Di Daniele Bovi
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La famiglia, il lavoro, la vocazione e la missione: questi i temi al centro delle quattro domande poste dai giovani delle diocesi umbre a Papa Francesco. Almeno 12 mila quelli «dell’Umbrìa», come dice Bergoglio sbagliando simpaticamente l’accento, che hanno stazionato per tutto il giorno sul sagrato della basilica di Santa Maria degli Angeli aspettando di vedere il Papa e, soprattutto, di ascoltare le sue parole. Parole nette quanto radicali nella loro semplicità. Due, in particolare, i messaggi ‘forti’ lanciati: «No – ha detto rivolto ai giovani – alla cultura del provvisorio». «Non abbiate paura – ha detto ancora – di fare i passi definitivi, perché grande è la fantasia dello Spirito Santo». Prima, l’arrivo di Bergoglio tra due ali di folla ‘armate’ di telefoni. Baci ai più piccoli, carezze ai disabili, lacrime; poi l’ingresso alla Porziuncola, il lungo saluto ai frati e la visita. Fuori, la folla ad attenderlo.
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Le domande I primi a prendere la parola sono Nicola e Chiara, giovani sposi perugini con in braccio il loro bimbo piccolo: «Come coppia giovane sentiamo la gioia del matrimonio ma è difficile, come ci può sostenere la Chiesa e cosa possiamo fare noi?». Poi rivolgono la loro domanda Danilo e David di Spoleto e Foligno: «Anche in Umbria la crisi degli ultimi anni ha provocato disagio e povertà, il futuro è incerto e minaccioso: si rischia di perdere la speranza oltre che la sicurezza economica. Come deve guardare al futuro un giovane cristiano?». Poi è la volta di Nicolò e Maria di Narni e Amelia: «Che cosa fare delle nostre vite, come e dove spendere i talenti? A volte ci affascina l’idea del sacerdozio o della vita consacrata ma ci viene paura: come riconoscere la chiamata di Dio?». Gli ultimi a porre la domanda sono Luca, Mirco e Petra di Assisi, Città di Castello e Gubbio: «È bello per noi essere qui con lei e sentire le sue parole. L’anno della fede che si conclude ha posto ai credenti il tema dell’annuncio della buona novella, ma quale può essere il nostro contributo?».
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Le risposte Il Papa, che ha ricevuto le domande alcuni giorni fa, come nel suo stile interrompe la lettura del testo scritto con ampi interventi a braccio. «Cari giovani dell’Umbrìa – dice – buonasera». «Matrimonio e sacerdozio, o vocazione, sono due cose connesse. Due cristiani che si sposano hanno riconosciuto la voce del Signore che dice di fare di due vite una sola vita e una sola carne». Sempre a proposito del matrimonio, Bergoglio ha ricordato quei nonni «che si sono sposati in condizioni più povere delle nostre ma che trovavano la forza nella certezza che il Signore era con loro. Con questa certezza semplice hanno superato le prove più dure». Oggi però «questa base morale non è più garantita da famiglia e tradizione sociale, che privilegia i diritti individuali e non la famiglia. Questi diritti privilegiano le relazioni che durano finché non sorgono difficoltà, ecco perché si parla di rapporti in modo superficiale. Spesso mi dicono “noi ci amiamo tanto e saremo insieme finché durerà l’amore”. Questo è egoismo, non si può dimenticare che la carne è una sola e non può dividersi».
Il monito Da qui il monito: «No alla cultura del provvisorio – ha detto – perché Cristo non ci ha salvati in modo provvisorio. Non abbiate paura di fare passi definitivi, il Signore non vi lascerà soli: fatelo entrare nelle vostre case e lui vi sosterrà sempre». Secondo Bergoglio poi celibato e verginità non sono un chiudersi alla vita, «non è una rinuncia – ha spiegato – perché alla base c’è il sì totale di Cristo verso di noi che ci rende fecondi». Ma come riconoscere e seguire la vocazione?. «Per prima cosa – risponde – bisogna pregare e camminare nella Chiesa. Ogni storia è unica ma tutte partono da un incontro che illumina nel profondo e coinvolge tutta la persona, intelletto e sensi». Infine, il tema della missione che Bergoglio identifica con il Vangelo: «E per primo io – dice – devo essere servitore del Vangelo. Se non ci riesco la mia vita non vale niente. Da soli non ce la facciamo, abbiamo bisogno di salvezza dal male che non è invincibile. Dio è più grande del male: è amore infinito, misericordia senza limiti, che ha vinto il male alla radice e possiamo vincerlo ogni giorno. Ci crediamo o no?». «Sì», urlano all’unisono questi giovani che sembrano aver instaurato con Papa Bergoglio un rapporto speciale.
