioso e distaccarsi dalla brama di avere, dal denaro, che è un idolo che possiede». «Per questo – ha aggiunto il Pontefice – dobbiamo imparare a stare con i poveri, condividere con chi è privo del necessario, toccare la carne di Cristo». Usando una delle sue metafore Bergoglio ha detto che «non possiamo essere cristiani da pasticceria, che sono cose dolci e bellissime ma non saremmo davvero cristiani. Non possiamo fare un cristianesimo più umano, senza croce o senza Gesù, senza spoliazione». «Il Signore – ha detto ancora – ci dia il coraggio di spogliarci dello spirito del mondo, che è la lebbra, il cancro della società, il nemico di Gesù. Chiedo che Gesù ci dia questa grazia».
Mondo selvaggio Il Santo Padre, atteso fuori dalla sala anche dagli operai della ex Merloni, mentre dentro ha incontrato i poveri assistiti dalla Caritas, si rivolge a loro sostenendo che «molti di voi sono stati spogliati da questo mondo selvaggio che non dà lavoro e non aiuta, al quale non importa se ci sono i bambini che muoiono di fame, se le famiglie non hanno da mangiare, se non c’è la dignità di portare pane a casa, se le persone devono fuggire dalla fame e dalla schiavitù trovando poi la morte come successo a Lampedusa. Oggi è un giorno di pianto». Fuori dal protocollo anche l’intervento del vescovo Domenico Sorrentino, che si rivolge a Bergoglio dandogli del tu, ricordando come nessun Papa si fosse mai recato in quella sala: «Qui – ha detto Sorrentino – ci sono persone che non sanno dove dormire o cosa mangiare, altri non hanno lavoro. Il dramma della disoccupazione sta mettendo in ginocchio anche qui centinaia di famiglie. Mi dicono “vescovo dammi un posto di lavoro”».
