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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 16:14

Festival di Spoleto, la pioggia accorcia il debutto di De Keersmaeker: danzatori generosi, ma pubblico tiepido

“Mystery Sonatas/for Rosa” è una coreografia complessa con una drammaturgia non didascalica, ma di indubbia qualità

Musiciti e danzatori di Mystery Sonatas/for Rosa sul palco

di Arianna De Angelis Marocco

Prosegue con Mystery Sonatas/for Rosa, della coreografa belga Anne Teresa De Keersmaeker, il programma della danza in questa 65esima edizione del Festival di Spoleto. d ospitare la compagnia è il Teatro Romano di Spoleto che anche stavolta non è al gran completo, complice, forse, anche il pomeriggio e la serata di maltempo. Anne Teresa De Keersmaeker porta in scena uno spettacolo complesso, che ha come filo conduttore il simbolo della rosa e che si avvale della preziosa collaborazione dell’ensemble Gli Incogniti con la violinista Amandine Beyer anche direttrice musicale del progetto. Le musiche sono proprio le Mystery Sonatas di Biber.

Mystery Sonatas/for Rosa al Festival di SpoletDe Keersmaeker porta al Due Mondi il suo linguaggio coreografico figlio di una collaborazione e contaminazione tra musica e movimento, tra geometrie e numeri, una scelta coreografica variegata e contaminata da diverse sfaccettature della danza, con approdi verso danze di corte. Un progetto coreografico articolato, con danzatori nella prima parte e sette nella seconda, che si snoda lungo un partitura che vede esprimersi i singoli danzatori in stretta relazione con la musica e lo spazio scenico. Tra penombre e buio, le silhouette dei ballerini sono a tratti sostenuti da proiezioni astratte che disegnano fondali sull’abside della Chiesa di Sant’Agata.

Pubblico tiepido, danzatori molto generosi Lo spettacolo aggancia con difficoltà il pubblico del Teatro Romano che in due occasioni, corrispondenti ad alcuni cambi musicali piuttosto aggressivi, approfitta per alzarsi e silenziosamente lasciare l’Anfiteatro. Probabilmente si tratta di una di quelle circostanze in cui la complessità di un linguaggio coreografico, a tratti criptico, e di una drammaturgia sicuramente non didascalica e non immediatamente riconoscibile, necessità di una conoscenza pregressa dell’autore, della ricerca coreografica e della sperimentazione che accompagna la ricerca. I generosissimi danzatori restano presenti al loro racconto, nonostante la spiacevole distrazione che si percepisce tra il pubblico che, solo in occasione dell’assolo di una delle danzatrici in costume rosso, si scioglie nell’unico applauso a scena aperta.

Pioggia ferma i danzatori Lo spettacolo prevede una sequenza di 16 brani, come da libretto di sala, che conta 135 minuti di coreografia. Oltre due ore che rendono lo spettacolo poco snello, senza un particolare crescendo che ne aiuti la visione e che permetta al pubblico di empatizzare con i danzatori. Così alle prime deboli gocce di pioggia, a circa mezzora dalla fine, lo spettacolo viene interrotto, i danzatori si dispongono per i saluti e il pubblico si alza e lascia lo spazio, mentre la direttrice Artistica Monique Vaute raccoglie i cuscini per evitare che si bagnino. Gli applausi comunque arrivano, a sostegno di un lavoro a cui viene riconosciuto un investimento profondo di energie e complessità tecnica, ma anche una presenza, quella dei danzatori e degli stessi musicisti, che è senza ombra di dubbio di straordinaria qualità.

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