È gremito il teatro Romano di Spoleto per la data unica di La Stanza Viola di Simona Atzori, la danzatrice nata senza gli arti superiori, madrina del Progetto 110 di Mediolanum corporate University, al centro del primo lunedì del 60mo Festival dei Due Mondi.

Simona Atzori al Festival di Spoleto Il progetto coreografico portato in scena racconta di una stanza dove tutte le emozioni convergono e vengono espresse attraverso il movimento, il gesto e il segno. Va detto, per dovere di cronaca, che la Atzori ha dovuto ripensare in 24 ore la scaletta dello spettacolo a causa dell’improvvisa assenza dei due danzatori della Scala di Milano, imprevisto che ha sicuramente destabilizzato e inficiato l’idea drammaturgica iniziale.

Sul palco del Romano dipinge coi piedi Scuote il pubblico del Romano la pittura in tempo reale della danzatrice Simona Atzori che, attraverso il pennello al piede, regala al Festival di Spoleto un quadro astratto di due danzatori in rosa e in blu, anche se La Stanza Viola appare come una sorta di patchwork coreografico ripetitivo e concettualmente poco chiaro. Ma l’empatia del pubblico con la ballerina è comunque molto forte, tanto che sono generosi gli applausi che durante lo spettacolo vengono tributati ad Atzori e al suo coraggio, che alla fine si inchina alla standing ovation tributatele dal Romano.

Progetto 110 La coreografia portata al Festival di Spoleto è inserita nel Progetto 110 di Mediolanum corporate University: si tratta di un contenitore di eventi destinato alla promozione di realtà artistiche, associative e sociali, ma anche a singoli individui, che hanno saputo oltrepassare barriere apparentemente insormontabili. Atzori, madrina del progetto, rappresenta e incarna il coraggio di superare un limite facendone la propria forza.

«Grazie ai miei folli genitori» L’intervista finale alla ballerina nata senza gli arti superiori resterà probabilmente uno dei momenti più toccanti del Festival di Spoleto. Ripercorsa la straordinaria vita di Simona, a cominciare dal suo primo giorno di asilo segnato dallo stupore di chi la osservava mangiare e disegnare muovendosi in autonomia. Poi il commovente ringraziamento ai genitori «folli», come lei stessa li ha definiti, che iscrissero una bambina senza braccia alla scuola di danza permettendole, oggi, di esibirsi in uno dei più ambiti palcoscenici del mondo, quello appunto del Teatro Romano di Spoleto

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