di Tommaso Burger
Rufus Wainwright, il cantautore americano naturalizzato canadese, già presente nel programma di quest’anno del Festival di Spoleto con l’opera inaugurale Hadrian, è stato accolto calorosamente dal pubblico di piazza Duomo, quasi al completo.
Il concerto si è aperto con un pezzo tratto dalla suo recente progetto “Dream Requiem” una messa musicata con un testo tratto da “Darkness” di George Gordon Byron, creando un’atmosfera suggestiva in cui le linee di forza della gravità sacra del luogo sembravano convertire sul pianoforte, unico strumento in scena. Il repertorio è poi continuato con canzoni che spaziavano da sue creazioni, al jazz di Judy Garland, passando per il folk rock di Bob Dylan, fino al momento accolto con maggior supporto dal pubblico di Spoleto: “E poi…” di Mina. Durante il concerto Rufus Wainwright non ha mancato di sottolineare la sua distanza e preoccupazione per le scelte dell’attuale governo statunitense e per la situazione politica globale, con un pubblico parzialmente vicino ad alcune delle esternazioni. La chiusura del concerto con la versione di Judy Garland di “Over The Rainbow” magistralmente interpretata dalla voce intensa e nostalgica di Rufus Wainwright, ha emozionato per un’ultima volta il pubblico, che ha seguito con entusiasmo lo spettacolo fin dall’inizio.
