Lucinda Childs: Portrait

Criptica, minimal e di forte astrattismo. E’ la proposta che Lucinda Childs, con la sua compagnia, porta in scena per il Festival di Spoleto: danzatrice e coreografa americana, pioniera del minimalismo coreutico, Childs racconta al pubblico del Romano la sua danza e la sua visione. Un lungo esercizio ritmico composto di sequenze in loop, lavorato sulle direzioni, sugli incroci, sui conteggi minuziosi e impeccabili.

Mamma della danza minimal al Romano Un parterre di danzatori che, come metronomi, scandiscono il tempo all’opera stessa, precisi, quasi robotici. In abiti bianchi, anch’essi profondamente essenziali e senza orpelli, Childs e i suoi danzatori raccontano l’avanguardia che la celebre coreografa interpretò negli anni Settanta, sostenuti dalle musiche di John Adams, Philip Glass, Henryk Gorecki e Simeon ten Holt. Difficile definire la risposta del pubblico del Romano, non al gran completo per il primo appuntamento che ha il programma della danza del Due Mondi. Lucinda Childs: a portrait è probabilmente di difficile lettura per il pubblico e gli spettatori restano apparentemente distanti dallo spettacolo in scena: tanti i bisbiglii del Romano e altrettanti i richiami al silenzio da parte del pubblico più attento. La ripetitività dei quadri coreografici, dei movimenti, dei suoni, lasciano poco spazio alla suggestione, all’empatia, alla poesia e tengono ben salda la quarta parete tra pubblico e interpreti.

Bimba di 5 anni: «Racconta la libertà» Ma il trasporto emotivo e forse anche il gusto estetico sono poca cosa difronte all’opportunità di poter ammirare, nella preziosa cornice del Romano, una pietra miliare della danza internazionale, che vanta collaborazioni del calibro di Robert Wilson, ben noto al nostro Festival, Sol LeWitt, Philip Glass, e che concede il privilegio di conoscere un passaggio evolutivo del processo di composizione coreografica e di crescita della danza. Forse sarebbe meglio lasciarsi coinvolgere istintivamente dalle sensazioni, come ha fatto Ludovica, una piccola spettatrice di 5 anni che, osservando attentamente Portrait, ha commentato: «Questo spettacolo parla di libertà». Con gli applausi finali e standing ovation per Lucinda Child sul palco.

 

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